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Lo sai che? Da cosa tutela il fondo patrimoniale?

Lo sai che? Pubblicato il 27 gennaio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 27 gennaio 2017

Si riduce la tutela garantita dal fondo patrimoniale: ora, si può pignorare la casa di famiglia per i debiti di lavoro essendo stato ampliato il concetto di bisogni familiari.

Un vita lunga 70 anni, pari a quella del codice civile: ma anche nel mondo giuridico tutto ha un inizio e una fine. A soccombere sotto i colpi della Governo e della Cassazione stavolta è il fondo patrimoniale, un istituto che per decenni ha protetto le case e i terreni degli Italiani dai pignoramenti dei creditori.

Ora, infatti, le esecuzioni forzate potranno avere ad oggetto anche gli immobili di famiglia. Cerchiamo di capirne di più.

 

Fondo patrimoniale: cos’è?

Il fondo patrimoniale costituisce un patrimonio separato formato da un complesso di beni determinati (immobili, mobili registrati o titoli di credito) con la funzione di destinare i beni che vi fanno parte al soddisfacimento dei diritti di mantenimento, assistenza e contribuzione esistenti nell’ambito della famiglia. In pratica, rappresenta una parte separata del patrimonio dei coniugi, vincolata al soddisfacimento dei bisogni familiari: proprio in virtù di questa sua particolare natura e funzione, i coniugi non possono disporre dei beni che lo formano per scopi estranei agli interessi della famiglia né i creditori particolari dei coniugi (per obblighi sorti per scopi estranei ai bisogni della stessa) possono soddisfare i loro diritti sui beni oggetto del fondo patrimoniale medesimo.

Fondo patrimoniale: da cosa e quando tutela?

Esso viene stipulato tramite un notaio e iscritto nell’atto di matrimonio, tutelando, così, gli immobili di coppie sposate e unioni civili tra gay da eventuali successivi pignoramenti. Attenzione su questo punto: si è detto che i beni che ne fanno parte sono vincolati al soddisfacimento dei bisogni della famiglia. Logica conseguenza di ciò è che il fondo non tutela da tutti i tipi di debiti, ma solo per quelli volti a soddisfare esigenze diverse dai “bisogni della famiglia”. In pratica, il funzionamento del fondo parte da una necessaria distinzione:

  • se le spese vengono effettuate per le necessità familiari, il creditore non pagato può pignorare anche la casa o il terreno inserito nel fondo patrimoniale;
  • se le spese avvengono per motivi diversi, non di carattere familiare, il creditore dovrà soddisfarsi diversamente.

Altro aspetto che merita di essere segnalato: ipotizziamo che Tizio si indebiti nei confronti di Caio per 500 mila euro, decidendo così di andare dal notaio Sempronio per costituire il fondo patrimoniale. Tizio, in realtà, non avrà risolto un bel niente dato che Caio può far revocare tale atto. La legge, infatti, dice che se si dimostra che il debitore si è spossessato dei suoi beni principali e non ne ha altri per garantire le obbligazioni contratte, a prescindere dalla natura del debito, nei primi cinque anni il fondo patrimoniale può essere sempre revocato.

Fondo patrimoniale: cosa cambia?

Come dicevamo nella parte introduttiva, il fondo patrimoniale, già nel 2015, va in sofferenza: con una modifica al codice civile [1] lo si è reso sempre pignorabile se il creditore, entro l’anno successivo alla sua costituzione, trascrive il suo pignoramento nei pubblici registri. E ciò anche per debiti estranei alle esigenze familiari. Per intenderci: se Tizio va dal notaio il 1° maggio 2016 per inserire la propria casa nel fondo patrimoniale ed entro il 30 aprile 2017 (1 anno esatto) un creditore inizia un pignoramento (trascrivendolo nei registri), la casa di Tizio sarà comunque pignorabile, indipendentemente dal suo inserimento nel fondo. Ciò significa che la tutela del fondo è effettiva solo una volta trascorsi 12 mesi senza che nessun avvii “gli atti” contro il debitore.

