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Pensione di reversibilità separati e divorziati, quando spetta?

25 settembre 2017 | Autore:


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Inps, pensione ai superstiti in caso di separazione e divorzio: in quali casi l’ex coniuge ha diritto all’assegno?

La pensione di reversibilità, o pensione ai superstiti, è una prestazione che l’Inps liquida ai familiari dell’assicurato deceduto, sia nel caso in cui al momento della morte fosse già pensionato, sia che stesse ancora lavorando (in questo caso, però, deve risultare accreditato un minimo di contributi previdenziali).

Il trattamento spetta al coniuge, fino a un determinato limite di reddito, ai figli, sino a 26 anni se studenti universitari, o senza limiti se inabili, e in mancanza, ai genitori over 65 senza pensione o ai fratelli ed alle sorelle inabili.

Nel caso in cui, però, il marito o la moglie superstiti risultino separati o divorziati, ci sono delle particolarità relativamente al diritto all’assegno. Facciamo allora il punto sulla pensione di reversibilità separati e divorziati: quando spetta, chi ne ha diritto, a quanto ammonta l’assegno.

Reversibilità e separazione

Secondo un primo orientamento della giurisprudenza [1], non in tutti i casi l’ex coniuge ha diritto alla reversibilità, ma solo quando risulta separato senza addebito e titolare di un assegno di mantenimento a carico del coniuge deceduto, sempre che quest’ultimo risulti assicurato all’Inps prima della sentenza di separazione.

In parole semplici, secondo l’orientamento esposto, il separato ha diritto alla reversibilità se:

  • non gli è stata addebitata la separazione;
  • riceveva il mantenimento dall’ex;
  • l’ex deceduto aveva iniziato a lavorare prima della sentenza di separazione

Quest’orientamento, però, è stato ribaltato da una nota sentenza della Cassazione del 2009 [2], secondo la quale il coniuge separato per colpa o per addebito è equiparato in tutto e per tutto al coniuge superstite (separato o non) ai fini della pensione di reversibilità.

Il nuovo orientamento si basa sulla dichiarazione d’incostituzionalità [3] della legge che negava la pensione ai superstiti al coniuge a cui era stata addebitata la separazione. L’addebito della separazione non può dunque discriminare, nel riconoscimento della pensione di reversibilità, il coniuge separato per colpa con sentenza passata in giudicato.

Inoltre, secondo la sentenza della Cassazione, la reversibilità spetta non solo a prescindere dal titolo della separazione, ma anche a prescindere dal diritto all’assegno di mantenimento.

La pensione di reversibilità, difatti, è una forma di tutela previdenziale in cui l’evento assicurato è la morte, dato che a seguito del decesso si crea una situazione di bisogno per i familiari viventi a carico del pensionato defunto (i cosiddetti soggetti protetti): sarebbe dunque ingiusto negare una tutela che assicuri la continuità dei mezzi di sostentamento che il defunto  sarebbe stato tenuto a fornire, sia nel caso in cui il coniuge superstite risulti separato con addebito, sia nel caso in cui, pur senza addebito, non risulti titolare di assegni.

Reversibilità e secondo matrimonio

In caso di più matrimoni del defunto, la reversibilità deve essere ripartita tra i coniugi superstiti (se aventi diritto): la ripartizione, pronunciata dal giudice su richiesta delle parti, fondamentalmente si basa sulla durata dei matrimoni [4], ma possono rilevare anche altri elementi, come lo stato di bisogno.

In parole semplici, il giudice divide la pensione in base alla durata dei matrimoni, ma può valutare anche lo stato di bisogno di una delle parti.

Inoltre, la nozione di durata del matrimonio non è univoca, ma si presta a numerose interpretazioni: secondo un primo orientamento della giurisprudenza,  ci si deve soltanto riferire alla durata legale del matrimonio. La giurisprudenza più recente, tuttavia, considera e valuta altri elementi, purché collegati alla finalità della pensione di reversibilità, come la convivenza prematrimoniale e l’ammontare dell’assegno di divorzio: è importante, difatti, che il giudice offra una speciale tutela alla parte economicamente più debole.

Reversibilità e divorzio

Il coniuge divorziato, invece, ha diritto alla pensione ai superstiti solo se titolare di assegno di divorzio, purchè l’ex  deceduto risultasse iscritto all’Inps prima della sentenza di divorzio. Inoltre, l’ex coniuge non deve aver contratto nuovo matrimonio: in questo caso, perde il diritto alla pensione di reversibilità, ma riceve, una tantum, una somma pari al trattamento percepito moltiplicato per 26 [5].

