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Sposare una cittadina italiana non sempre impedisce l’espulsione dello straniero

Pubblicato il 12 luglio 2012

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> Pubblicato il 12 luglio 2012

Il matrimonio contratto dall’extracomunitario con una cittadina italiana dopo il decreto di espulsione non lo salva dal rimpatrio.

Recentemente la Cassazione [1] si è pronunciata sulla legittimità di un decreto prefettizio di espulsione nei confronti di un albanese, irregolarmente soggiornante sul territorio nazionale, poi sposatosi con una cittadina italiana.

La Corte ha ritenuto valida ed efficace l’espulsione. Difatti l’eccezione disposta dal testo unico concernente la disciplina dell’immigrazione [2], che sancisce il divieto di espulsione dello straniero convivente con coniuge di nazionalità italiana, si applica solo se il matrimonio è anteriore a qualsiasi provvedimento di rimpatrio.

D’altronde non potrebbe essere altrimenti in quanto una diversa interpretazione si presterebbe ad agevolare pratiche elusive delle normative di ordine pubblico. Di conseguenza, il matrimonio perderebbe ogni ragion d’essere, degradando a mero strumento per soddisfare interessi individuali ed egoistici, antitetici con la logica dell’istituto [3].

 

 

note

[1] Cass. sent. n. 11582 del 10.07.2012.

[2] D.lgs. 186/98, art. 19, comma 2, lett. C).

[3] La costituzione di un legame tra due persone finalizzato alla formazione di una famiglia.


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