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Quando una sentenza passa in giudicato

21 Gennaio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 21 Gennaio 2017



Significato e cause del passaggio in giudicato della sentenza civile: cosa giudicata formale e sostanziale.

Il passaggio in giudicato della sentenza sancisce la conclusione definitiva del processo senza possibilità che questo prosegua sugli aspetti della causa già decisi dal giudice. In altri termini, la sentenza passata in giudicato acquista certezza definitiva e le questioni da essa decise non possono più essere messe in discussione. Ma quando si può dire che una sentenza è passata in giudicato? Le ipotesi sono tre:

1) la sentenza di primo grado o successiva (per esempio sentenza di appello) non viene impugnata nei termini stabiliti dalla legge. I termini per impugnare la sentenza si distinguono in termini brevi e termini lunghi: i primi decorrono dalla notifica della sentenza, dalla conoscenza di un determinato fatto o dalla comunicazione della sentenza. I termini lunghi, invece, prescindono dagli avvenimenti suddetti e decorrono dalla pubblicazione della sentenza.

In particolare, i termini brevi sono:

  • 30 giorni per appello, revocazione e opposizione di terzo revocatoria contro le sentenze di tribunale e giudice di pace;
  • 30 giorni per revocazione e opposizione di terzo revocatoria contro le sentenze d’appello;
  • 30 giorni per il regolamento di competenza;
  • 60 giorni per il ricorso per cassazione e la revocazione contro sentenze e ordinanze della Corte di cassazione.

I termini lunghi, invece, sono di sei mesi sia per l’appello e la revocazione che per il ricorso in Cassazione.

Dunque, se la parte interessata, non impugna la sentenza entro i termini (brevi o lunghi) sopra indicati, la sentenza passa in giudicato.

2)  la sentenza è stata impugnata ma il giudizio di impugnazione non è proseguito;

3) la sentenza è stata impugnata e si sono conclusi tutti i gradi di giudizio fino ad arrivare alla Corte di Cassazione, la cui decisione non è più impugnabile.

Giudicato formale e giudicato sostanziale

Dal punto di vista prettamente giuridico si distingue tra giudicato formale e giudicato sostanziale.

Il giudicato formale riguarda la stabilità della sentenza intesa formalmente come provvedimento giudiziale che non può più essere impugnato dalle parti né modificato dal giudice.

Per legge [1], si intende passata in giudicato «la sentenza che non è più soggetta né a regolamento di competenza, né ad appello, né a ricorso per cassazione, né a revocazione».

Il giudicato sostanziale riguarda invece l’effetto della decisione definitiva sui rapporti giuridici ad essa sottesi. In altri termini, con il giudicato sostanziale, la sentenza accerta definitivamente l’esistenza o meno di un diritto e obbliga definitivamente le parti ad osservare le statuizioni del giudice.

Per legge [2], infatti, «l’accertamento contenuto nella sentenza passata in giudicato fa stato a ogni effetto tra le parti, i loro eredi o aventi causa».

Rimedi contro il giudicato

La sentenza passata in giudicato è ormai definitiva e non può più essere messa in discussione, ma la legge fa salvi alcuni casi eccezionali.

Si tratta della revocazione straordinaria e dell’opposizione di terzo.

In particolare la sentenza passata in giudicato può essere impugnata per revocazione straordinaria se:

  • è l’effetto del dolo di una delle parti;
  • le prove su cui si è deciso sono state dichiarate false;
  • dopo la sentenza sono stati trovati uno o più documenti decisivi che la parte non aveva potuto produrre in giudizio per causa di forza maggiore o per fatto dell’avversario;
  • è effetto del dolo del giudice, accertato con sentenza passata in giudicato.

L’altro rimedio contro il giudicato è l’opposizione di terzo: il terzo, cioè la persona che non è mai stata parte del giudizio, può impugnare la sentenza, anche se definitiva, qualora pregiudichi i propri diritti.

note

[1] Art. 324 cod. proc. civ.

[2] Art. 2909 cod. civ.


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