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Etichette sui salumi

20 gennaio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 gennaio 2017



Le etichette alimentari devono essere semplici, chiare e leggibili, riportando informazioni in un’ottica di trasparenza, senza intaccare la libera circolazione delle merci.

Ci sono voluti oltre 30 anni perché le etichette alimentari si adeguassero a tre criteri di riferimento:

  • chiarezza,
  • semplicità,
  • leggibilità.

Un obbiettivo che sembra essere stato raggiunto con una normativa uniforme per tutti gli Stati europei [1], che ha lo scopo di armonizzare le norme nazionali su tre fronti:

  • la presentazione e la pubblicità degli alimenti,
  • l’indicazione corretta dei principi nutritivi e del relativo apporto calorico,
  • l’informazione sulla presenza di ingredienti che possono provocare allergie.

Aumenta, così, il livello di salvaguardia della salute dei consumatori grazie a una maggiore trasparenza delle informazioni, senza intaccare la libera circolazione delle merci.

Etichette sui salumi: principali novità

  1. Tabella nutrizionale: gli alimenti confezionati come i salumi devono riportare una tabella nutrizionale con sette elementi:
  • valore energetico,
  • grassi,
  • acidi grassi saturi,
  • carboidrati,
  • proteine,
  • zuccheri,
  • sale

riferiti a 100 g di prodotto. Ad essa, se ne può affiancare un’altra con i dati per singola porzione.

  1. Scritte chiare e leggibili: i caratteri tipografici delle etichette devono avere una dimensione minima di almeno 1,2 millimetri (0,9 millimetri per le confezioni più piccole), in modo da rendere più agevole la lettura anche per la popolazione anziana. Dal punto di vista della posizione, le informazioni obbligatorie, le indicazioni nutrizionali e quelle relative all’origine devono trovarsi nello stesso campo visivo della denominazione di vendita (cioè il nome del prodotto come previsto dalla legge: ad esempio, “salumi al taglio”). Se la superficie della confezione è inferiore a 10 centimetri quadrati, è sufficiente riportare le notizie essenziali:
  • denominazione di vendita,
  • allergeni eventualmente presenti (ad esempio, glutine),
  • peso netto,
  • termine minimo di conservazione (“da consumarsi preferibilmente entro …”) o data di scadenza (“da consumarsi entro …”).

L’elenco degli ingredienti può essere indicato anche con altre modalità (ad esempio, negli stand di vendita) e deve essere sempre disponibile su richiesta del consumatore.

  1. Scadenza: la data di scadenza deve essere riportata su ogni singola porzione preconfezionata e non più solo sulla confezione esterna: in pratica, se compro una confezione di salame che contiene tre miniporzioni all’interno, la scadenza deve essere riportata su ciascuna di queste. La carne e le preparazioni a base di carne, in particolare, devono indicare il giorno, il mese e l’anno della surgelazione o del congelamento.
  1. Allergeni: sono così chiamate quelle sostanze allergizzanti o che procurano intolleranze (ad esempio, i derivati del grano e cereali contenenti glutine, sedano, crostacei, anidride solforosa, arachidi, frutta a guscio, latticini contenenti lattosio). Esse devono essere evidenziate con più chiarezza nella lista degli ingredienti tramite accorgimenti grafici (ad esempio grassetto, colore o sottolineatura). Tale regola vale anche per ristoranti e attività di somministrazione di alimenti e bevande che dovranno comunicare tempestivamente gli allergeni, tramite modalità specifiche (ad esempio, direttamente nel menù o tramite cartelli, lavagne o registri), rendendoli ben visibili alla clientela.
  1. Origine per carni suine, ovi-caprine e pollame: per i prodotti a base di questo genere di ingredienti, dovranno essere indicate in etichetta luogo di allevamento e di macellazione di carni diverse da quella bovina, comunicando al consumatore la provenienza di carni fresche o refrigerate o congelate di animali della specie suina, ovina, caprina e di volatili.
  1. Altre indicazioni sull’origine: vi sono casi in cui la mancanza di informazioni sull’origine del prodotto è fonte di confusione per il consumatore. Si pensi a un tipico salume italiano, il prosciutto di Parma, che, però, viene fabbricato in Francia. In casi di questo genere, l’informazione sull’origine del prodotto è obbligatoria. Si tratta di un’arma contro il fenomeno dell’Italian sounding: in pratica, capita molto spesso di imbattersi in alimenti presentati come made in Italy ma fabbricati altrove.
  1. Stop alla scritta “oli vegetali”: in passato, bastava la dicitura generica di “oli vegetali” per giustificare l’utilizzo di grassi tropicali a basso costo nei prodotti (come olio di palma, di cocco o di cotone, dannosi per la salute cardiovascolare). Questa pratica è, ora, vietata: va indicata con precisione la natura dell’olio usato nella lista ingredienti: ad esempio, “olio di oliva”, “olio di semi di girasole”, “olio di palma”. Inoltre, se gli oli o i grassi adoperati sono stati idrogenati, è obbligatorio apporre la dicitura “totalmente o parzialmente idrogenato”, a seconda dei casi.
  1. Indirizzo del produttore: altro requisito importante è l’indicazione della sede dell’operatore alimentare responsabile delle informazioni sul prodotto: si tratta del produttore, di cui dovrà essere segnalato l’indirizzo completo e non più solo il comune di appartenenza e il marchio commerciale. Attenzione, però: la sede dello stabilimento non va confusa con la sede legale del produttore.
  1. Preparati a base di carne: la carne e le preparazioni a base di carne vendute come fette o porzioni che sono state arricchite con una quantità di acqua superiore al 5% devono indicarne la presenza sull’etichetta. Se le porzioni, i filetti o le preparazioni sono composte da diversi pezzetti uniti con additivi o enzimi, devono specificarlo (per esempio: “carne separata meccanicamente”), indicando anche la presenza di proteine aggiunte e la loro origine.
  1. Stato fisico del prodotto: il prodotto o gli ingredienti usati devono essere indicati con accuratezza, anche in relazione ai trattamenti a cui sono stati sottoposti. Così facendo, non sarà possibile rifugiarsi dietro termini come “latte”, se si usa latte in polvere o proteine del latte.
  1. Sostituzione di ingredienti normalmente attesi: se vengono utilizzati ingredienti sostitutivi rispetto a quelli che il consumatore ragionevolmente si attende, li si deve indicare chiaramente accanto al nome del prodotto, in caratteri simili a quelli del nome dell’alimento.
  1. I salumi insaccati devono indicare chiaramente i casi in cui l’involucro non è commestibile.
  1. Vendite via web: nel caso in cui i salumi vengano venduti in internet, i consumatori dovranno essere nelle condizioni di avere tutte le informazioni obbligatorie per legge (come nome dell’alimento, lista ingredienti, allergeni, quantità netta, ecc…) prima della conclusione dell’acquisto; uniche eccezioni sono la data di scadenza o simili che, invece, potranno essere fornite insieme alla consegna dell’alimento.

Le regole che abbiamo appena visto in relazione all’obbligo di etichettatura nutrizionale non si applicano ai prodotti mono ingrediente non trasformati o solo stagionati e a quelli preincartati (gli alimenti porzionati dai reparti interni del supermercato, per intenderci) e quelli contenuti in confezioni piccole, con superficie inferiore ai 25 centimetri quadrati.

note

[1] La vecchia direttiva sulle etichette alimentari (la 79/11/CEE) è stata sostituita dal nuovo regolamento della Commissione europea n. 1169/2011.

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