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Cosa sono i contributi figurativi, come funzionano, a cosa servono

19 Ottobre 2016
Cosa sono i contributi figurativi, come funzionano, a cosa servono

Ecco cosa sono e a cosa servono i cosiddetti “contributi figurativi”, chi li versa e perchè possono essere importanti.

I contributi figurativi sono contributi “fittizi” ovvero corrispondenti a periodi durante i quali il lavoratore non ha prestato servizio.

Perchè si maturano i contributi figurativi

I contributi figurativi si maturano nei periodi in cui il lavoratore non può svolgere la normale attività lavorativa e per conseguenza il datore di lavoro non è tenuto a versare i contributi.

Questi sono i casi più comuni:

  • malattia,
  • maternità,
  • disoccupazione,
  • cassa integrazione,
  • invalidità
  • servizio di leva.

A cosa servono i contributi figurativi?

I contributi figurativi sono necessari a garantire comunque ai lavoratori la copertura assicurativa e il diritto alla pensione, in taluni casi giudicati meritevoli di tutela. Sono previsti dalla legge e vengono versati direttamente dall’INPS sul conto assicurativo.

Differenza tra contributi figurativi, contributi volontari, contributi da riscatto

A differenza dai contributi volontari e dei contributi da riscatto (quali ad esempio quelli relativi agli anni di studio universitario o di lavoro all’estero), i contributi figurativi, in casi tassativi individuati dalla legge, possono essere accreditati su richiesta del lavoratore, ma anche d’ufficio dall’INPS e in ogni caso in maniera gratuita.

Quando i contributi figurativi sono versati d’ufficio?

I contributi figurativi sono versati d’ufficio nei seguenti casi:

  • disoccupazione indennizzata (Naspi, ASDI, Aspi e Mini-Aspi);
  • indennità di mobilità,
  • indennità di cassa integrazione guadagni (ordinaria e straordinaria),
  • periodi di godimento delle prestazioni di invalidità di natura previdenziale (dunque l’assegno ordinario di invalidità e pensione di inabilità, seppur a determinate condizioni),
  • periodi di assistenza antitubercolare,
  • contratti di solidarietà (per la parte di contribuzione persa a causa della riduzione dell’orario di lavoro)
  • part-time agevolato (per la parte di contribuzione persa a causa della riduzione dell’orario di lavoro)

Trattandosi di accrediti obbligatori, derivanti da specifiche condizioni di legge, questi contributi versati d’ufficio non sono soggetti a rinuncia da parte del soggetto interessato.

Quando i contributi figurativi sono versati su richiesta dell’interessato? 

I contributi figurativi possono essere accreditati su richiesta dell’interessato nei seguenti casi:

  • servizio militare e periodi equiparati (dunque anche il servizio civile derivante da obiezione di coscienza);
  • congedo per maternità e paternità ed il congedo parentale;
  • assenze per malattia del figlio;
  • assenze dal lavoro non retribuite per assistere, educare figli o portatori di handicap;
  • assenze retribuite per assistere i portatori di handicap;
  • assenze per malattia ed infortunio (entro un massimo di 22 mesi);
  • assenze per donazione di sangue o per donazione del midollo osseo;
  • assenze per aspettativa dovuta a cariche pubbliche o sindacali.

In questo caso l’accredito come è ovvio ha natura facoltativa.



2 Commenti

  1. Buon giorno io ho 48 settimane di contributi figurativi per disoccupazione involontaria così si diceva a quel tempo anni 80 per intenderci. Ora comprese queste 48 settimane a settembre del 2018 farò 36 anni di lavoro. Domanda come vengono considerate queste 48 settimane il sindacalista che ho nel posto di lavoro mi dice che sono valide per calcolare il periodo di lavoro ma non per calcolare l’importo. E corretto e cosa significa? Che ho comunque lavorato a settembre 2018 36 anni ma la pensione mi verrà calcolata con quello che ho effettivamente lavorato? E corretta la mia interpretazione o c’è qualcos’altro che devo sapere? Grazie per la vostra attenzione.
    Antonio Zoppello

  2. Buon giorno io ho 48 settimane di contributi figurativi per disoccupazione involontaria così si diceva a quel tempo anni 80 per intenderci. Ora comprese queste 48 settimane a settembre del 2018 farò 36 anni di lavoro. Domanda come vengono considerate queste 48 settimane il sindacalista che ho nel posto di lavoro mi dice che sono valide per calcolare il periodo di lavoro ma non per calcolare l’importo. E corretto e cosa significa? Che ho comunque lavorato a settembre 2018 36 anni ma la pensione mi verrà calcolata con quello che ho effettivamente lavorato? E corretta la mia interpretazione o c’è qualcos’altro che devo sapere? Grazie per la vostra attenzione.
    Antonio Zoppello

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