Fondo patrimoniale: quali sono i bisogni della famiglia?

Profondamente rivisto anche il concetto di “bisogni della famiglia” [2], in cui viene ora fatto rientrare un vasto elenco di debiti:

  • quelli fiscali nei confronti dell’Agenzia delle Entrate;
  • quelli coi fornitori dell’attività lavorativa;
  • la fideiussione prestata per l’azienda di famiglia;
  • i debiti derivanti dall’attività professionale.

Come si può comprendere, oggi per bisogni della famiglia si intende la quasi totalità delle situazioni di morosità degli Italiani. Conseguenza di questa nuova interpretazione è l’aumento del numero di creditori che possono pignorare il fondo patrimoniale in ogni momento (anche dopo i cinque anni necessari alla revocatoria).

In parole povere, se in passato la casa nel fondo poteva essere pignorata solo in caso di debiti nati da spese di istruzione, spese condominiali, tasse sulla casa, oggi è aggredibile anche se hai fatto un mutuo per aprire un negozio, se non hai pagato lo stipendio ai tuoi dipendenti, se hai firmato come garante del tuo socio per un finanziamento alla società: la casa, cioè, potrà essere aggredita dai creditori dell’attività lavorativa, sia essa imprenditoriale o professionale, anche se tali debiti sono stati contratti prima del cambiamento della normativa.

Fondo patrimoniale: da cosa tutela oggi?

Ma, allora, una domanda sorge spontanea: il fondo patrimoniale tutela davvero? Ha ancora una qualche utilità?

Molto probabilmente anche i Giudici, nel tentare di lasciare un minimo ambito di operatività all’istituto, se lo sono chiesti: e hanno finito per sostenere che il fondo non può essere aggredito solo per quei debiti contratti per esigenze di natura voluttuaria – ad esempio, per un viaggio vacanza – o caratterizzati da intenti speculativi come un investimento mal riuscito: situazioni difficilmente verificabili dato che gli Italiani fanno già fatica ad arrivare a fine mese tra bollette e altre spese necessarie alla sopravvivenza.

note

[1] Art. 2929 bis cod. civ., introdotto dall’art. 12 d.l. n. 83 del 27.06.2015.

[2] Corte App. Lecce, sent. n. 434 del 28.04.2016.

Corte cassazione, sez. Tributaria, 24.02.2016, n. 3600

In tema di fondo patrimoniale, il criterio identificativo dei debiti per i quali può avere luogo l’esecuzione sui beni del fondo va ricercato non già nella natura dell’obbligazione, contrattuale o extracontrattuale, ma nella relazione tra il fatto generatore di essa e i bisogni della famiglia, sicché anche un debito di natura tributaria sorto per l’esercizio dell’attività imprenditoriale potrebbe ritenersi contratto per soddisfare tale finalità. L’onere della prova dei presupposti di applicabilità dell’articolo 170 cod. civ., grava sulla parte che intende avvalersi del regime di impignorabilità dei beni costituiti in fondo patrimoniale; la prova può consistere anche in presunzioni semplici o nel ricorso a criteri logici e di comune esperienza.

Corte di Cassazione, sez. III, 31.10.2014, n. 23163

Le esigenze voluttuarie o caratterizzate da intenti speculativi rilevano al fine di escludere la pignorabilità quando esse non ineriscano direttamente beni costituiti in fondo patrimoniale; qualora invece i debiti siano contratti per la gestione e l’amministrazione di questi stessi beni, essi debbono intendersi necessariamente riferiti ai bisogni della famiglia, anche quando inerenti, come detto, a spese a carattere voluttuario o comunque evitabili.

