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Avvocato: conviene sospendersi dall’albo?

21 Nov 2018 | Autore:


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Sospensione dall’albo professionale profili procedimentali e conseguenze di una scelta volontaria. Ma cosa può fare l’avvocato sospeso volontariamente dall’albo? 

Prima di valutare se ad un avvocato conviene sospendersi dall’albo è opportuno fare una breve premessa su quelle che sono le due tipologie di sospensione. La prima deriva da una libera scelta del professionista e la definiremo per semplicità “volontaria”; la seconda viene comminata quale sanzione ed è definita disciplinare. La sospensione “volontaria” sarà oggetto di questa trattazione ma è bene dare un rapido scorcio anche all’altro istituto per avere un quadro generale della situazione.

I due tipi di sospensione dell’avvocato dall’albo 

Come detto esistono due tipi di sospensione dell’avvocato dall’albo:

  • sospensione “volontaria”: come in seguito si dirà più specificatamente, non comporta la cancellazione dall’Albo, non soggiace a limiti temporali, presuppone il mantenimento  in capo all’avvocato sospeso dell’obbligo di pagamento della quota di iscrizione.
  • sospensione disciplinare: si ha, per esempio, quando un avvocato ometta il pagamento della quota annuale all’Albo, oppure nell’ipotesi di commissione di fatti penalmente rilevanti e collegati allo svolgimento della professione. Tale sospensione è una sorta di sanzione a carico del professionista irrogata per un periodo minimo di due mesi.

Come si procede per chiedere la sospensione

Così come l’iscrizione anche la sospensione va richiesta dall’avvocato al Consiglio dell’Ordine di appartenenza che dovrà provvedere con un formale provvedimento di presa d’atto, del quale va fatta annotazione nell’Albo professionale.

La facoltà di chiedere la sospensione, senza obbligo per il professionista di dare indicazione né delle motivazioni sottese alla scelta volontaria né della durata della sospensione medesima, è prevista dalla legge professionale all’art. 20 [1].

I profili della sospensione

La sospensione “volontaria” differisce, ovviamente, sia dalla sospensione per motivi disciplinari sia dalla cancellazione anche se, con entrambe, ha dei profili similari. Vediamo quali e valutiamo anche se ad un avvocato conviene sospendersi dall’albo o percorrere strade alternative.

L’avvocato sospeso viene cancellato dall’albo?

Assolutamente no, un avvocato sospeso, tanto per richiesta volontaria quanto per provvedimento disciplinare, rimane comunque iscritto all’albo professionale, ove verrà solo annotata la sua sospensione, ma non potrà assolutamente esercitare pena la contestazione dell’esercizio abusivo della professione. Al contrario un avvocato che chiede la cancellazione non risulterà più iscritto e conseguentemente non potrà, come per i due casi precedenti, esercitare, salva la sua facoltà di riscriversi in qualunque momento.

Le norme sulle incompatibilità da rispettare anche se si è sospesi

Sempre al fine di valutare se conviene sospendersi dall’albo è opportuno puntualizzare che durante il periodo di sospensione seguitano ad operare le norme sulle incompatibilità previste dall’art.18 della citata legge professionale in quanto inerenti alla permanenza dell’iscrizione nell’albo. Un avvocato, pur se sospeso, non può:

  • svolgere alcuna attività di lavoro autonomo in modo continuativo o professionale ad eccezione di quelle attività di carattere scientifico, letterario, artistico e culturale (esempio l’attività di docente universitario). È invece consentita l’iscrizione nell’albo dei dottori commercialisti e degli esperti contabili, nell’elenco dei pubblicisti e nel registro dei revisori contabili o nell’albo dei consulenti del lavoro;
  • esercitare l’attività di notaio;
  • svolgere attività di impresa commerciale in nome proprio o in nome o per conto di altri. All’avvocato iscritto o sospeso volontariamente è invece consentita la facoltà di assumere incarichi di gestione e vigilanza nelle procedure concorsuali o in altre procedure relative a crisi di impresa;
  • essere socio illimitatamente responsabile o amministratore di società di persone in qualunque forma costituite se tali società che svolgono attività di impresa commerciale;
    essere amministratore unico o consigliere delegato di società di capitali, anche in forma cooperativa, o presidente di consiglio di amministrazione con poteri individuali di gestione. L’incompatibilità non sussiste se l’oggetto della attività della società è limitato esclusivamente all’amministrazione di beni, personali o familiari, nonché per gli enti e consorzi pubblici e per le società a capitale interamente pubblico;
  • svolgere qualsiasi attività di lavoro subordinato indipendentemente dalla tipologia e dalla durata dell’orario di lavoro.