Reversibilità al convivente

Nonostante la giurisprudenza abbia compiuto degli importanti progressi nella tutela delle situazioni di fatto, nessuna tutela è ad oggi prevista per le convivenze che non si trasformano in matrimonio. Il convivente superstite, difatti, non ha diritto alla pensione di reversibilità.

Il componente dell’unione civile, invece, è equiparato in tutto e per tutto al coniuge.

note

[1] Cass. sent. n. 11428 del  18.06.2004.

[2] Cass. sent. n. 4555 del 25.02.2009.

[3] C. Cost., sent. n. 286/1987.

[4] Art. 5, L. 898/1970.

[5] Inps Circ.84/2012.

Cassazione civile, sez. lav., 25/02/2009, (ud. 22/01/2009, dep.25/02/2009),  n. 4555
Fatto
  • SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

    Con ricorso, depositato il 10.06.2002, T.L. esponeva:
    – di avere contratto matrimonio in data (OMISSIS) con Sc.Ma.;
    – che dal matrimonio erano nati i figli D. e V. attualmente maggiorenni;
    – che con sentenza n.145 del 1989 il Tribunale di Terni aveva dichiarato la separazione personale con addebito ad entrambi i coniugi senza diritto ad assegno di mantenimento;
    – che lo Sc. aveva versato ad essa ricorrente, stante il suo stato di necessità, una somma mensile di L. 300.000 e poi di L. 500.000;
    – che lo Sc. era deceduto nel (OMISSIS);
    – che invano essa ricorrente aveva chiesto all’INPS l’erogazione della pensione di reversibilità.
    Nel costituirsi l’INPS contestava le avverse deduzioni e chiedeva il rigetto del ricorso.
    All’esito, espletata prova per testi, il Tribunale di Terni con sentenza n. 764 del 2003 accoglieva il ricorso e per l’effetto riconosceva a favore della ricorrente il diritto alla pensione di reversibilità.
    Tale decisione, impugnata dall’INPS, è stata confermata dalla Corte di Appello di Perugia con sentenza n. 68 del 2005. La Corte ha osservato che la Corte Costituzionale con sentenza n. 286 del 1987 ha dichiarato l’illegittimità della L. n. 153 del 1969, art. 24, nella parte in cui esclude dall’erogazione della pensione di reversibilità il coniuge separato per colpa con sentenza passata in giudicato.
    Ciò posto, il giudice di appello ha ritenuto che la sentenza del giudice delle leggi, nel dichiarare l’illegittimità dell’anzidetta norma, non abbia previsto alcuna condizione limitativa, sicchè nel caso di specie la pensione di reversibilità spettava alla ricorrente indipendentemente dall’addebito di colpa in sede di separazione.
    L’INPS ricorre con un solo motivo.
    La T. si è costituita e on procura partecipando con il suo difensore alla udienza di discussione.
  • Diritto

