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Lo sai che? Aprire un negozio online, quali adempimenti?

Lo sai che? Pubblicato il 22 gennaio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 22 gennaio 2017

Aprire un e-commerce, quali pratiche sono necessarie: partita Iva, iscrizione alla Camera di Commercio, all’Inps e all’Inail, comunicazioni al Comune.

 

Vorrei commerciare dei prodotti online: basta la partita Iva e l’iscrizione alla Gestione Separata dell’Inps, oppure sono costretta anche a iscrivermi al Registro imprese e a mandare la Scia al Comune?

L’apertura di un negozio online, o lo svolgimento di una qualsiasi attività di e-commerce comportano, dal punto di vista fiscale e previdenziale, gli stessi adempimenti necessari per aprire un negozio. Non ha dunque importanza che il punto vendita sia aperto “fisicamente” al pubblico (ad eccezione, ovviamente, delle pratiche amministrative e tecniche riguardanti i locali in cui si esercita l’attività, molto più semplici per l’e-commerce): bisogna ugualmente iscriversi al registro delle imprese, alla gestione speciale dei commercianti dell’Inps e segnalare l’avvio dell’attività allo sportello unico delle attività produttive del proprio Comune. Non basta, dunque, la sola apertura della partita Iva e l’iscrizione alla Gestione Separata (la gestione dell’Inps alla quale devono iscriversi i liberi professionisti “senza cassa”), come per le attività artistiche e professionali: l’attività di commercio online, difatti, essendo una vera e propria attività commerciale, è considerata un’attività d’impresa e non di lavoro autonomo in senso stretto.

Bisogna quindi ponderare seriamente, con un business plan, l’opportunità, o meno, di commerciare prodotti o servizi online, in quanto ci sono delle spese fisse che sono dovute anche nel caso in cui non si guadagni nulla, come il diritto annuale da pagare alla Camera di Commercio e, soprattutto, i contributi Inps minimali dovuti alla Gestione Commercianti, pari a oltre 3.600 euro annui. Dal punto di vista strettamente fiscale, invece, gli adempimenti si equivalgono, più o meno, a quelli previsti per i liberi professionisti, specie se si aderisce al nuovo regime Forfettario.

Ma procediamo per ordine e vediamo quali sono gli adempimenti da effettuare per aprire un negozio online.

Comunicazione unica

La prima cosa da fare è presentare la Comunicazione unica alla Camera di Commercio, tramite i servizi online dalla stessa messi a disposizione, o attraverso un intermediario, come un commercialista o un consulente del lavoro.

La Comunicazione unica, o Comunica, comprende:

  • l’apertura della partita Iva (attraverso la richiesta di attribuzione del numero di partita Iva all’Agenzia delle Entrate);
  • l’iscrizione al registro imprese (cioè l’iscrizione alla Camera di Commercio);
  • l’iscrizione alla Gestione Commercianti dell’Inps e l’eventuale apertura di una matricola Inps Dm, se si vogliono assumere dipendenti o collaboratori;
  • l’apertura della posizione Inail, se si vogliono assumere dipendenti o collaboratori.

Allegata alla Comunicazione Unica deve poi essere inviata la Scia (segnalazione certificata di inizio attività) al Comune in cui è ubicata la sede dell’impresa. In molti Comuni non è operativa la Scia, ma è necessario contattare il Suap (sportello unico per le attività produttive) per richiedere la modulistica necessaria (Duaap: documento unico avvio attività produttiva); le procedure e le autorizzazioni necessarie variano, comunque, a seconda del settore di attività.

Apertura negozio online: costi

I diritti di bollo e segreteria per l’iscrizione al Registro delle Imprese come ditta individuale variano a seconda della Camera di Commercio di competenza, ma non superano, solitamente, i 60 euro totali. Anche il diritto annuale varia, secondo il fatturato e l’eventuale applicazione di riduzioni, partendo da una base di 200 euro in misura fissa.

Altri costi variabili, poi, possono essere addebitati dal Comune per l’istruttoria della Scia-Duaap (generalmente entro i 200 euro).

Il costo annuale dei contributi Inps, per il titolare della ditta individuale iscritto alla gestione commercianti, è attualmente di 3.613 euro circa (per l’anno 2016; gli importi del 2017 saranno resi noti entro febbraio dall’Inps), se il fatturato va da zero a 15.548 euro (o se l’impresa è in perdita).

Il costo dei contributi Inail annuali, se calcolati sul minimale previsto per le imprese del commercio, considerando la voce 0722 (lavorazioni uffici-pc), con un ipotetico tasso al 4 per mille, è di 60 euro per addetto circa. L’Iscrizione all’Inail non è necessaria per aziende non artigiane senza dipendenti.

Regime super-semplificato forfettario

I costi per la contabilità risultano notevolmente contenuti, se si aderisce al nuovo regime forfettario. Questo regime fiscale, difatti, consente un buon risparmio d’imposta e una notevole semplificazione degli adempimenti: gli aderenti al forfettario, ad esempio, non devono applicare l’Iva e la ritenuta d’acconto nelle fatture, non sono obbligati alla tenuta dei registri contabili, sono esonerati dall’Irap e dagli studi di settore e sono tassati con un’aliquota ridotta dal 5% al 15%, a seconda dello specifico regime (5% per chi inizia una nuova attività e rispetta determinati requisiti, 15% per gli altri forfettari).

Non si possono, però, dedurre le spese, ad eccezione dei contributi previdenziali obbligatori, ma il reddito viene decurtato di una percentuale, detta coefficiente di redditività: per il commercio, il coefficiente è pari al 40%. Significa che, su 1.000 euro di fatturato, le imposte si pagano su 400 euro, come se le spese ammontino a 600 euro. C’è inoltre un limite massimo di ricavi annui, pari a 50.000 euro, per le attività commerciali, comprese quelle online.

L’unico adempimento fiscale è costituito dalla dichiarazione dei redditi annuale, il modello Unico: ovviamente non deve essere presentata la dichiarazione Iva, né gli altri adempimenti legati all’applicazione dell’imposta, come il nuovo spesometro trimestrale.


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