Diritto e Fisco | Editoriale

Le guerre si fanno anche sulla rete

16 ottobre 2011 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 16 ottobre 2011



Internet è divenuto il nuovo campo di battaglia della crisi che ha investito l’Iran a seguito della rielezione del presidente Mahmud Ahmadineyad, con una tornata elettorale ritenuta fraudolenta dagli osservatori internazionali e dall’opposizione locale.

Proprio le recenti rivolte in occasione delle elezioni hanno fatto comprendere al governo iraniano che l’opposizione usa il computer molto meglio dell’enstabilishment. Grazie a Twitter, infatti, per diversi giorni sono circolati gli aggiornamenti sulle proteste che hanno sconvolto il Paese.

Così Teheran, per correre ai ripari, starebbe tentando di sostituire l’uso dei più importanti canali internazionali con alternative di provenienza governativa controllate e sottoposte a censura.

Il primo a cadere sotto l’ascia è Gmail. A seguito di numerose segnalazioni di guasti da parte degli utenti iraniani, il centro operativo di “Big G” ha rilevato delle anomalie nella capacità di traffico in Iran.

Il Wall Street Journal riferisce che sarebbe in atto un tentativo, da parte dell’Agenzia iraniana per le telecomunicazioni, di sospendere in modo permanente i servizi e-mail che fanno capo a Google. Così, al momento, perché un’email possa giungere a destinazione, possono essere necessarie oltre sette ore!

Stesso discorso si sta verificando con la velocità in entrata e in uscita degli SMS. Sono inoltre scomparsi diversi video da YouTube che testimoniavano gli scontri. Reza Taghispour, ministro delle comunicazioni, ha sminuito gli episodi, riferendo che si tratterebbe di semplice guasto tecnico.

In realtà, l’Iran non è nuovo a comportamenti di questo genere. Tempo fa, la polizia iraniana aveva avvisato che usare filtri per consultare i siti bloccati dal governo iraniano costituisce reato [1].

Negli ultimi tempi, inoltre, molti blogger sono stati arrestati con l’accusa di diffondere contenuti osceni e anti islamici.

Omidreza Mirsayafi, in carcere a 29 anni per aver insultato su internet il leader spirituale del Paese, è stato trovato morto per un’eccessiva dose di sedativi.

E nessuno crede alla tesi del suicidio…


note

[1] Oltre il 32% dei cyber-reati riguarda l’accesso a siti ristretti, ha confermato la polizia.


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1 Commento

  1. Sono d’accordo. Lo scenario più interessante delle prossime guerre, sarà proprio la rete. Il termine Cyber-War è stato coniato nel 1993 da John Arquilla e da David Ronfeldt. Quasi contemporaneamente alla nascita della Cyber War, il rapporto Secret Power, rendeva pubblica l’esistenza di Echelon. Echelon è definibile come uno dei primi esempi di guerra cibernetica, sul quale però ancora oggi esistono misteri e mistificazioni. Ma Echelon come architettura di sistema fu in breve tempo reso obsoleto dall’evoluzione teconologica, perchè definibile dal mio punto di vista come sistema passivo. Il primo sistema “Attivo” di un certo rilievo nell’ambito della sicurezza ( o guerra telematica) , anche se oggi parzialmente superato, fu “Magic Lantern” usato dall’ FBI nell’ambito del più ampio progetto di sicurezza “Cyber Night”, nato negli USA all’indomani dell’11 Settembre. A sua volta “Cyber Night” è erede del DCS1000, conosciuto come “Carnivore”, uno sniffer di dati originati da fonti sospette. Prima di “Magin Lantern” e di “Cyber Night” erano già stati sperimentati “Tempest” in grado di catturare dati dallo schermo attraverso l’analisi del fascio di elettroni che crea l’immagine, “Fluent” ed “Oasis”. Fluent è in grado di fare ricerche in rete in lingue diverse mentre Oasis converte in testo i segnali audio radio e telvisioni, distingue gli accenti ed addirittura le voci. Insomma, alle forze governative non mancano gli strumenti per monitorare la rete e le comunicazioni in genere.

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