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Lo sai che? Se vendo i regali non graditi su internet devo aprire la partita Iva?

Lo sai che? Pubblicato il 22 gennaio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 22 gennaio 2017

Vendita occasionale di oggetti online: che cosa fare per essere in regola, come emettere le ricevute, che cosa inserire nella dichiarazione dei redditi.

 

Voglio vendere su internet alcuni regali non graditi: sono obbligato ad aprire la Partita Iva e devo dichiarare quanto ho incassato?

Capita, spesso, di ricevere per Natale dei regali non graditi: se non possono essere riciclati, o donati, si può tentare, innanzitutto, di riportare regalo e scontrino dal negoziante e domandare se è possibile fare un cambio con qualcosa di pari valore; anche se il negoziante non è tenuto a cambiare il regalo, spesso i rivenditori concedono comunque questa gentilezza.

Se lo scontrino o la ricevuta fiscale non sono stati forniti assieme al dono, non tutto è perduto, poiché è possibile rivendere i regali sgraditi anche senza Partita Iva.

La normativa fiscale italiana, difatti, permette di svolgere attività commerciale in via occasionale, anche tramite internet, senza essere obbligati ad aprire la Partita Iva: è quanto stabilito dal Testo Unico delle Imposte sui Redditi (Tuir). Le vendite occasionali, peraltro, possono essere effettuate, oltreché direttamente, anche servendosi di una piattaforma online organizzata, purché in via saltuaria. Questo non significa, però, che non devi dichiarare i proventi, in quanto sei tenuto a presentare la dichiarazione dei redditi.

Vendita di beni nuovi ed usati: quando è occasionale?

Parliamo di vendita, o attività commerciale occasionale, innanzitutto, quando l’attività non è professionale, né continuativa o organizzata.

Non è semplice distinguere, nel caso concreto, quando un’attività commerciale viene svolta in maniera puramente saltuaria e quando, invece, è presente quel minimo di organizzazione che fa desumere il carattere non occasionale della stessa.

Ad esempio, in alcune piattaforme online è possibile aprire un negozio virtuale anche senza il possesso di una partita Iva, poiché fanno riferimento a normative estere: pur trattandosi di servizi organizzati da società estere, però, il regime fiscale al quale le vendite devono essere sottoposte, da parte dei cittadini italiani residenti, è quello italiano.

Pertanto, nel caso in cui siano semplicemente messi in vendita alcuni beni, nuovi o usati, in una piattaforma in via occasionale, non hai l’obbligo di aprire la partita Iva: per i beni venduti devi però essere rilasciare una ricevuta e dichiarare i proventi conseguiti nel 730 o nel Modello Unico.

Se, invece, apri un vero e proprio negozio online, anche servendoti di una piattaforma e non di un dominio internet proprio, il requisito dell’organizzazione fa cadere l’occasionalità e sorge l’obbligo di apertura della partita Iva.

Vendita occasionale di beni nuovi ed usati: emissione della ricevuta

Anche se vendi in maniera esclusivamente occasionale, sei comunque tenuto all’emissione di una ricevuta, che dovrà essere compilata con i seguenti dati:

  • generalità del venditore e dell’acquirente;
  • descrizione della vendita, accompagnata dalla dicitura: “Corrispettivo relativo a cessione di beni compiuta quale attività commerciale occasionale, di cui all’Art. 67 del D.P.R. 917/1986”;
  • prezzo di vendita;
  • data.

Devi inoltre essere applicare alla ricevuta una marca da bollo da 2 euro, se il corrispettivo di vendita supera i 77,47 euro. Il bollo va applicato sulla ricevuta originale, che va al cliente e non sulla copia che resta al venditore: questo vale anche per le ricevute “madre-figlia”, staccate dai classici blocchetti.

Vendita occasionale di beni nuovi ed usati: dichiarazione dei redditi

I proventi derivanti dalla cessione occasionale di beni, nuovi o usati, devono essere inseriti nella dichiarazione dei redditi, tra i “Redditi Diversi”: la detrazione per i redditi derivanti da lavoro autonomo occasionale è la stessa prevista per il lavoro autonomo. Pertanto non si sarà obbligati a presentare la dichiarazione dei redditi qualora i proventi siano inferiori a 4.800 Euro nell’arco dell’anno, poiché non si supera la No Tax Area per i lavoratori autonomi (le detrazioni, in pratica, al di sotto di tale soglia, superano l’imposta lorda). Attenzione, però: questo vale soltanto se il reddito da lavoro autonomo occasionale è l’unico reddito conseguito (assieme all’eventuale possesso dell’abitazione principale). Qualora il contribuente possieda altri redditi, sarà comunque obbligato a presentare, a seconda dei casi, il 730 o il Modello Unico.

Vendita non occasionale: apertura della Partita Iva ed avvio attività

Se, invece, il contribuente effettua cessioni di beni, nuovi o usati, a carattere non occasionale, come abbiamo detto è obbligato all’apertura della partita Iva, poiché si tratta di attività commerciale a tutti gli effetti.

Oltre all’apertura della Partita Iva, il contribuente-commerciante è anche obbligato all’iscrizione alla Camera di Commercio ed all’Inps (gestione speciale Commercianti), nonché a comunicare l’avvio dell’attività al proprio Comune (la comunicazione allo sportello Suap è obbligatoria anche se l’attività è svolta online). Il tutto può essere effettuato (escluse, talvolta, le comunicazioni al Comune) tramite Comunica, la Comunicazione Unica che si inoltra attraverso il servizio web Telemaco della Camera di Commercio.

Vendita non occasionale: regime fiscale

Se si decide di vendere beni usati in modo non occasionale, deve essere applicato un regime speciale Iva, detto “del margine”.

Se, invece, si vogliono vendere beni nuovi, se si prevede di non superare un fatturato di 50.000 euro l’anno, è possibile aderire al nuovo Regime Forfettario: per approfondimenti, Forfettario, tutte le faq.

Baratto di beni

Molte piattaforme online offrono non solo la possibilità di vendere i beni non graditi, ma anche di barattarli (ad esempio Ebarty, Zero Relativo), cioè di scambiarli direttamente con altri utenti, oppure di scambiarli con crediti da utilizzare per ottenere beni disponibili in un determinato sito web.

Col baratto, o, più precisamente, la permuta, non è necessario emettere ricevuta, se avviene tra privati; qualora invece la permuta sia effettuata da chi già esercita attività commerciale, bisogna emettere fattura, secondo il valore del bene da scambiare: in questo caso il bene, o il servizio, ricevuto in cambio, costituisce il corrispettivo.


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