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Lo sai che? Quali poteri ha il controllore del treno?

Lo sai che? Pubblicato il 23 gennaio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 23 gennaio 2017

Il controllore sul treno è un pubblico ufficiale: se chiede le generalità e il viaggiatore si rifiuta di fornirle commette un reato. A dirlo è la Cassazione.

 

 

Controllore treno: è pubblico ufficiale

La Corte di Cassazione è chiara: i controllori sul treno sono pubblici ufficiali e, in quanto tali, è reato rifiutarsi di fornire loro le generalità richieste ed esibire il documento di identità [1].

La sentenza in cui si sostiene quanto appena riportato riguarda una donna che, per dimenticanza, non oblitera il biglietto: nel momento in cui il capotreno glielo richiede, si rifiuta di fornirgli il documento di identità. Risultato? Doppia sanzione per lei: data la sua iniziale resistenza nei confronti del capotreno, ha commesso un reato previsto dal nostro codice penale, rifiuto di indicazioni sulla propria identità personale [2].

Non scatta, invece, il reato di resistenza a pubblico ufficiale se il viaggiatore senza biglietto, nel tentativo di convincere il controllore a non fargli la multa, abbia detto frasi come “lei non sa chi sono io” oppure “con tutti i delinquenti che ci sono, perdete tempo con me”. Comportamenti del genere, infatti, pur non essendo esattamente indici di educazione e senso civico, non costituiscono gesti di violenza né di minaccia, idonei a spingere gli agenti ad omettere il compimento di atti di ufficio [3].

Controllori treno: che poteri hanno?

La Corte di Cassazione è chiara nello stabilire che gli addetti delle Ferrovie dello Stato devono essere considerati a tutti gli effetti dei pubblici ufficiali e, in quanto tali, sono dotati di poteri certificativi e autoritativi. Inoltre, svolgono una funzione amministrativa tutte le volte in cui contestano i fatti, accertano eventuali infrazioni ed elevano contravvenzioni, secondo norme di diritto pubblico.

note

[1] Cass., sent. n. 38389 del 01.10.2009.

[2] Art. 641 cod. pen.

[3] Trib. Firenze sent. n. 2359 del 03.08.2015.

Tribunale Firenze, sez. II Penale, 03.08.2015, n. 2359

Non si configura il reato di resistenza a P.U., ex art. 337 c.p., in mancanza dell’elemento oggettivo essendo stata posta in essere una condotta relativamente alla quale non possono individuarsi gesti di violenza, né di minaccia, finalizzati a spingere gli agenti ad omettere il compimento di atti del proprio ufficio. A tal fine, infatti, non possono qualificarsi come realmente intimidatorie le frasi da questi proferite agli agenti, del tipo: “con tutti i delinquenti che ci sono, perdete tempo con me” nel momento in cui questi gli chiedevano l’esibizione dei documenti o le generalità.

Corte di Cassazione, sez. I Penale, 01.10.2009, n. 38389

Pur dopo la trasformazione dell’Ente Ferrovie dello Stato in società per azioni, gli addetti alle ferrovie dello Stato, che – come capotreno-controllore dei biglietti – provvedono alla constatazione dei fatti ed alle relative verbalizzazioni nell’ambito di attività di prevenzione ed accertamento delle infrazioni relative ai trasporti, sono pubblici ufficiali in quanto muniti di poteri autoritativi e certificativi e svolgenti una funzione amministrativa disciplinata da norme di diritto pubblico (cfr. Cass. sentenze 1943/99, 2100/95, 11490/94). Ne consegue che, essendosi la (…) rifiutata di dare indicazioni sulle propria identità personale al capotreno/pubblico ufficiale che agiva nell’esercizio delle sue funzioni, il fatto integra pacificamente il reato ascritto. Né vale ad escludere la sussistenza del reato la circostanza di avere poi l’imputata esibito un proprio documento di identità all’agente della (…) essendo costui intervenuto successivamente al rifiuto opposto dalla (…) su richiesta del capotreno e proprio a seguito di tale rifiuto, e quindi dopo la consumazione del reato.

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