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Si può usare WhatsApp per eludere i controlli della Polizia?

1 Novembre 2016 | Autore:


> Business Pubblicato il 1 Novembre 2016



I gruppi di “solidarietà” per evitare i controlli sono legali? Ecco come è andata ai fondatori del gruppo WhatsApp “Avviso posti di blocco”.

È legale scambiarsi informazioni in merito alle possibilità di controllo da parte delle Forze dell’Ordine? Si possono usare i social e la messaggistica istantanea per avvertire gli amici della presenza di posti di blocco?

La questione del gruppo “Avviso posti di blocco” porta nell’anno 2016 il vecchio metodo del “lampeggiamento” tra automobilisti e lo rende “multimediale” e dunque mille volte più efficace… ma legale?

Cos’è il gruppo Avviso posti di blocco?

“Avviso Posti di Blocco” era un gruppo WhatsApp partito quasi per gioco. I fondatori erano stati 3 giovani valsabbini che hanno pensato di sfruttare le potenzialità della comunicazione istantanea per scambiare con gli amici le informazioni relative alla presenza di controlli delle Forze dell’Ordine.

Per evitare il ritiro della patente nel caso in cui si fosse alzato il gomito, o una multa per eccesso di velocità, bastava riuscire ad inserirsi nel gruppo.

Un unico limite al funzionamento di questa idea: la grandezza massima del gruppo, che su WhatsApp può raggiungere “solo” 250 persone. Ma l’idea funziona e il gruppo si espande, quindi i gruppi diventano due, poi tre, poi ce n’è uno in ogni provincia e in ogni zona, è insomma sull’orlo del boom e sta per diventare un fenomeno globale, ci sono persone in lista d’attesa per entrare ogni qual volta un membro si ritira.

Ma qualcuno segnala l’iniziativa alle Forze dell’Ordine, che hanno immediatamente individuato i responsabili e fatto chiudere il gruppo. La ragione è l’interruzione di pubblico servizio.

Come funzionava “Avviso posti di blocco”?

Avviso posti di blocco“, poi più prudentemente rinominato “Avviso incidenti” aveva un funzionamento degno dei migliori social network: quando qualcuno degli iscritti si imbatteva in un posto di blocco lungo le strade, lo segnalava a tutti gli altri, scrivendo con precisione dove si trovava la pattuglia.

“Avviso Incidenti” e “Posti di Blocco”: un’idea geniale nella sua semplicità

Chi conosce applicazioni come Waze, ad esempio, si renderà conto di come nella pratica il funzionamento sia molto simile e di come nella sua semplicità l’idea fosse per essere ad un passo dal diventare geniale. E non è detto che non lo diventi nel prossimo futuro.

Oggi il lancio del servizio naturalmente si scontra con il blocco delle Forze dell’ordine che naturalmente hanno sottolineato come il problema non fosse quello di riuscire a ritirare una patente in più o in meno, ma di evitare che il gruppo fosse utilizzato per un uso diverso e ben più grave, ad esempio evitare controlli in caso di reati rilevanti come ad esempio lo spaccio o il traffico di stupefacenti, o ad esempio il favoreggiamento alla prostituzione.

Legale creare gruppi solidali su WhatsApp e Telegram?

Ma allora è legale creare gruppi “solidali” per evitare i controlli di polizia? Si chiederà.

Il tema dibattuto sin da quando la solidarietà si presentava con un lampeggiamento di fari da un automobilista all’altro. La soluzione è sempre una: questo genere di azioni di trasferimento di informazioni relativamente alla presenza di controlli da parte delle Forze dell’Ordine è illegale, il reato che ne consegue è un reato penale [1] perchè contrario al principio di divieto di turbamento o interruzione di pubblico servizio.

Il reo può essere punito con la reclusione fino ad un anno, mentre i promotori dell’iniziativa con una reclusione che può andare da 1 a 5 anni.

Prima di accettare di entrare nel gruppo, è il caso di pensar bene se ne valga la pena.

note

[1] Art. 340, cod.pen.


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