    MOTIVI DELLA DECISIONE

    1. Con l’unico motivo del ricorso l’INPS denuncia:
    – violazione e falsa applicazione del R.D.L. n. 636 del 1939, art. 13, convertito nella L. n. 1272 del 1939, come sostituito dalla L. n. 218 del 1952, art. 2, e dalla L. n. 903 del 1965, art. 22;
    – violazione della L. n. 153 del 1969, art. 24, come vagliato dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 286 del 1987;
    – vizio di motivazione.
    Il tutto in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5.
    In particolare il ricorrente si richiama a un precedente di questa Corte (sentenza n. 11428 del 2004), sostenendo che nell’ipotesi in cui il coniuge defunto non sia tenuto al pagamento dell’assegno di mantenimento ne di assegno alimentare in considerazione dello stato di bisogno dell’altro coniuge, in mancanza del presupposto della “vivenza a carico”, non sussistendo una precedente funzione di sostentamento da proseguire, deve escludersi il diritto del superstite alla pensione di reversibilità.
    2. Il motivo è infondato.
    La Corte Costituzionale, come ricordato dalla sentenza impugnata, ha dichiarato l’illegittimità costituzionale della L. n. 153 del 1969, art. 24, nella parte in cui tale disposizione esclude “dalla erogazione della pensione di reversibilità il coniuge separato per colpa con sentenza passata in giudicato”.
    Il nucleo essenziale della motivazione della decisione del giudice delle leggi è che non è più giustificabile, dopo la riforma dell’istituto della separazione personale, introdotto dal novellato art. 151 c.c., il diniego al coniuge, cui sia stata addebitata la separazione, di una tutela che assicuri la continuità dei mezzi di sostentamento che il defunto coniuge sarebbe tenuto a fornirgli ed inoltre che sussiste disparità di trattamento rispetto al coniuge divorziato al quale la pensione di reversibilità è corrisposta quando sia titolare dell’assegno di divorzio, oltre che rispetto al regime della reversibilità operante per il coniuge del dipendente statale separato per colpa.
    La motivazione del giudice delle leggi, se conduce ad equiparare con sicurezza la separazione per colpa a quella con addebito, non autorizza l’interprete a ritenere che sia residuata una differenza di trattamento per il coniuge superstite separato in ragione del titolo della separazione. Se è possibile individuare contenuti precettivi ulteriori, essi riguardano esclusivamente il legislatore, autorizzato senza dubbio a disporre che il coniuge separato per colpa o con addebito abbia diritto alla reversibilità ovvero ad una quota, solo nella sussistenza di specifiche condizioni. D’altro canto l’attuale assetto normativo, come determinato dall’intervento della Corte Costituzionale, non può essere sospettato di contrasto con l’art. 3 Cost., in quanto la posizione del coniuge separato non è comparabile con quella del divorziato, mentre il diverso trattamento riservato ai dipendenti statali potrebbe indurre e a dubitare della legittimità di questo e non certo del trattamento più favorevole del settore privato (in questo senso Cass. n. 15516 del 2003).
    Su tali presupposti questo Collegio ritiene corretta la decisione di appello impugnata, atteso che, venuta meno l’esclusione disposta dalle norme dichiarate incostituzionali, il coniuge separato per colpa o per addebito è equiparato in tutto o per tutto al coniuge superstite (separato o non) ai fini della pensione di reversibilità, a lui spettante a norma del R.D.L. n. 636 del 1939, art. 13, nel testo sostituito dalla L. n. 903 del 1965, art. 22.
    Nè questo Collegio ritiene convincente l’orientamento (cfr. Cass. n. 11428 del 2004), fatto proprio dall’INPS, pur esso intervenuto dopo l’intervento del giudice delle leggi, secondo cui nell’ipotesi in cui il coniuge defunto non era tenuto al mantenimento o all’assegno alimentare in considerazione dello stato di bisogno dell’altro coniuge, in mancanza del presupposto della “vivenza a carico” e della funzione di sostentamento da proseguire, dovrebbe escludersi il diritto alla pensione di reversibilità, in quanto a seguito della sentenza costituzionale n. 286/1987, anche per il coniuge separato per colpa o con addebito della se-parazione, ai fini del diritto alla pensione di reversibilità, opera la presunzione legale di “vivenza a carico” del lavoratore assicurato al momento della morte (in questo senso Cass. n. 15516 del 2003 citata).
    A conferma della impugnata decisione può da ultimo osservarsi che l’INPS non ha espressamente contestato la sentenza impugnata laddove, nella narrativa dello svolgimento del processo, espone che lo Sc. aveva comunque versato alla moglie T., stante il suo stato di necessità, una somma mensile di L. 300.000 e poi di L. 500.000.
    3. In conclusione il ricorso dell’INPS è destituito di fondamento e va rigettato.
    Ricorrono giusti motivi, tenuto conto del riferito contrasto giurisprudenziale sulla questione, per compensare tra le parti le spese del giudizio di cassazione.
  • PQM

    P.Q.M.

    La Corte rigetta il ricorso. Nulla per le spese.
    Così deciso in Roma, il 22 gennaio 2009.
    Depositato in Cancelleria il 25 febbraio 2009


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4 Commenti

  1. Avrei bisogno di una informazione in merito del figlio disabile? Padre risposato non passa niente per il figlio oggi 40enne,madre pure risposata con il figlio a carico 100/100,in caso di morte dei due genitori cosa aspetta al figlio? E ai due coniugi dei genitori? Nessuno sa darmi indicazioni al merito e io voglio tutelare mio figlio in attesa di risposta ringrazio saluti

  2. Ai fini di quantificare la pensione di reversibilità al coniuge superstite divorziato e titolare di assegno di mantenimento, il periodo di separazione legale si cumula con il periodo di regolare convivenza matrimoniale? La domanda è posta peril caso di eventuali matrimoni successivi contratti dal de cuius dante causa. Grazie in anticipo!

  3. Salve
    I miei genitori sono divorziati e mio padre si è risposato senza avere figli ed è deceduto il 9/07/2017.Con mia madre ha avuto due figli,mio fratello nel 1975 e io nato nel 1979.Perchè mia madre avendo due figli dal matrimonio non deve percepire nessuna reversibilità,visto che mio padre ci aiutava economicamente??
    Mia madre non si è risposata e non convive.
    Pensate che in futuro mia madre possa ricevere una tantum?

    grazie

  4. Buon giorno ,
    sono stata spostata x 15 anni e ho avuto 2 figlie. .ora da separata ho da 7 anni un assegno di mantenimento. ..per percepire la eventuale reversibilità è meglio separarsi o divorziare?
    Grazie irene

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