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Telecamere in asili e case di riposo: ora si può

29 Maggio 2019
Telecamere in asili e case di riposo: ora si può

Via libera a videosorveglianza in ospizi, case di riposo, asili nido, strutture per disabili. Si punta alla riduzione dei casi di molestia. Ecco le condizioni.

Il decreto “sblocca cantieri” appena approvato consente l’installazione di telecamere a circuito chiuso all’interno di asili nido, scuole dell’infanzia, ma anche nelle strutture che ospitano disabili e anziani.

Videosorveglianza asili e case di riposo 

Nei servizi educativi per l’infanzia e nelle scuole dell’infanzia l’installazione delle telecamere servirà ad assicurare «la più ampia tutela a favore dei minori». Le telecamere dovranno essere installate in ogni aula delle scuole statali e paritarie. I fondi erogati dal ministero dell’Interno ai comuni serviranno anche per l’acquisto di apparecchiature finalizzate alla conservazione delle immagini «per un periodo di tempo adeguato».

Anche le strutture socio-sanitarie e socio-assistenziali per anziani e persone con disabilità, a carattere residenziale, semiresidenziale o diurno, dovranno installare telecamere e apparecchiature per la conservazione delle immagini. A differenza delle scuole dell’infanzia che dovranno piazzare telecamere in ogni aula, lo stesso obbligo non varrà per le case di cura, per le quali si richiede genericamente che i sistemi di videosorveglianza vengono installati «nelle strutture».

Installazione videosorveglianza: non così semplice

Al di là dell’utilità del controllo – evidentemente spinto dalle ragioni dei continui maltrattamenti dei quali i media danno evidenza con sempre maggiore frequenza in questi giorni – si deve tenere presente che la modalità di controllo videosorvegliato non è del tutto semplice da ottenere perché è necessario sempre prima un consenso delle parti sindacali. 

Per esser chiari: case di riposo, asili nido, case di cura, sono luoghi di lavoro, di conseguenza la disciplina del controllo del dipendente è valida come in qualsiasi altro luogo di lavoro. Come abbiamo avuto modo di dire qualche giorno fa (si legga Controllo dei dipendenti e videosorveglianza: ecco le novità) questo tipo di sorveglianza è sottoposta all’approvazione di un accordo collettivo stipulato dalla rappresentanza sindacale unitaria, aziendale o territoriale.

Vero è che nel caso di questi luoghi più “sensibili” attraverso la normativa approvata alla Camera sarà possibile bypassare l’accordo può intervenire l’Ispettorato nazionale del Lavoro, permettendo l’inserimento di sistemi di videosorveglianza adeguatamente segnalati.



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