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Il coniuge tradito può chiedere il risarcimento all’amante?

24 aprile 2018


Il coniuge tradito può chiedere il risarcimento all’amante?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 aprile 2018



Il marito o la moglie tradito, accortosi dell’infedeltà dell’altro coniuge, può chiedere il risarcimento del danno all’amante di quest’ultimo?

Hai scoperto che tuo marito ti ha fatto le corna. Da tempo aveva una relazione con un’altra donna, la quale però era ben consapevole del fatto che lui fosse sposato e ciò nonostante si è voluta intromettere nel vostro matrimonio. Siccome si tratta di una persona con cui avevi un’antica rivalità da giovane per cui ritieni che si sia comportata così anche per farti dispetto e prendersi una rivincita morale; proprio per ciò vorresti farle causa, denunciarla o chiederle il risarcimento del danno per aver rovinato il tuo matrimonio, la tua famiglia e, in definitiva, la tua vita. Così si chiedi se il coniuge tradito può chiedere il risarcimento del danno. La risposta è stata data in precedenza dalla giurisprudenza.

Per chi è vietata l’infedeltà?

Per quanto l’infedeltà matrimoniale sia vietata dalla legge e a commetterla siano due soggetti, solo il soggetto sposato ne paga le conseguenze (con il cosiddetto addebito), mentre l’altro (l’amante) non commette alcun illecito, ammesso che sia single. Questo, in termini pratici, significa che se, ad esempio, la moglie dovesse accorgersi che il marito la tradisce avrebbe possibilità di rivalersi solo contro quest’ultimo e non contro l’amante dell’uomo. È quanto chiarito dalla giurisprudenza. Secondo ad esempio una sentenza del Tribunale di Monza [1], non esiste una legge che vieta ai terzi di astenersi da ogni interferenza nella vita familiare dei coniugi. Pertanto, la violazione da parte di un coniuge dell’obbligo di fedeltà non fa sorgere nell’altro coniuge (quello cioè tradito) il diritto al risarcimento del danno nei confronti del terzo partecipe del rapporto adulterino. La moglie, nell’esempio precedente, non potrà fare causa all’amante del marito, neanche se, a seguito della scoperta del tradimento, abbia dovuto sostenere un periodo di terapia psicologica e di forte crisi interiore.

L’amante è responsabile del tradimento? 

Diverse volte davanti ai giudici si è posto il problema se si possa configurare una responsabilità del terzo che ha intrattenuto la relazione con il coniuge infedele, responsabilità di tipo civile e quindi rivolta a ottenere il risarcimento del danno.
L’interpretazione maggiormente seguita nelle aule dei tribunali  nega una responsabilità dell’amante. Non esistono infatti norme che impongano a quest’ultimo di astenersi da interferenze nella vita familiare del coniuge. Non è possibile equiparare il matrimonio a un contratto; per cui il terzo non può essere dichiarato responsabile per avere indotto uno dei coniugi (ossia uno dei contraenti) all’inadempimento dei doveri nascenti dal matrimonio sulla base delle regole dell’inadempimento contrattuale. Ad esempio un terzo che intrattiene una relazione con una persona sposata esercita un proprio diritto costituzionalmente garantito alla libera espressione della propria personalità e non è tenuto a verificare lo status dell’altra persona. Se poi questi è a conoscenza del fatto che l’altra persona è sposata,  non si può pretendere che si autolimiti per rispettare un dovere di astinenza che non lo riguarda, trattandosi di un impegno personale e reciproco assunto dagli sposi [2].
C’è chi però pensa il contrario e ritiene invece il terzo responsabile applicando i principi elaborati in tema di responsabilità del terzo per induzione all’inadempimento dell’obbligazione, equiparando contratto e matrimonio [3].

Chi rischia in caso di tradimento?

Le uniche conseguenze del fallimento del matrimonio sono a carico di chi, con la propria condotta colpevole, abbia decretato tale fallimento. Quindi, nel caso di tradimento, gli effetti ricadono sul coniuge traditore. Il quale perderà – se mai ne avesse avuto diritto – la possibilità di chiedere l’assegno di mantenimento e l’eventuale diritto a diventare erede dell’altro coniuge qualora questi dovesse morire prima del divorzio. La conseguenza pratica è facilmente intuibile: se a tradire è anche il coniuge che economicamente sta meglio gli effetti dell’addebito sono più virtuali che reali. Difatti, questi non può mai ottenere il mantenimento, tanto nell’ipotesi in cui si fedele, quanto nell’ipotesi in cui non lo sia. Dall’altro lato, egli resta comunque tenuto a versare il mantenimento all’ex moglie anche se non l’ha mai tradita.

Si può denunciare l’amante del proprio coniuge?

Esiste un’interessante sentenza del tribunale di Cagliari [4] secondo cui si può querelare l’amante che entra in casa di una persona sposata, anche con il consenso di questa, per consumare un rapporto carnale. Quindi la moglie che fa entrare un altro uomo quando il marito non c’è consente a quest’ultimo di sporgere querela contro il terzo (l’amante) per violazione di domicilio.  Scatta quindi, a carico del terzo “incomodo” un procedimento penale. Procedimento però che è subordinato al fatto che il coniuge tradito lo venga a sapere, trattandosi di reato – quello di violazione di domicilio – perseguibile a querela di parte.

In sintesi il coniuge tradito non può chiedere il risarcimento all’amante, ma potrebbe “denunciarlo” (o meglio «querelarlo») se questi entra in casa sua quando non c’è.

note

[1] Trib. Monza, sent. del 15.03.1997.

[2] Trib. Vicenza sent. del 3.11.2009.  

[3] Trib. Roma, sent. del 17.09.1989.

[4] C. App. Cagliari, sent. del 21.11.1990.

[5] Cass. sent. n. 16543/17 del 3.04.2017.

Autore immagine: 123rf com

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