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Per la separazione in Comune posso delegare qualcuno?

28 Novembre 2016


Per la separazione in Comune posso delegare qualcuno?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 Novembre 2016



Chi intende separarsi in Comune, a differenza di quanto avviene in tribunale, non può affidare una delega a un soggetto che lo rappresenti, consentendogli di non presentarsi.

Chi intende separarsi in Comune deve per forza andare di persona e incontrarsi, faccia a faccia, con il suo ex coniuge: marito o moglie che sia, infatti, non può delegare un soggetto terzo a rappresentarlo davanti all’ufficiale di Stato civile. È quanto ha chiarito il Ministero degli Interni in una recente circolare [1]. Ma procediamo con ordine.

Le procedure di separazione e divorzio sono state di recente profondamente modificate: la legge [2] ora consente – in alternativa alla separazione e al divorzio consensuale pronunciato dal Presidente del Tribunale – di sciogliere l’unione e il matrimonio anche in Comune. Le parti si presentano davanti al Sindaco o, su sua delega, davanti all’ufficiale di Stato civile. Questi sente una prima volta le parti e raccoglie le loro volontà; poi dà loro un secondo appuntamento dopo non meno di 30 giorni, in modo da consentire una più attenta e ponderata meditazione. All’esito del secondo incontro viene pronunciata la separazione o il divorzio. Il tutto senza avvocati e senza costi (salvo 16 euro di diritti). Per maggiori informazioni su come si procede leggi la nostra scheda: Separazione e divorzio in Comune: come si fa.

Condizioni per potersi separare o divorziare in Comune sono le seguenti:

  • si deve trattare di una separazione o di un divorzio consensuale: marito e moglie, cioè, devono aver trovato un’intesa su ogni aspetto economico e personale della separazione. La procedura davanti all’ufficiale di Stato civile è infatti alternativa solo alla separazione consensuale giudiziale o al divorzio consensuale giudiziale (procedure che si esauriscono, di norma, in una sola udienza davanti al Presidente del tribunale);
  • la coppia non deve avere figli minori o maggiorenni non autosufficienti o portatori di handicap. Se i figli della coppia hanno già una loro autonomia economica, i genitori possono optare per la separazione o il divorzio in Comune;
  • negli accordi non devono essere previsti trasferimenti di patrimoni: così, ad esempio, l’intestazione di una casa o anche la divisione dell’arredo. Non si considera «trasferimento di patrimonio» la previsione del pagamento dell’assegno di mantenimento [3]: per cui la coppia che abbia stabilito una somma periodica da corrispondersi a titolo di mantenimento può ugualmente separarsi o divorziare in Comune.

Se mancano la seconda e/o la terza delle condizioni appena viste, la coppia può optare – in alternativa al Tribunale – di separarsi con un accordo redatto dai rispettivi avvocati: la cosiddetta negoziazione assistita (leggi la nostra guida sulla Negoziazione assistita per le separazioni e i divorzi).

Ci si può separare o divorziare su delega?

Non resta che da trattare l’ultimo importante aspetto: quello della presenza personale dei coniugi davanti al Sindaco o all’Ufficiale di Stato civile. Secondo il Ministero, come abbiamo detto in apertura, non è possibile separarsi o divorziare su delega, ossia incaricando una persona di propria fiducia di presentarsi – anche se munita di procura notarile – davanti al Comune per firmare l’atto di scioglimento del matrimonio. È necessaria, invece, la presenza personale sia del marito che della moglie.

Solo in materia di divorzio la legge [4] consente tale modalità di comparizione dinanzi al Presidente del tribunale: in particolare, solo se ricorrono «gravi e comprovati motivi» è possibile farsi rappresentare da un proprio delegato. Il giudice è tenuto a controllare la sussistenza dei «gravi» impedimenti.

Al contrario, nel caso di procedimento davanti all’ufficiale dello Stato civile è richiesta chiaramente la comparizione personale delle parti, al precipuo scopo che siano garantite la genuinità e l’attualità delle loro dichiarazioni.

note

[1] Min. Interno, circolare n. 19/2016.

[2] Art. 12 Dl n. 132/2014, convertito dalla legge 162/2014.

[3] Così deciso, di recente, dal Cons. St. sent. n. 4478/2016.

[4] L. n. 898/1970.


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