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Editoriali Dieci mesi di “La Legge per Tutti”: quest’anno non si va in vacanza

Editoriali Pubblicato il 30 luglio 2012

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> Editoriali Pubblicato il 30 luglio 2012

È passato quasi un anno da quando “La Legge per Tutti” ha pubblicato il suo articolo d’esordio. E, come ogni progetto che si proietti al futuro, è il momento di tirare le prime somme.

Abbiamo sempre combattuto l’idea di una cultura d’èlite: la vera democrazia si realizza, prima ancora che nel riconoscimento della libertà di espressione, nella libertà di accesso alle informazioni. Non ha senso garantire a ognuno il diritto di dire quel che pensa se poi non è messo nella condizione di farsi un’idea corretta di ciò che dice.

Questo non sempre capita con il diritto, troppo spesso scritto e commentato solo per tecnici e addetti ai lavori.

Eppure la legge nasce da un’idea democratica di fondo: è uguale per tutti, ma soprattutto “è per tutti”.

Non hanno ragione di esistere intermediari che spieghino la norma al cittadino: la legge dovrebbe essere scritta affinché tutti la possano comprendere, e non solo l’avvocato o un altro professionista. Diversamente, si finisce per rendere il cittadino schiavo (di altri) e, quindi, non libero.

Il nostro portale ha coltivato questa idea di democrazia, avendo quale unico obiettivo un pubblico spesso disinformato, ancorato a luoghi comuni e a false convinzioni.

Siamo entrati nel metodo di ragionamento del cittadino che non ha frequentato le aule di giurisprudenza. Abbiamo cambiato il nostro approccio alla legge: da deduttivo (quello di chi conosce la regola, generale e astratta, e poi la applica ai casi concreti) a induttivo (di chi, invece, non sapendo la regola, la intuisce dall’analisi del caso concreto). Così, vestiti i panni dell’uomo comune, abbiamo riportato la legge al popolo, creando massime di esperienza comune.

A questo obiettivo si è frapposta l’incertezza del diritto: quella autarchia dell’ordine giudiziario che fa sì che ogni tribunale, ogni magistrato, sia un’isola a sé, decidendo in perfetta autonomia e indipendenza rispetto agli altri colleghi.

Il precedente, nel nostro ordinamento, non è vincolante; cosicché, almeno agli occhi del cittadino, la giustizia viene ormai avvertita come una lotteria.

In questo scenario, stabilire una “regola comune” è spesso impossibile. Ecco perché, agli occhi degli addetti ai lavori, il nostro compito può sembrare pretenzioso o inutile.

L’accesso alla cultura in Italia non è stato sempre libero e spesso il voler “volgarizzare” il sapere è visto con sfavore.

Internet però ci ha consentito di superare queste barriere. Non devi chiedere il permesso a un professore, a un rettore o a un presidente di qualche ordine per coltivare un progetto. E se il progetto piace alla rete, il riscontro è immediato. Il web è la meritocrazia perfetta.

Grazie a internet si è infatti giudicati per quel che si vale davvero. Non si comprano i numeri di click; l’indicizzazione sui motori di ricerca non avviene su raccomandazione; non c’è bisogno di remunerare un editore o di garantire un numero minimo di copie per scrivere quello che si pensa.

“La Legge per Tutti” è partita da una malinconica media di 200 visite al giorno per arrivare oggi a diverse migliaia.

Tutto questo ci ha dato la spinta per proseguire in un progetto che, partito come gratuito, intende continuare su questa stessa linea.

Per confermare questa volontà, quest’anno non andremo in vacanza. “La Legge per Tutti” proseguirà a pubblicare i suoi articoli anche ad agosto.

Buona lettura.

L’immagine in copertina è una riproduzione tratta dall’album dei Metallica: “…And Justice For All”.

 


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