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La morte del coniuge e lo scioglimento del matrimonio

17 Dicembre 2016 | Autore:
La morte del coniuge e lo scioglimento del matrimonio

La morte scioglie il matrimonio e la comunione dei coniugi tra marito e moglie. I diritti del coniuge superstite.

La morte costituisce il caso tipico di scioglimento del vincolo matrimoniale (mors omnia solvit). Comporta il venir meno degli obblighi e dei diritti nati con il matrimonio e si scioglie la comunione legale tra i coniugi (art. 191 c.c.). Alcuni effetti del matrimonio, tuttavia, continuano a verificarsi anche dopo il decesso del coniuge:

—  il coniuge superstite ha diritti successori sul patrimonio dell’altro;

—  la vedova non può contrarre un nuovo matrimonio nei 300 giorni successivi allo scioglimento del matrimonio, al fine di evitare la turbatio sanguinis, ossia l’incertezza sulla paternità della prole, data la presunzione di paternità del marito della madre nei confronti del figlio nato nei 300 giorni successivi allo scioglimento del matrimonio (art. 232);

— la vedova conserva il cognome del marito (accanto al proprio) finché non contragga nuove nozze;

—  i rapporti di affinità sorti col matrimonio non cessano, salvo che per alcuni effetti specialmente determinati (art. 78) (adfinitas in coniuge superstite non deletur);

—  il coniuge superstite può agire in giudizio per assicurare il rispetto della volontà del defunto o l’abuso della sua immagine.

Alla morte la legge equipara la dichiarazione di morte presunta.

Entro quanto è possibile risposarsi dopo la morte del coniuge?

Come abbiamo detto, se muore il marito, la moglie superstite si può risposare solo dopo che siano decorsi 300 giorni dalla morte. E questo perché, nell’ipotesi in cui questa sia incinta, ci può essere “certezza” sulla paternità.



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