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Lo sai che? Si può annullare il contratto di luce e acqua intestato al padrone di casa?

Lo sai che? Pubblicato il 16 dicembre 2016

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> Lo sai che? Pubblicato il 16 dicembre 2016

Nelle locazioni, le bollette di luce e acqua possono essere intestate all’inquilino o al padrone di casa: che succede se l’affittuario vuole cambiare?

Quando si sottoscrive un contratto di affitto ci sono due possibilità per la fornitura delle utenze domestiche (luce, acqua, gas, ecc.): o che i relativi contratti vengano stipulati e gestiti dall’inquilino a suo piacimento, oppure che rimangano intestati al padrone di casa. Ora, mettiamo il caso che l’affittuario voglia cambiare, ad esempio, il gestore dell’energia elettrica e l’utenza sia intestata al locatore: può farlo? In pratica, è possibile risolvere il contratto di luce e acqua intestato al proprietario di casa? La risposta è no, o meglio, non senza coinvolgere il proprietario stesso. Vediamo nel dettaglio cosa dice la legge.

A chi spetta stipulare il contratto di luce e acqua?

Uno di dubbi più frequenti quando si stipula un contratto di affitto è il seguente: chi deve essere l’intestatario delle bollette della luce, dell’acqua e di tutte le utenze domestiche? Spetta all’inquilino o al proprietario sottoscrivere il relativo contratto con gli enti fornitori? La legge è chiara nell’affermare che il locatore (ossia il padrone di casa) deve consegnare al conduttore (l’affittuario) l’immobile in buono stato di manutenzione; inoltre, egli deve di mantenerlo, durante tutto il periodo della locazione, «in stato da servire all’uso convenuto» [1].

In pratica quindi, il proprietario deve provvedere a far installare tutti gli impianti necessari per l’erogazione dei vari servizi (acqua, energia elettrica, ecc.): ad esempio, spetta al padrone di casa montare i contatori e garantire l’allacciamento della casa ai servizi fondamentali. Tutti questi sono impianti che rimarranno al servizio dell’immobile anche dopo la fine della locazione. Secondo la legge, invece, sono a carico dell’inquilino i cosiddetti «oneri accessori», tra i quali troviamo la fornitura dell’acqua, dell’energia elettrica, del riscaldamento, del condizionamento dell’aria e di altri servizi domestici [2].

La stessa legge, però, fa salvo il patto contrario tra locatore e conduttore: significa che la regola generale è quella per cui spetta all’inquilino stipulare i contratti di luce e acqua (e, se del caso, recedervi o fare volture); tuttavia, ci si può legittimamente accordare affinché detti contratti rimangano intestati al proprietario di casa, che quindi provvederà a gestirli direttamente. Ad esempio, è ormai prassi diffusa quella di includere nel canone d’affitto le spese per le bollette, con le utenze che restano intestate al titolare dell’appartamento. Per approfondire il tema, è disponibile l’articolo Allaccio al contatore: spetta al proprietario di casa o all’inquilino?.

Se le utenze sono intestate al proprietario posso risolverle?

Se i contratti di luce, acqua e gas sono intestati al proprietario dell’appartamento, l’inquilino non può risolverli. Allo stesso modo, non può eseguire volture o aderire ad offerte migliori, se non coinvolgendo il padrone di casa. Solo quest’ultimo, infatti, in quanto intestatario dei contratti con le varie utenze, può gestire i rapporti con i fornitori dei servizi.

Pertanto, se quando abbiamo sottoscritto il contratto di affitto ci siamo accordati per lasciare al proprietario di casa la gestione di luce e acqua, non potremo da soli assumere iniziative per gestire i relativi contratti. Gli stessi enti fornitori (l’Enel ad esempio) non ce lo permetterebbero, perché occorrerà sempre il consenso (e la firma) del soggetto a cui la fornitura è intestata.

Per cui, l’alternativa in queste situazioni consiste nel parlare con il proprietario e cercare di convincerlo a risolvere (o modificare) il contratto di luce e acqua; oppure, ancora, accordarsi per modificare il contratto di locazione nel senso di attribuire a noi, come inquilini, la gestione delle utenze domestiche.

note

[1] Art. 1575 cod. civ.

[2] Art. 9, L. n. 392/1978.


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