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Contributi omessi e prescritti: cosa sono, come recuperarli

29 Ottobre 2016
Contributi omessi e prescritti: cosa sono, come recuperarli

È possibile recuperare i contributi omessi e prescritti? Come si fa? Quanto costa? Cis i può rivalere sul datore di lavoro? Ecco la guida.

In tempi duri per chi ha necessità di andare in pensione, sapere di aver perso una quota di contributi perché non sono stati versati dal datore di lavoro può essere un duro colpo.

Non accade di rado purtroppo ed è un fatto abbastanza grave perchè produrrà un danno notevole per il lavoratore. Qualora difatti egli si accorga del problema solo una volta raggiunta l’età pensionabile, i contributi potrebbero già essere “prescritti”, quindi, nulla può essere più chiesto al datore di lavoro.

Ecco allora nella nostra guida come recuperare periodi e spese correlate. Ma prima una definizione.

Cosa sono i contributi omessi e prescritti

Ecco dunque la definizione di contributi omessi e prescritti: si tratta di contributi omessi dal datore di lavoro e che oggi, essendo andato il reato di omissione in prescrizione, non possono essere più rivendicati dal lavoratore.

Quando vanno in prescrizione i contributi omessi?

I contributi omessi vanno in prescrizione dopo 5 anni. Nell’ambito dei cinque anni, i contributi non versati dal datore di lavoro vengono garantiti dal principio di automaticità delle prestazioni: l’accredito della posizione previdenziale dell’assicurato avviene automaticamente a carico dell’Inps, che poi potrà rivalersi sul datore di lavoro che ha effettuato l’omissione contributiva.

Come si recuperano i contributi omessi e prescritti

La risposta se volete alla domanda di come si recuperano i contributi omessi e prescritti è banale: essi vanno riscattati attraverso un pagamento effettuato dal lavoratore.

Lo stato, per dare una mano al lavoratore che volesse recuperare tali contributi, permette di non subire le conseguenze dell’inadempimento al 100%.

Il riscatto di questi periodi è commisurato difatti non al conto effettivo dei contributi, bensì in misura pari alla pensione o alla quota di pensione adeguata che spetterebbe al lavoratore dipendente in relazione ai contributi omessi [1].

Tecnicamente si tratta della costituzione della rendita vitalizia.

Cos’è la costituzione della rendita vitalizia?

La costituzione della rendita vitalizia – ovvero quello che viene anche detto “riscatto” – è la misura attraverso la quale si possono recuperare i contributi omessi e prescritti non perdendo ai fini pensionistici i periodi per i quali il datore non ha versato, a suo tempo, i contributi al lavoratore.

Chi può richiedere il riscatto (o costituzione della rendita vitalizia)

La richiesta di riscatto per contribuzione omessa può essere presentata dai lavoratori dipendenti, per i contributi omessi e prescritti, con i seguenti principi:

  • non ci sono limiti temporali, anche dopo la concessione di un trattamento pensionistico;
  • si può richiedere anche per omissioni parziali, se è stata versata una contribuzione ridotta rispetto alle retribuzioni effettivamente percepite;
  • si può richiedere anche per coprire parzialmente il periodo durante il quale vi è stata omissione contributiva (es.: solo le settimane necessarie per il perfezionamento dei requisiti a pensione).

Sebbene come detto siano i lavoratori dipendenti i primi destinatari del provvedimento e i lavoratori autonomi siano in linea di principio esclusi perché sono essi stessi i responsabili del versamento dei propri contributi, nel tempo la Corte Costituzionale [2] ha protetto i lavoratori autonomi “deboli” ovvero lavoratori il cui rapporto assicurativo dipende comunque da altri: si pensi ad esempio ai familiari coadiuvanti e coadiutori dell’imprenditore artigiano o commerciale in grado di provare con documenti dell’epoca (come ad esempio la dichiarazione dei redditi) che nel periodo in cui risulti l’omissione contributiva c’è stata un effettivo svolgimento dell’attività lavorativa [3], o ancora ai coadiuvanti dei coltivatori diretti, coloni e mezzadri in relazione a periodi prescritti non coperti da contribuzione oppure a iscrizioni negli elenchi per un numero di giornate inferiori [4].

Sono infine ammissibili alla procedura anche i collaboratori iscritti alla gestione spearata Inps che non siano obbligati al versamento diretto della contribuzione [5] come ad esempio i collaboratori coordinati, a progetto, occasionali o i lavoratori autonomi occasionali nonchè gli associati in partecipazione.

A seguito del riscatto i contributi omessi saranno accreditati dall’INPS e sono utili per il diritto e per la misura di tutte le pensioni, la concessione delle cure termali e per il diritto alla prosecuzione volontaria.

Chi può fare domanda per il riscatto dei contributi omessi e prescritti?

La costituzione della rendita vitalizia (riscatto) può essere richiesta:

  • dal datore di lavoro che ha omesso il versamento dei contributi e intende, in tal modo, procedere al pagamento degli stessi rimediando al danno causato al dipendente;
  • dal lavoratore stesso, in sostituzione del datore di lavoro, sia nel caso in cui presti ancora attività lavorativa sia nel caso in cui abbia già ottenuto la pensione;
  • dai superstiti del lavoratore.

Come tutelarsi in caso di mancato versamento dei contributi 

Qualora ricorra il mancato versamento dei contributi da parte del datore di lavoro, se i contributi non versati risalgono a periodi antecedenti i 5 anni, allora il lavoratore dopo avere effettuato il riscatto e pagato quanto necessario ha diritto di rivalersi, a titolo di risarcimento, sul datore di lavoro responsabile del mancato versamento dei contributi chiamandolo in giudizio per la restituzione della somma pagata per il riscatto [6].


note

[1] L. 1338/1962, art 13.

[2] Corte cost. sent. n. 568/1989.

[3] INPS, circ. 31/2002.

[4] INPS, circ. 32/2002.

[5] INPS, circ. n. 101/2010.

[6] Art. 2116 cod.civ.

Autore immagine: Pixabay.com


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