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Casa disabitata, pagamento Imu Tari e Tasi

20 gennaio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 20 gennaio 2017



Chi possiede una casa disabitata è tenuto ugualmente a corrispondere le imposte sugli immobili, compresa la tassa sui rifiuti?

 

La Iuc, cioè l’imposta unica comunale, è composta da tre imposte sugli immobili, Imu, Tasi e Tari: la prima è l’imposta municipale propria, che ha sostituito l’Ici, la Tasi, invece, è la tassa sui servizi indivisibili, come l’illuminazione stradale, mentre la Tari è la tassa sui rifiuti, che ha sostituito le vecchie Tarsu, Tares e Tia.

Imu e Tasi sulla prima casa sono state abolite, per l’anno 2016, eccetto che per le abitazioni di lusso, mentre sono dovute sulle seconde case. In merito alle seconde case, però, ci si chiede se sia possibile ottenere un’esenzione, nel caso in cui l’immobile risulti disabitato, specie per quanto riguarda la tassa sui rifiuti, che ovviamente, se la casa non è utilizzata, non vengono prodotti.

Tari: come funziona

Per capire se si ha diritto a un’esenzione, o almeno a una riduzione della Tari, nel caso in cui l’immobile sia disabitato, bisogna prima capire come funziona la tassa sui rifiuti. Il tributo si compone di una parte fissa, corrispondente al costo del servizio, determinata secondo la superficie dell’abitazione, o dell’immobile,  e da una parte variabile, che deve essere proporzionata alla quantità di rifiuti prodotti.

Dato che risulta molto complicato, se non impossibile, conteggiare la totalità della spazzatura prodotta in una famiglia, la quantità di rifiuti è determinata in base  al numero dei componenti del nucleo familiare. Ci sono, però, molti altri parametri che possono determinare delle variazioni più che rilevanti nella produzione di rifiuti, oltre al numero degli abitanti di un’unità immobiliare: ad esempio, l’occupazione dell’immobile per una sola parte dell’anno, il riciclo in proprio di materiali, il compostaggio degli scarti organici, l’indisponibilità dei locali a causa di una ristrutturazione…

Fortunatamente, la normativa generale sulla Tari prevede alcuni casi di esenzione e di riduzione, mentre altre ipotesi sono previste dai regolamenti dei singoli comuni. Vediamo, allora, se chi possiede una seconda casa disabitata ha diritto a qualche agevolazione.

Tari: casa inutilizzata di fatto

La normativa sulla Tari esclude totalmente dalla tassa i locali e le aree inutilizzabili, poiché, dato che non possono essere sfruttati in alcun modo, non possono nemmeno produrre rifiuti.

L’inutilizzabilità dell’immobile deve essere tuttavia verificabile in modo oggettivo: ad esempio, un locale senza collegamenti alla rete elettrica, idrica e fognaria, oppure inagibile o inabitabile, sarà esente dall’imposta, mentre un locale in cui sussistono gli allacciamenti è tassabile, anche se di fatto è inutilizzato, totalmente o per la maggior parte dell’anno.

Quindi, se si possiede una seconda casa che, nonostante sia disabitata, non è né inagibile, né inabitabile ed è collegata alle reti idriche, elettriche e fognarie, l’abitazione non è esentata dalla Tari.

Se, invece, la casa è inagibile o inabitabile, si ha anche diritto alla riduzione del 50% della base imponibile di Imu e Tasi.

Tari: cantine e garage

Se si possiede un’area o un locale non suscettibile di produrre spazzatura in modo autonomo,  come una cantina, un garage, un sottotetto, terrazze e balconi, la Tari non è dovuta.

Tari: seconda casa in ristrutturazione

Il regolamento comunale può prevedere l’esenzione dalla Tari se l’abitazione si trova in ristrutturazione, per il periodo nel quale non è abitata o occupata. L’esenzione è inoltre generalmente prevista per le abitazioni che si trovano interamente in ristrutturazione, per un periodo di almeno 2 mesi.

Tari: sconti per la seconda casa

Il regolamento comunale, in merito alla tassa sui rifiuti sulla seconda casa, può prevedere ulteriori riduzioni ed agevolazioni nelle situazioni seguenti:

  • abitazioni occupate da una sola persona;
  • case vacanza: si tratta di abitazioni che restano a disposizione per la maggior parte dell’anno, soggette ad un utilizzo discontinuo, limitato o stagionale;
  • immobili ad uso ricorrente: si tratta di locali ed aree scoperte soggetti ad un utilizzo periodico non continuativo ma ciclico, che può essere, ad esempio, stagionale;
  • immobili occupati da soggetti che risiedono o dimorano all’estero, per oltre sei mesi all’anno;
  • fabbricati rurali ad uso abitativo;
  • situazioni di grave disagio per l’utenza;
  • contribuenti che smaltiscono una parte dei rifiuti in proprio, conformemente alla normativa, oppure che abbiano realizzato interventi tecnico-organizzativi comportanti una minore produzione di rifiuti (per verificare la spettanza della riduzione, però, il Comune deve effettuare un’istruttoria tecnica).

