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Lo sai che? Entro quanto tempo va richiesta la Naspi?

Lo sai che? Pubblicato il 22 gennaio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 22 gennaio 2017

Indennità di disoccupazione Naspi: entro quando va fatta la domanda, che cosa succede se la richiesta è inviata in ritardo.

Niente disoccupazione se la domanda per ottenere l’indennità viene inviata oltre il 68° giorno dal licenziamento: sono queste le tempistiche previste per inoltrare la richiesta della Naspi, il nuovo sussidio di disoccupazione che sostituisce Aspi e Mini Aspi. Non solo: l’Inps ha recentemente chiarito anche che, se la domanda viene presentata entro il 68° giorno dalla cessazione del rapporto di lavoro, ma successivamente all’ottavo giorno, l’indennizzo parte dal momento della presentazione della domanda.

In pratica, la decorrenza dell’indennità viene ritardata, se l’istanza è presentata dal 9° giorno successivo alla cessazione del rapporto in poi. Ma in quali casi si ha diritto alla Naspi, a quanto ammonta e quanto dura? Vediamolo in questo breve vademecum.

Naspi: quando spetta

La Naspi non spetta in tutti i casi in cui si perde il lavoro, in quanto la perdita dell’occupazione, perché si abbia diritto all’indennità, deve essere involontaria: ad esempio, se il lavoratore dà le dimissioni non ha diritto alla disoccupazione, a meno che non si tratti di dimissioni per giusta causa o durante il periodo tutelato per maternità/ paternità; niente Naspi anche per risoluzione consensuale del rapporto di lavoro, se non nell’ambito della procedura di conciliazione per licenziamento. I requisiti per ottenere la Naspi, in particolare, sono:

  • trovarsi in stato di disoccupazione, status che si acquisisce, come abbiamo detto, solo in caso di perdita involontaria del lavoro;
  • poter far valere almeno 13 settimane di contributi nei 4 anni precedenti l’inizio del periodo di disoccupazione;
  • poter far valere 30 giornate di lavoro effettivo nei 12 mesi precedenti l’inizio del periodo indennizzabile.

Le settimane che hanno già dato luogo a un altro sussidio di disoccupazione negli ultimi 4 anni, cioè le settimane già indennizzate, non vengono considerate utili (fanno eccezione i soli lavoratori stagionali, per i quali, però, il beneficio di computare le settimane già indennizzate può dar luogo a un’estensione massima dell’indennità pari a un mese).

Naspi: quanto spetta

La Naspi è pari al 75% dell’imponibile medio Inps (nella maggior parte dei casi coincidente con lo stipendio lordo) degli ultimi 4 anni, sino a 1.195 euro; superata questa soglia, l’indennità è incrementata del 25% della differenza tra  1.195 euro ed il maggior importo, sino ad un limite massimo di 1.300 euro. Viene poi decurtata del 3% ogni mese, a partire dal 4°.

Naspi: quanto dura

Come abbiamo detto, la Naspi decorre dal momento della presentazione della relativa domanda; la sua durata è pari alla metà delle settimane lavorate degli ultimi 4 anni e non indennizzate. Se la domanda viene presentata dopo il 68° giorno dalla cessazione del rapporto di lavoro, l’indennità non è liquidata, ma si può rifare la domanda nel momento in cui dovesse esserci una nuova cessazione involontaria di un nuovo eventuale rapporto di lavoro.

In questi casi, difatti, le settimane, non essendo state indennizzate, possono essere contate per una nuova domanda di disoccupazione (sempre col limite, però, dei 4 anni a ritroso dal momento del termine del rapporto).

Naspi: quando si perde

La Naspi si perde:

  • se il lavoratore è rioccupato a tempo indeterminato (o a tempo determinato, con contratto di durata superiore a 6 mesi) e il reddito da lavoro dipendente supera 8.000 euro su base annua;
  • se il lavoratore inizia un’attività subordinata, autonoma o d’impresa senza comunicarlo all’Inps entro 30 giorni (col modello Naspi Com), a meno che la durata del rapporto sia inferiore ai 6 mesi o la comunicazione sia effettuata preventivamente dal datore di lavoro con modello Unilav;
  • se il lavoratore svolge attività di lavoro autonomo e il reddito supera 4.800 euro;
  • se l’interessato rifiuta un’offerta di lavoro congrua;
  • se l’interessato non partecipa alle attività previste nel patto di servizio firmato presso il centro per l’impiego (seminari, corsi di formazione, incontri di orientamento, ricerca attiva di un’occupazione etc.).

Se il lavoratore è rioccupato a tempo determinato, con un contratto inferiore ai 6 mesi, ma la retribuzione supera gli 8.000 euro su base annua la Naspi viene sospesa; in tutti i casi in cui la soglia di 8.000 euro (o di 4.800 euro, per le attività di lavoro autonomo) non viene superata, la Naspi subisce una riduzione pari all’80% del nuovo reddito.

La Naspi può essere fruita in un’unica soluzione da chi desidera mettersi in proprio.


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5 Commenti

  1. Un artigiano che ha versato tutti i contributi e che chiude l’attività, ha diritto alla disoccupazione ?

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