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Riforma del terzo settore: rivoluzione per il sociale

16 Ottobre 2016 | Autore:
Riforma del terzo settore: rivoluzione per il sociale

Come funziona la riforma dell’impresa sociale e del no-profit? Ecco il cambiamento spiegato dai nostri esperti.

Il via alla riforma del terzo settore, è stato dato con la Legge Delega “Delega al Governo per la riforma del Terzo settore, dell’impresa sociale e per la disciplina del servizio civile universale”, in vigore dal 3 luglio 2016 e composta da 12 articoli [1].

Terzo settore: il registro unico

L’attesa riforma non rappresenta un semplice restyling delle norme già in essere, ma una vera e propria rivoluzione per le Imprese sociali e per il terzo settore ad ampio raggio. L’obiettivo fondamentale della legge delega è quello di sostenere l’autonoma iniziativa del cittadino che concorre, in forma associata, al perseguimento del bene comune.

Gli interventi sono molteplici e prevedono una revisione al codice civile e a tutte le disposizioni vigenti in materia di Terzo settore, che dovrà essere attuata, come previsto all’art. 1 della legge delega, rubricato “Finalità ed oggetto”, entro un anno dall’entrata in vigore della stessa.

È prevista, in particolare, la redazione di un Registro Unico in sostituzione dei vari registri nazionali, al fine – sempre nel rispetto del principio di specificità – di stabilire disposizioni generali e comuni, semplificando le varie e disgregate procedure ad oggi in essere. Ciò, anche attraverso l’individuazione delle attività di interesse generale, caratterizzanti il Terzo Settore, il cui svolgimento costituisca requisito necessario per l’accesso alle agevolazioni previste dalla norma.

Uno degli obiettivi che si prefigge la legge delega è quello di rivedere e semplificare il procedimento per il riconoscimento della personalità giuridica degli Enti non profit, fino ad ora affrontato per la quasi totalità degli enti in maniera del tutto teorica e irrealizzabile.

Riforma terzo settore: altri punti salienti

Punti salienti della riforma, sono inoltre:

  • le modifiche da apportare all’impresa sociale;
  • la costituzione di una Fondazione;
  • la revisione delle norme attuative delle O.N.L.U.S. per meglio definire le attività istituzionali e quelle connesse.

Cos’è l’impresa sociale?

L’impresa sociale, definita quale organizzazione imprenditoriale avente qualsiasi forma giuridica [2], deve, infatti, essere strumento capace di rilevare ed interpretare i bisogni della comunità di riferimento, divulgando i valori fondamentali del non profit in attività sostenibili sul piano economico.

Tale forma associativa, tuttavia, così come le associazioni tipiche non profit, evidenziano, nella pratica, tutti i loro limiti nell’interpretazione del progetto imprenditoriale: sono molteplici, infatti, le caratteristiche necessarie perché un soggetto possa considerarsi impresa sociale.

A titolo esemplificativo, ricordiamo: – che le attività di dette imprese possono essere svolte per i soli settori elencati di seguito [3]:

  • assistenza sociale,
  • assistenza sanitaria,
  • istruzione,
  • tutela ambientale,
  • tutela dei beni culturali,
  • formazione universitaria ed extrascolastica,
  • turismo sociale;

Si ricorda inoltre che negli statuti delle società commerciali (che vogliano essere imprese sociali) devono essere obbligatoriamente presenti clausole che prevedano il vincolo di non distribuzione dell’utile, nonché il divieto assoluto, in caso di scioglimento, di distribuzione del patrimonio esistente a chi fa parte (diretta o indiretta) dell’impresa sociale.

Impresa sociale: cosa cambia con la riforma?

Con i decreti di attuazione della nuova riforma, l’assetto dell’impresa sociale dovrà essere modificato, consentendo anche ad imprese commerciali di assumere detta qualifica (sempre che tali imprese abbiano la volontà di assumere caratteristiche precise in termini di mission ed obiettivi prefissati).

In tale ottica – ferma restando la priorità di destinare gli utili al conseguimento dell’oggetto sociale – è prevista una nuova forma di remunerazione del capitale sociale, che favorisca un più ampio coinvolgimento dei dipendenti, degli utenti e di tutti i soggetti interessati all’attività dell’impresa sociale.

Le stesse, potranno, inoltre, usufruire di maggiori agevolazioni, avvalendosi del regime fiscale delle O.N.L.U.S. e avvantaggiandosi dei benefici riconosciuti alle start up innovative.

Cos’è la Fondazione Italia sociale?

Con l’art. 10 della legge in commento, s’istituisce poi la Fondazione Italia Sociale, ente di diritto privato con finalità pubbliche, che, mediante l’apporto di risorse finanziarie, avrà il compito di sostenere le organizzazioni non profit. Per l’anno 2016 alla Fondazione è assegnato un fondo iniziale di un milione di euro.

Attraverso le modifiche proposte, ci si augura che le organizzazioni non profit ed il terzo settore in genere possano assumere dignità di impresa, così da creare plusvalore economico muovendo da un bene intangibile di vitale importanza, quale “il bene comune”.

D.ssa Elvira De Napoli


note

[1]  L.  n. 106 del 06.06.2016, Pubblicata sulla G.U. n. 141 dello scorso 18 giugno 2016.

[2] D. lgs. 155/2006, art. 2.

[3] D.lgs. 155/2006.

Autore immagine: Pixabay.com


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