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Pignoramento pensione: il minimo vitale impignorabile 2017

4 Gennaio 2017


Pignoramento pensione: il minimo vitale impignorabile 2017

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 Gennaio 2017



Il minimo vitale impignorabile della pensione è pari alla misura dell’assegno sociale Inps aumentato della metà.

Quando il creditore pignora la pensione presso l’Inps, il pignoramento si estende fino a massimo un quinto dell’importo, detratto però il cosiddetto «minimo vitale», una somma ritenuta impignorabile per garantire al pensionato un’esistenza dignitosa e decorosa. Ma come si calcola il minimo vitale? Molto facile: bisogna prendere la misura dell’assegno sociale erogato dall’Inps (importo annualmente rivalutato) e sommarvi la metà di tale stesso importo. Pertanto, se l’assegno sociale è attualmente di 448,07 euro, il minimo di sopravvivenza impignorabile è pari a 672,10 euro (ossia 448,07 + 224,03 [che è la metà di 448,07]).

Il risultato di tale operazione costituisce dunque la parte di pensione impignorabile, sotto la quale cioè la mensilità non può mai scendere.

Se per il 2015 l’assegno sociale ammontava a 448,51 euro mensili per 13 mensilità [1], per il 2016 e il 2017 (fino a nuova indicazione dell’Inps) la misura resta quella indicata lo scorso 31 dicembre 2015 [2], ossia 448,07 euro mensili per 13 mensilità.

In attesa, dunque, di conoscere il prossimo aggiornamento degli importi della pensione sociale, la quota di pensione impignorabile per il 2017 è pari a 672,10 euro.

La modifica, introdotta due anni fa [3], ha colmato una lacuna presente nel nostro ordinamento: il codice di procedura civile, pur stabilendo che la pensione non potesse mai scendere al di sotto del minimo vitale non aveva mai avuto attuazione e la quantificazione di tale minimo impignorabile era stata elaborata dalla giurisprudenza. Ora la riforma ha tolto ogni dubbio sul punto disponendo quanto segue [4]:

«Le somme da chiunque dovute a titolo di pensione, di indennità che tengono luogo di pensione o di altri assegni di quiescenza, non possono essere pignorate per un ammontare corrispondente alla misura massima mensile dell’assegno sociale, aumentato della metà. La parte eccedente tale ammontare è pignorabile nei limiti previsti dal terzo, quarto e quinto comma nonché dalle speciali disposizioni di legge».


note

[1] Inps, circolare n. 1 del 9.01.2015.

[2] Inps, circolare del 31.12.2015.

[3] Dl n. 83/2015.

[4] Art. 545 cod. proc. civ.

Autore immagine: 123rf com


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3 Commenti

  1. Salve, ho la partita iva e purtroppo da un paio di anni sto fatturando pochissimo.

    Quest’anno prevedo un ricavo di poco più di 5000, e dovrò pagare circa 3000 euro di contributi (ovviamente parenti mi stanno aiutando al momento) .

    Ora vi chiedo: se per legge il minimo di sopravvivenza, quindi impignorabile, è pari a 672,10 euro che all’anno sono 10081,5 euro ,

    come può la stessa legge togliermi 3000 euro di briciole e lasciarmi “vivere” con 2000 euro che sono 1/5 del minimo di sopravvivenza?

    Dovrei dovrei forse tagliarmi in 5 pezzi, buttarne 4 e vivere col quinto pezzo rimasto?

    Ho 41 anni e non posso passare ai minimi, inoltre per il tipo di lavoro svolto non posso fare collaborazioni occasionali, se lo facessi perderei quei pochi clienti,

    perchè di fatto ci sono molte attività in cui non puoi fare a meno della partita iva altrimenti sei tagliato fuori.

    Ovviamente mi sto prodigando a trovare un modo per poter riprendere a fatturare e/o di trovare altro lavoro,

    ma fintanto che mi trovo in questa situazione come, può mamma stato togliermi le briciole dal piatto vuoto?

    Poi altra questione, vedo da parte dello stato tante iniziative, sgravi, finanziamenti agevolati, ecc, per i giovani, i giovani, i giovani.

    Perché non utilizzare come unica discriminante i reddito, per queste iniziative?

    Questi limiti di età del cavolo che discriminano le persone in base all’età non sono alla stregua di discriminazioni razziali?

    E’ possibile che nel 2017 abbiamo capito che non ci devono essere discriminazioni di colore, di religione, di orientamento sessuale, politico, ecc..,

    ed invece ancora non abbiamo capito che anche la discriminazione per età non deve esserci?

    Mi si faccia anche lavorare obbligatoriamente fino a 70 anni di età, ma mi si faccia essere a 40 a 50 a 60 ed a 69 anni uguale a tutti gli altri lavoratori, davanti alle opportunità ed alle agevolazioni.

    E’ possibile che nessuno organo, associazione, istituito, ecc. abbia mai sollevato la questione?

    Un cordiale saluto.

    1. ALE, secondo me il minimo vitale è stato ricavato dal
      solito burocrate ministeriale assecondato dal sindaca-
      lista di turno, osservando un cardellino in gabbia.
      Ciò che offende sono le accondiscendenze politiche
      che ignorano il reale costo della sopravvivenza digni-
      tosa ed umana. Si vuol dar da intendere che possia-
      mo aiutare gli emigranti provenienti dall’ Africa, quan-
      do le risorse per gli stressi italiani sono così miserevoli!
      john35bis

  2. sono d’accordo col signore ale , e’ una vergogna!! sapete una cosa? giorni fa mio figlio classe 1982 ha svolto dei quiz per un concorso universitario , e guarda caso hanno eliminato tutti quelli nati dal 1982 in poi .e’ normale
    tutto cio’ ??
    giorgio

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