 

Corte di Cassazione, sez. III, 31.10.2104, n. 23158

In sede di opposizione all’esecuzione, come l’opponente può contestare il diritto di procedere all’esecuzione forzata adducendo una ragione di impignorabilità del bene staggito (nella specie, il suo conferimento ad un fondo patrimoniale) sorta anteriormente alla formazione del titolo esecutivo giudiziale o al conseguimento della sua definitività, così, simmetricamente, non è precluso al creditore procedente di replicare che la pignorabilità del bene deriva dall’applicazione dell’art. 192 cod. pen. , qualora il fondo sia stato costituito dall’autore del reato dopo la commissione dello stesso, attesa l’inesistenza di un rapporto di pregiudizialità tra azioni revocatorie, tanto più di quella penale, rispetto all’opposizione all’esecuzione che si fondi sull’impignorabilità di beni che siano oggetto di queste.

Corte di Cassazione, sez. III, 26.08.2014, n. 18248

Si è ammesso che anche il credito extracontrattuale è ammesso a soddisfacimento sui beni in fondo patrimoniale, purché sussista una relazione tra il fatto generatore (o fonte generatrice) e le esigenze familiari e intese poi queste ultime in senso relativamente ampio, quali quelle volte al pieno soddisfacimento e all’armonico sviluppo della famiglia nonché al potenziamento della sua capacità lavorativa, con esclusione solo delle esigenze di natura lavorativa, con esclusione solo delle esigenze di natura voluttuaria o caratterizzate da interessi meramente speculativi.

Corte di Cassazione, sez. III, 26.08.2014, n. 18248

L’esecuzione sui beni del fondo e sui frutti di essi non può aver luogo per debiti che il creditore conosceva essere stati contratti per scopi estranei ai bisogni della famiglia; e al riguardo bene si sostiene non solo che l’istituto integri un divieto di espropriazione avente natura di eccezione al principio generale della responsabilità patrimoniale del debitore, ma comunque che un tale divieto si basi sulla necessaria coesistenza di almeno tre presupposti della cui prova è onerato l’esecutato: di un elemento formale, cioè della rituale annotazione a margine del registro di stato civile; di un elemento oggettivo, cioè l’estraneità del credito ai bisogni della famiglia; di un elemento soggettivo, cioè la consapevolezza del creditore di tale estraneità.

Corte di Cassazione, sez. III, 07.10.2008, n. 24757

L’atto di costituzione del fondo patrimoniale, anche quando é posto in essere dagli stessi coniugi, costituisce un atto a titolo gratuito che può essere dichiarato inefficace nei confronti del creditore, qualora ricorrano le condizioni di cui al n. 1 dell’art. 2901 cod. civ. Nell’ambito della nozione lata di credito accolta dalla norma citata, non limitata in termini di certezza, liquidità ed esigibilità, ma estesa fino a comprendere le legittime ragioni o aspettative di credito deve considerarsi ricompresa la fideiussione.

Corte di Cassazione, sez. VI – 3, 10.02.2015, n. 2530

L’atto di costituzione del fondo patrimoniale, anche se compiuto da entrambi i coniugi, è un atto a titolo gratuito, soggetto ad azione revocatoria ai sensi dell’art. 2901, primo comma, n. 1), cod. civ. se sussiste la conoscenza del pregiudizio arrecato ai creditori, il cui credito anteriore non può considerarsi estinto per novazione oggettiva a seguito della mera modificazione quantitativa della precedente obbligazione e per il differimento della sua scadenza, essendo a tale effetto necessari l’“animus novandi” e l’“aliquid novi”.

Corte di Cassazione, sez. III, 12.12. 2013, n. 27854

La costituzione del fondo patrimoniale di cui all’art. 167 cod.civ. è soggetta alle disposizioni dell’art. 162 cod. civ., circa le forme delle convenzioni matrimoniali, ivi inclusa quella del quarto comma, che ne condiziona l’opponibilità ai terzi all’annotazione del relativo contratto a margine dell’atto di matrimonio, mentre la trascrizione del vincolo per gli immobili, ai sensi dell’art. 2647 cod. civ., resta degradata a mera pubblicità-notizia e non sopperisce al difetto di annotazione nei registri dello stato civile, che non ammette deroghe o equipollenti, restando irrilevante la conoscenza che i terzi abbiano acquisito altrimenti della costituzione del fondo.


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