Sconti e riduzioni, inoltre, possono essere concessi nel caso in cui rispondano a un criterio di perequazione nell’applicazione del tributo.

Tari: come richiedere l’esenzione o la riduzione

Ogni singolo Comune prevede, a seconda delle motivazioni, degli specifici moduli di domanda per richiedere esenzioni, sconti o riduzioni, disponibili all’interno del sito web dell’ente.

È comunque possibile utilizzare un modello di domanda standard, che alleghiamo qui.

La domanda, unitamente alla copia di un proprio documento d’identità, può essere inviata tramite posta elettronica certificata, raccomandata, oppure consegnata direttamente all’Ufficio protocollo del proprio Comune.

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9 Commenti

  1. Per quanto concerne i garage che non producono immondizia in modo autonomo,come scrivete ,non è dovuta la TARI ma, di fatto ,tutti i Comuni ,la richiedono.La domanda è: Esiste una legge nazionale che regolamenta tale materia o l’imposizione è demandata ai singoli Comuni?

  2. Per quanto concerne i garage che non producono immondizia in modo autonomo,come scrivete ,non è dovuta la TARI ma, di fatto ,tutti i Comuni ,la richiedono.La domanda è: Esiste una legge nazionale che regolamenta tale materia o l’imposizione è demandata ai singoli Comuni?

  3. Per quanto concerne la tasi che è un servizio indivisibile quali illuminazione Delle strade e altro ma io che non ho questi servizi perché la devo pagare?

  4. Ma la normativa sulla tassa dell immondizia qual è? A me interessa il caso di una casa disabitata senza allacciamento idrico

  5. Ma nel caso in cui il regolamento del proprio Comune non preveda esenzioni per chi ha una casa disabitata senza mobili nè utenze allacciate, a quale legge nazionale ci si può rifare per imporre le proprie ragioni? Nel regolamento TARI del mio Comune ultimo aggiornato non si parla di alcuna esenzione ma al massimo di una riduzione del 10% per la parte variabile della tassa. Io invece credo di avere diritto a non pagare nemmeno 1 euro. Naturalmente però devo dimostrare le evidenze normative che mi danno ragione. Qualcuno sa aiutarmi? Grazie!

    1. mi pare di ricordare che per l’IRPEF esiste il caso che l’abitazione non abbia utenze attive e non sia utilizzabile. Forse si può fare riferimento a quella normativa.

    2. Sicuramente avrai risolto gia’ il tuo problema tenuto conto della data della domanda in questo forum .Io mi trovo nelle stesse condizioni .Mia moglie dovrebbe ricevere in donazione un terreno con una casa assai degradata ma non da considerarla a parere del tecnico collabente . Potrebbe venire in aiuto nel caso nostro l’articol 13 comma 3 del D.L. 201/2011 convertito dalla l.214/2011.Questa ipotesi a norma dovrebbe fare fruire della riduzione del 50 per cento della base imponibile IMU .Infatti nella fattispecie l’abitazione non utilizzata è priva di acqua e luce .Ne conseguirebbe anche l’esenzione smaltimento rifiuti . Purtroppo i comuni per ragioni di cassa ostacolano questo diritto all’insegna dell’ignoranza mistificata con la malafede . Saluti carloteri@hotmail.it

  6. Gentile signora Secci, possiedo un fabbricato in un comune montano accatastato il 28-8-2003 come FR DIV SUB. I due subalterni sono il 3: D10 comprendente stalla e fienile, e 4: C2 comprendente cantina e 2 stanze attigue al primo piano. Io ho ricevuto il fabbricato in eredità, non sono agricoltore ma i miei vicini avevano per anni utilizzato illegalmente le due stanze attigue come deposito di macchinari agricoli e la stanza a pian terreno come pollaio. Il fabbricato era la casa del mio trisavolo, è stato penso abitato fino agli inizi del 1900, si trova tuttora privo di acqua luce e fognature e negli atti notarili è definito come “casa di Giuseppe” e le relative stanze come cantina, piccola stalla, cucina e retrocucina e sottotetto. Potrei farlo accatastare come A6 e inoltrare una dichiarazione di “stato di non utilizzo” per via del fatto che non lo utilizzo e che mancano le utenze? Nel 2002 ho fatto rifare solo il tetto perchè stava crollando. La ringrazio dell’attenzione Rosa Chéraz

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