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Referendum sui tagli agli stipendi dei parlamentari: quanta disinformazione

26 Luglio 2012 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 Luglio 2012



Sarà perché i mezzi di informazione ne parlano poco, non sono in molti a sapere che è in atto la raccolta di firme per un importante referendum: quello sui tagli agli stipendi dei parlamentari.

Le iniziative referendarie sui tagli agli stipendi dei parlamentari sono due: una promossa dall’Unione Popolare e l’altra dal Comitato del Sole.

L’obiettivo del primo referendum è l’abolizione della diaria [1] dagli stipendi dei parlamentari, ossia il rimborso spese che teoricamente dovrebbe spettare ai soli onorevoli non residenti a Roma per i costi di soggiorno, ma che in realtà viene percepita da ogni parlamentare, anche quelli con residenza nella capitale.

La diaria di soggiorno ammonta a circa 48.000 euro l’anno, salvo detrazioni in base al numero delle presenze.

La raccolta firme è partita nel maggio scorso, ma solo negli ultimi giorni si è realmente diffusa la notizia, grazie anche al tam tam su internet: troppo tardi forse, atteso che le 500.000 firme devono essere raccolte in soli tre mesi.

Il movimento “5 Stelle” sostiene tuttavia che il referendum in questione potrebbe essere del tutto invalido e tanta energia risultare sprecata. A sostegno di ciò, infatti, viene ricordato che non è legale, nel nostro Paese, depositare una richiesta di referendum nell’anno che precede la scadenza di una delle due Camere: e tutti sanno che nel 2013 si terranno le elezioni per il rinnovo del Parlamento.

Il referendum proposto dal Comitato del Sole, invece, prevede tagli molto più corposi, andando a interessare numerose voci di guadagno dei parlamentari. In questo caso, infatti, si chiede l’abrogazione dei seguenti privilegi:

1. spese di segreteria e rappresentanza;

2. diaria (rimborso spese di soggiorno);

3. cumuli d’indennità per partecipazione a commissioni giudicatrici di concorso, missioni, commissioni di studio e commissioni d’inchiesta;

4. in aspettativa: aumenti periodi di stipendio; avanzamento di carriera; trattamento di quiescenza; trattamento di previdenza; assistenza sanitaria; assicurazione previdenziale;

5. indennità mensile esente da ogni tributo;

6. indennità mensile non sequestrabile o pignorabile.

Questa iniziativa, però, non è stata supportata da un apparato organizzativo in grado di diffondere e sviluppare un proposta di sicuro interesse (si pensi alla campagna informativa pressoché nulla o alla insufficiente distribuzione ai Comuni delle schede di adesione) . Tant’è che gli stessi promotori hanno comunicato di voler sospendere la raccolta di firme e riprenderla a ottobre, con il sostegno di una struttura operativa più incisiva e capillare.

 

 

note

[1] Prevista dall’art. 2, legge 31.10.1965, n. 1261.


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