Tali vincoli di cui all’art. 18 legge professionale non operano nell’ipotesi in cui il professionista decida di procedere non alla sospensione bensì alla cancellazione dall’albo.

Se sono sospeso ho comunque l’obbligo formativo?

Nell’ottica di determinare se conviene sospendersi dall’albo l’avvocato deve considerare anche che, nell’ipotesi di sospensione ai sensi del comma 2 dell’art. 20 (sospensione “volontaria”), non opera l’esenzione dall’obbligo formativo. Se non assolve a tale obbligo potrebbe andare incontro a provvedimenti di tipo disciplinare a suo carico in quanto egli, rimanendo comunque iscritto, resta soggetto alla potestà disciplinare del Consiglio di appartenenza.

Va altresì precisato che l’annotazione della sospensione su richiesta non limita in alcun modo la potestà disciplinare del consiglio distrettuale di disciplina nei confronti dell’iscritto, né sospende la trattazione dei fascicoli e procedimenti disciplinari eventualmente pendenti a suo carico.

Altri obblighi dell’avvocato sospeso.

Oltre a rispettare le cause di incompatibilità e l’obbligo formativo l’avvocato, pur se sospeso dall’albo, deve:

  • provvedere al pagamento dei contributi per il mantenimento dell’iscrizione all’Albo;
  • rispettare i doveri deontologici cioè le norme di comportamento che ciascun iscritto è tenuto ad osservare sia in via generale (anche nella vita privata), quanto nei rapporti con colleghi, clienti, altri professionisti e magistrati.

L’avvocato sospeso continua a pagare la Cassa Forense?

Per quanto riguarda, invece, gli obblighi nei confronti della Cassa Forense, in caso di sospensione “volontaria” dall’Albo, l’avvocato viene cancellato dalla Cassa con esonero dalla contribuzione a partire dal primo anno successivo a quello della sospensione, fermo restando il pagamento dei contributi obbligatori relativi al periodo maturato in costanza di iscrizione alla Cassa.

Obblighi assicurativi limitati in caso di sospensione.

Sotto il profilo assicurativo va rilevato che l’avvocato, seppur sospeso, dovrà comunque essere assicurato per la responsabilità civile a tutela dei terzi anche per i sinistri eventualmente riferibili ad attività poste in essere sino al periodo di sospensione. Tutti gli altri obblighi assicurativi, in ogni caso, dovranno essere rispettati al momento in cui l’avvocato iscritto riprenderà l’attività, cessando il periodo di sospensione.

Scopo dell’articolo è quello di fare chiarezza sulla convenienza per un avvocato di chiedere la sospensione.

Sospensione o cancellazione: il perchè di tali scelte.

Proprio per i suoi profili procedimentali poco convenienti per il professionista (ricordiamo che rimane vigente l’obbligo formativo, l’obbligo contributivo per l’iscrizione all’Ordine, gli obblighi morali e le incompatibilità) molto spesso si opta per la cancellazione anziché per la sospensione.

Precisiamo che la cancellazione non è assolutamente irrevocabile, al contrario il professionista potrà scegliere di riscriversi all’Ordine al quale faceva parte o ad un altro Ordine (per esempio decidendo di esercitare la professione in un’altra città).

Ma vediamo perché si decide, dopo anni di studi e di sacrifici, di sospendersi o addirittura di cancellarsi.

Guardando i dati statistici si può dire che è in atto la grande fuga dall’avvocatura. Tra sospensioni “volontarie”, sospensioni disciplinari e cancellazioni sono sempre di più gli avvocati che lasciano l’avvocatura.

C’è da dire, purtroppo, che il prestigio di questa professione va diminuendo sensibilmente di anno in anno: sempre più iscritti (a livello meramente numerico) ma per sempre meno tempo. La diminuzione tangibile dei guadagni porta sempre più avvocati a dirottare la loro esperienza verso professioni a loro dire più sicure (a livello reddittuale) e meno precarie.

Alcuni rapporti specifici concentrati proprio sull’avvocatura e sugli avvocati hanno evidenziato la delusione degli appartenenti a questa categoria. In poco più di vent’anni la professione è nettamente cambiata e, complici le nuove tecnologie, la crisi economica generale, è destinata a cambiare ancora.

note

[1] Art. 20 L. 247/2012.

[2] Art. 18 L. 247/2012.


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