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Rivalutazione dell’assegno di mantenimento: può dare segno negativo?


> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 gennaio 2017



Rivalutazione dell’assegno di mantenimento: se, a causa della deflazione, il valore dà segno negativo, al coniuge va comunque corrisposto quanto stabilito dal giudice.

Sono separato dal gennaio 2014 e devo versare 450 euro di mantenimento a mia moglie. Ho provato a calcolare la rivalutazione dell’assegno ma mi da sempre un valore negativo. Come è possibile?

Prima di rispondere al quesito del lettore è bene chiarire, seppur per sommi capi, come funziona e a che serve la rivalutazione Istat dell’ assegno di mantenimento.

Aggiornamento Istat: cos’è e a che serve

Quando il giudice pronuncia la separazione o il divorzio, determinando anche la misura dell’assegno di mantenimento per il coniuge e/o i figli, tale importo, per legge, deve essere sempre rivalutato annualmente in base agli indici Istat, anche se ciò non è espressamente indicato nel provvedimento del tribunale.

Tale rivalutazione va fatta in diversi casi (si pensi ad esempio al pagamento dei canoni di locazione abitativa), ma con riferimento specifico all’assegno di mantenimento, l’aggiornamento Istat rappresenta un vero e proprio obbligo che, se pur espressamente previsto dalla legge sul divorzio [1] viene esteso analogicamente anche alla separazione.

La funzione della rivalutazione è quella di adeguare l’importo dovuto (in questo caso al coniuge ad un parametro che rappresenta il costo medio della vita, ossia il prezzo medio di un certo tipo di beni solitamente rappresentativi del consumatore medio (ad es. latte, pane, ecc.) e di permettere al beneficiario dell’assegno di mantenere un certo potere di acquisto (così per acquistare quest’anno un prodotto di pari qualità gli occorrerà una cifra maggiore rispetto all’anno precedente).

Ove l’importo rivalutato non venga corrisposto, il coniuge avente diritto all’assegno potrà pretenderlo giudizialmente insieme agli interessi maturati sulle somme non versate nei cinque anni precedenti.

Dunque l’adeguamento Istat è sempre consigliabile per evitare di trovarsi a dover versare poi, tutta insieme, una somma maggiorata dagli interessi e le ulteriori spese della procedura giudiziaria.

Come si calcola la rivalutazione dell’assegno

L’adeguamento va quindi fatto annualmente partendo dalla data del provvedimento di separazione o di divorzio.

Allo scopo esistono diversi programmi di calcolo su internet [2].

A fini del calcolo della rivalutazione dell’assegno di mantenimento, la legge prende come riferimento l’ indice dei prezzi al consumo per Famiglie di Operai e Impiegati (Foi) al netto dei consumi dei tabacchi. Basterà inserire le due date della consegna del primo assegno e quella per la quale si vuole ottenere la rivalutazione e il programma calcolerà l’importo rivalutato che, a sua volta, costituirà la base per calcolare la rivalutazione dell’anno successivo.

Che succede in caso di deflazione?

Orbene, in base ai dati forniti, non meraviglia che il calcolo effettuato dal lettore dia segno negativo perché proprio nel 2014 l’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati ha registrato segno negativo (cosa che non accadeva dal 1959). Tant’è che, piuttosto che di inflazione, si parla di periodo di deflazione, ossia di diminuzione del costo della vita.

Anche, tuttavia, in caso di diminuzione del costo della vita, non si può assolutamente pensare di ridurre l’assegno di mantenimento risultante dalla sentenza; esso, infatti, può tutt’al più rimanere invariato nell’importo stabilito dal giudice.

Per meglio comprendere quanto detto, facciamo alcuni esempi.

Rivalutazione Istat: alcuni esempi

Caso 1: l’importo rivalutato risulta superiore all’assegno stabilito in sentenza

Supponiamo che il lettore dovesse versare alla moglie un assegno di mantenimento complessivo di 500 euro dal dicembre 2011 (quindi prima del periodo di deflazione):

– l’importo rivalutato per il 2012 è in tal caso di 512 €, ossia: 500 € x 2,4% (Foi relativo a dicembre 2012);

– nel 2013, i 512 € diventano 515,07, ossia: €512 euro x 0,6% (Foi relativo a dicembre 2013);

– nel 2014 il Foi si riduce a -0,1% e quindi l’importo rivalutato si riduce a 514,55 euro (ossia: 517,07 € x – 0,1%).

In questa ipotesi, poiché comunque, nonostante la riduzione del Foi, l’importo dovuto con la rivalutazione resta superiore a quello stabilito dal giudice, allora esso sarebbe senz’altro dovuto al coniuge in base al suddetto conteggio, non incidendo in negativo sulla misura dell’assegno stabilito in sentenza.

Caso 2: il calcolo della rivalutazione da un importo inferiore a quello stabilito in sentenza

Diverso è invece il caso in cui la deflazione porti a dover ridurre anche la cifra determinata dal giudice della separazione (o del divorzio). Ipotesi questa in cui non sarebbe possibile autoridursi l’importo da versare al coniuge.

Così ipotizziamo che il lettore dovesse versare alla moglie un assegno di mantenimento di 500 € complessivi a partire da dicembre 2013.

In questo caso, il calcolo dell’adeguamento Istat porterebbe addirittura ad una diminuzione dell’importo base dell’assegno; ciò in quanto dovremmo calcolare 500 € x -0,1% (Foi relativo a dicembre 2014), ossia 499,50 euro.

Dunque, ove il calcolo porti ad un adeguamento in negativo, sarà comunque dovuto al coniuge un importo pari a quello stabilito dal giudice (ossia 500 €).

Rivalutazione Istat: il caso concreto

Ciò detto, con specifico riferimento al caso del lettore, procedendo al calcolo della rivalutazione dell’importo (di complessivi 450,00) dovuti al coniuge a partire dal gennaio 2014 ad oggi, otteniamo che, per effetto della intervenuta deflazione, la cifra rivalutata è di € 446, 85 nell’anno 2015 (ossia 248,25 + 198,60 relativi ai due diversi assegni) e di € 448,19 (cioè 248,99 + 199,20) nel 2016.

Com’è evidente il capitale rivalutato risulta in entrambi i casi più basso dell’importo stabilito dal giudice perché l’indice Istat di gennaio 2015 è inferiore a quello di gennaio 2014 e pertanto la variazione dell’indice in quel periodo è negativa. Anche per il 2016 abbiamo ottenuto una rivalutazione di segno negativo, se pur percentualmente superiore all’anno precedente.

La conseguenza è che almeno per questi anni gli importi che il lettore dovrà versare alla moglie devono rimanere nella misura stabilita dalla sentenza di separazione (ossia di 450 euro).

Questo principio, tuttavia non si estende a tutti i tipi di rivalutazione (ad esempio quella dei canoni di locazione). Esse infatti, pur prendendo sempre a riferimento il Foi e quindi avendo alla base il medesimo sistema di calcolo esaminato per l’assegno di mantenimento, non partono tuttavia da un titolo giudiziario (sentenza di separazione) che ne stabilisce la misura a monte; e pertanto dovranno tenere conto, nel conteggio, del capitale deflazionato.

 

note

[1] Art. 5 co.7 L.898/70.

[2] Un  esempio di programma di calcolo  piuttosto semplice da usare è quello dello studio Andreani: http://www.avvocatoandreani.it/servizi/interessi_rivalutazione.php

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