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Lavoratore precario, sul risarcimento non si pagano le tasse

12 Dicembre 2016
Lavoratore precario, sul risarcimento non si pagano le tasse

L’importo corrisposto al dipendente a titolo di risarcimento del danno per l’illegittimo trattamento da parte del datore di lavoro non è tassabile: conta la natura risarcitoria dell’importo percepito a titolo di danno emergente.

Vittoria a metà per i precari della pubblica amministrazione che, sebbene non possano chiedere di essere stabilizzati dall’ente pubblico presso cui sono stati assunti con contratto a tempo determinato, quantomeno non devono pagare le tasse sul risarcimento danni loro riconosciuto dal giudice del lavoro, proprio per via dell’illegittimo abuso del contratto a termine. È quanto stabilisce la Commissione Tributaria di Roma con una recente sentenza [1].

Su spinta della giurisprudenza della Corte di Giustizia Europea, anche i giudici italiani si stanno finalmente muovendo nell’ottica di riconoscere, non più solo nell’ambito del comparto privato, ma anche nel pubblico impiego, il diritto del lavoratore a non essere “precarizzato” a vita. Non si può, in buona sostanza, rinnovare all’infinito un contratto a termine, condannando il lavoratore a una instabilità non solo economica, ma anche e soprattutto emotiva. Ma se nell’ambito del settore privato il giudice ben può imporre all’azienda di trasformare il contratto a termine in uno a tempo indeterminato, così obbligando il datore a stabilizzare il dipendente, ciò non può avvenire invece con la pubblica amministrazione. La Costituzione [2] infatti stabilisce che, ai posti di pubblico impiego, si accede solo tramite concorso; per cui, se il giudice potesse imporre all’ente di mutare il contratto – da tempo determinato a indeterminato – finirebbe per scavallare il precetto costituzionale. Così, l’unica cosa che può fare il tribunale del lavoro è di riconoscere, in favore del dipendente condannato a una vita di precariato, il risarcimento del danno. Risarcimento che – secondo una interessantissima sentenza della Cassazione di qualche giorno fa – può variare dalla 2,5 alle 12 mensilità (leggi Dipendente statale precario, ho diritto al risarcimento?).

Ora l’ulteriore chiarimento viene dai giudici tributari della Capitale: su tali somme corrisposte a titolo di risarcimento del danno non bisogna pagare le tasse. Non costituisce base imponibile ai fini Irpef, infatti, la somma percepita a titolo di indennizzo, da qualunque causa dipenda il danno. Dunque, anche le somme erogate dal datore di lavoro al dipendente a titolo di risarcimento non sono soggette a tassazione.

La commissione tributaria di secondo grado è chiara: non è soggetta a tassazione la somma percepita dal lavoratore a titolo di risarcimento danni derivanti dagli illegittimi e reiterati contratti a termine stipulati con l’amministrazione pubblica perché l’importo percepito non ha natura retributiva.

Nel caso di specie, è stato accolto il ricorso di alcuni dipendenti assunti con contratto a tempo determinato dal ministero dell’Istruzione i quali, avendo percepito un risarcimento per via dell’illegittima reiterazione di contratti a termine, vi avevano dovuto inizialmente pagare le tasse. La richiesta di rimborso degli stessi era stata disattesa dall’Agenzia delle Entrate, così i precari si sono visti costretti a ricorrere al giudice.

Non ha fatto breccia la tesi dell’Agenzia delle entrate secondo cui l’indennizzo era da considerarsi un mancato guadagno e quindi tassabile.

Secondo la sentenza in commento, il risarcimento previsto dal giudice del lavoro nei confronti dei precari della pubblica amministrazione «non ha funzione sostitutiva o integrativa del reddito (lucro cessante), ma natura ristoratrice (danno emergente) e l’indicazione di diverse mensilità di retribuzione costituisce solo il riferimento ad un parametro numerico, per la quantificazione del danno». Pertanto su tali somme non si pagano le tasse.


note

[1] Ctr Roma, sent. n. 5719/16.

[2] Art. 97 Cost.

Autore immagine: 123rf com


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