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Lo sai che? Come difendersi se la cartella esattoriale è caduta in prescrizione?

Lo sai che? Pubblicato il 19 gennaio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 19 gennaio 2017

Se i crediti dello Stato, riscossi tramite l’Agente della Riscossione, si prescrivono, essi non possono essere più pretesi dal contribuente. Vediamo quali sono i termini.

Dire che i crediti dello Stato, riscossi per il tramite dell’Agente della Riscossione, cadono in prescrizione significa dire che essi non possono essere più pretesi nei confronti del contribuente: in altre parole, quest’ultimo non è più tenuto a pagarli, una volta trascorso un determinato periodo di tempo. Per dirla ancora diversamente, i creditori – pubblici o privati – possono far valere le proprie pretese entro un limite massimo di tempo, trascorso il quale il debitore si considera svincolato da ogni obbligo.

Si comprende che quando si riceve una cartella esattoriale occorre subito verificare le date, tenendo presente che i termini di prescrizione sono diversi a seconda che si tratti di:

  • sanzioni amministrative
  • tributi e tasse.

Prescrizione cartella esattoriale: sanzioni amministrative

Per quanto riguarda le multe, il verbale di accertamento deve essere notificato al conducente responsabile entro 90 giorni (360 giorni se risiede all’estero) dalla data d’accertamento della violazione. Se il 90° giorno è festivo (ad esempio, domenica), il termine scade il primo giorno feriale successivo (il lunedì successivo).

Se questo termine decorre senza alcuna notifica, il cittadino è liberato da ogni obbligo.

Entro cinque anni dalla notifica del verbale, il contribuente vede notificarsi un ulteriore atto, detto ordinanza ingiunzione, a meno che il debitore non proponga impugnazione.

Si tenga presente che, nell’ipotesi di multe per violazione del codice della strada, l`ordinanza ingiunzione viene emessa solo nel caso in cui il conducente abbia proposto ricorso al Prefetto – entro 210 giorni dal suo ricevimento -, ricorso poi rigettato.

A questo punto, viene notificata la cartella esattoriale, entro i cinque anni successivi alla notifica dell`ordinanza ingiunzione oppure del verbale di accertamento di violazione del codice della strada.

In alternativa, l’ente creditore del tributo può emettere direttamente una ingiunzione di pagamento, senza il tramite dell’Agenzia delle Entrate.

La prescrizione interviene, quindi, se neppure questo termine di cinque anni viene rispettato. Resta inteso che l’amministrazione può inviare un atto interruttivo della prescrizione: si pensi a una diffida di pagamento o a un avviso di mora. Se così è il termine di prescrizione si interrompe appunto e ritorna a decorrere a partire dalla notifica di questi atti (sempre di cinque anni).

Discorso diverso nel caso in cui l’Ente della Riscossione non agisca sulla base della sola cartella esattoriale ma di una sentenza o di un decreto ingiuntivo dopo essere ricorso a un giudice: in tale ipotesi, il termine di prescrizione non è più di cinque anni, ma di dieci.

Prescrizione cartella esattoriale: come difendersi?

Per far valere la prescrizione della pretesa della P.A. vi sono più strade percorribili.

Quella classica consiste nel fare ricorso al giudice per ottenere l’annullamento della cartella. Ma, ancora prima di rivolgersi a un avvocato si può tentare di risolvere il problema tramite l’istanza di autotutela: si tratta di un ricorso presentato alla stessa Agenzia delle Entrate con cui si chiede di sgravare la cartella in quanto non dovuta. Attenzione, però: il fatto che si scelga tale strumento non sospende i termini per presentare il ricorso al giudice. In pratica se l’Ente della Riscossione resta in silenzio e nel frattempo i trenta giorni indicati nella cartella per l’azione scadono, il ricorso non potrà più essere presentato.

Si comprende, quindi, che la strada più sicura resta sempre quella del ricorso al giudice, anche considerando che ciò permette la via dell’appello. Inoltre, se l’importo della cartella è inferiore a € 1.100,00 il contribuente può presentare il ricorso al Giudice di Pace senza l’assistenza di un avvocato, richiesta, invece, se l’importo richiesto è superiore a € 1.100,00: tuttavia, il Giudice di pace, dopo aver visto la copia della lettera con istanza di sgravio, potrà porre le spese processuali a carico di dell’Ente della Riscossione, chiedendone – addirittura – la condanna al risarcimento danni per lite temeraria.


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