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Registrazione di nomi a dominio con accento: nuovi problemi in arrivo


> Diritto e Fisco Pubblicato il 7 agosto 2012



Da oggi il via alla registrazione di nomi a dominio con caratteri accentati: la novità presenta, però, due problemi.

Da qualche giorno è possibile registrare nomi a dominio, con il suffisso “.it”, utilizzando caratteri accentati (per es.: à, è, é, ê, ë, ò, ù, etc.), ossia i cosiddetti caratteri non ASCII [1], il cui uso è stato sino ad oggi escluso dalla legge [2]. Si chiamano “domini IDN”.

Ricordiamo che l’ASCII è un sistema di codifica a 7 bit che prevede l’uso dei soli caratteri dell’alfabeto inglese. Sono esclusi, pertanto, i dittonghi (es.: æ), le lettere con l’accento (à, è, ù, ecc.) e altri segni simili. In sostanza, prima della modifica dell’art. 3 del Regolamento, il nome “caffè.it” poteva essere registrato esclusivamente come “caffe.it”.

Con molta probabilità, il nuovo sistema porterà due ordini di problemi.

Il primo è relativo alla sicurezza dell’utente online. Un dominio IDN potrebbe infatti nascondere più di un tranello: ad esempio, il sito cartasì.it non è stato registrato dalla rinomata società di servizi bancari, ma contiene invece numerosi link ad altri servizi commerciali, assicurativi e finanziari. Il netizen, però, che non sa questo, potrebbe essere indotto a credere di trovarsi in un’area protetta e attendibile.

Il secondo inconveniente è legato invece alla contraffazione del marchio e alla tutela del nome [3]. L’assegnazione dei nuovi domini, infatti, avviene in base alla priorità della domanda, secondo il noto principio “first come, first served” (chi prima arriva, meglio alloggia, per dirla in soldoni). Come c’era da attendersi, sono state prese subito d’assalto le più diffuse parole comuni dotate di accento (“perchè.it”, “caffè.it”, “papà.it”, ecc.). Ebbene, il fatto di non aver garantito un diritto di prelazione o di pre-registrazione ai precedenti titolari di marchi registrati ha favorito soggetti più abili e lesti sul web rispetto ai titolari di diritti. I primi, infatti, hanno registrato tempestivamente un dominio che non gli appartiene, salvo poi offrire la possibilità a terzi di acquistarlo, mettendo un annuncio in bella vista sull’home page del sito [4].

È il caso di estathè.it, il cui dominio non è stato registrato dalla Ferrero S.p.a. Ma i casi sono molteplici e interessano non solo società, ma anche persone fisiche. Si pensi, ad esempio, a noti cantanti (deandrè.it) e stilisti (ferrè.it).

Per la risoluzione delle controversie riguardanti la registrazione dei nomi a dominio, la Naming Authority Italiana ha previsto una procedura di riassegnazione, di natura arbitrale-amministrativa, in alternativa alla classica causa in tribunale, che dovrebbe garantire una maggiore celerità e un risparmio dei costi. [5]

 

 

note

[1] Gli IDN (Internationalised Domain Names) sono nomi a dominio che contengono caratteri non ASCII.

[2] In virtù della modifica dell’art. 3.1 del Regolamento di assegnazione e gestione dei nomi a domino nel ccTLD.it, è stato ammesso nei nomi a dominio con suffisso “.it” l’utilizzo dei seguenti caratteri non ASCII: à, â, ä, è, é, ê, ë, ì, î, ï, ò, ô, ö, ù, û, ü, æ, oe, ç, ÿ, β.

[3] Art. 7 c.c.

[4] Tale fenomeno di accaparramento è noto come cybersquatting o domain grabbing.

[5] Per risolvere le controversie relative alla registrazione dei nomi a dominio sotto il ccTDL .it (Country Code Top Level Domain, tipo .it, .fr, .de, etc., la cui assegnazione è regolata dalle varie Registration Authority locali), la procedura di riassegnazione dovrebbe garantire al soggetto un’adeguata protezione. Tale procedura è stata istituita dal Registro Italiano dei Nomi “.it”, cioè la competente autorità italiana incaricata dell’assegnazione e della gestione dei nomi a dominio nel suffisso geografico “.it”. Il ricorrente, in particolare, deve provare che: a) il nome a dominio in contestazione è identico alla propria denominazione, a un proprio marchio o al proprio nome; b) l’attuale titolare non ha alcun diritto all’uso di tale nome a dominio; c) l’attuale titolare ha registrato e sta utilizzando il nome a dominio in mala fede.

Nell’ipotesi in cui vengano provate queste circostanze, il ricorrente potrà ottenere la cancellazione della registrazione del nome a dominio o, in alternativa, il trasferimento a proprio favore della titolarità del dominio stesso.

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