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Iva Tassa rifiuti: illegittima, lo ammette il governo, chi paga?

14 Ottobre 2016 | Autore:
Iva Tassa rifiuti: illegittima, lo ammette il governo, chi paga?

L’IVA sulle imposte non può essere applicata: ecco un’ipotesi di rimborso del Ministro, ma il problema dell’IVA sulla tassa rifiuti potrebbe essere più grave del previsto

Che l’IVA sulla tassa rifiuti sia illegittima lo abbiamo scritto tante volte, siamo stati tra i primi in tempi recenti, proprio su queste pagine, a rilevare che il problema esisteva e che se la bomba fosse deflagrata ciò avrebbe causato allo Stato problemi contabili di natura rilevante (leggi tra gli altri Tassa Rifiuti: l’IVA non si doveva pagare, ecco i rimborsi). Il problema difatti era stato rilevato dalla Cassazione già nel 2012 [1] e ignorare il tema non porta naturalmente alla soluzione.

D’altra parte era ovvio, e lo è ancora oggi, che i responsabili dell’applicazione dell’IVA ad un servizio che di fatto un servizio non è, perchè ha forma di imposizione fiscale a tutti gli effetti, non possono essere i gestori della raccolta dei rifiuti, bensì gli enti che hanno autorizzato l’addebito dell’IVA sulla tassa, ovvero in ultima istanza l’erario dello stato (benché ovviamente i cittadini abbiano intanto fatto ricorso contro le aziende e i comuni).

Su tale approccio siamo stati da ultimo confortati da una sentenza recente (leggi Rimborso IVA sulla tassa rifiuti: lo pagano il Ministero e le Entrate).

Oggi – chiarito a chi debba essere addebitata la responsabilità del problema – anche il governo si espone. Vediamo i dettagli.

Ministro Casero ammette: Iva illegittima sull’imposta rifiuti, si cerca una soluzione

Il tema dell’illegittimità dell’IVA sulla tassa rifiuti è tornato ieri in commissione Finanze alla Camera dove il viceministro dell’Economia Luigi Casero, rispondendo a un’interrogazione di Marco Brugnerotto (M5S), non ha potuto fare altro che spiegare che il problema “è all’attenzione dell’amministrazione finanziaria“: cioè, in termini semplici, ammettiamo che il problema esiste, stiamo cercando una soluzione.

Lo stesso Ministro sottolinea come “gli effetti finanziari della restituzione dell’Iva potrebbero essere molto rilevanti”, e dunque è importante provare a studiare “una soluzione idonea a contemperare le istanze dei cittadini utenti del servizio con le esigenze connesse al rispetto dei saldi di finanza pubblica“. Una formula diplomatica per dire che si proverà a fare in modo di dare un rimborso parziale ai cittadini, onde evitare di avere un danno ai conti pubblici particolarmente rilevante.

Quanti sono i contribuenti interessati dai rimborsi?

Al momento della prima sentenza, nel 2009, la TIA, la tassa incriminata di doppia imposizione, era applicata in 1.193 Comuni, dunque il problema riguardava circa 17 milioni di abitanti e centinaia di migliaia di imprese.

Il costo dell’IVA illegittima era di circa 200 milioni l’anno, e quindi produceva un arretrato rimborsabile da un miliardo se si considera la prescrizione di 5 anni (ma ci sono su questo opinioni divergenti, come chi sostiene che la prescrizione è di 10 anni, il che porterebbe il conto a ben 2 miliardi).

IVA illegittima anche sulla TIA2 e sulla TARI puntuale

Il caso dell’IVA illegittima nella tassa rifiuti non riguarda solo la prima versione della TIA (la Tariffa di Igiene Ambientale), ma anche la TIA2, ovvero la nuova versione della tariffa.

Inoltre ancora oggi l’IVA viene oggi applicata anche nei (finora pochi) Comuni che utilizzano la Tari “puntuale”che cioè calcola il conto in base alla quantità di rifiuti prodotti.

IVA Illegittima anche sul Canone RAI?

Anche il Canone RAI è una tassa, di conseguenza anche su di esso l’IVA è illegittima: per approfondire ti consigliamo di leggere IVA illegittima sul Canone RAI: si può richiedere il rimborso?

IVA illegittima sulle bollette energetiche: quando chiedere rimborso?

Anche sulle bollette dell’energia si configurano casi di IVA illegittima (in particolare sulle accise), ti consigliamo di controllare il nostro approfondimento Chiedere il rimborso IVA sulle bollette: ecco come fare


note

[1] Cass. sent. n. 238/2009 e successivamente tra le altre Cass. sent.  n. 3756/2012.


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