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Avvocato col gratuito patrocinio, il reddito del coniuge conta?

8 Gennaio 2017
Avvocato col gratuito patrocinio, il reddito del coniuge conta?

Nella determinazione del reddito complessivo familiare ai fini dell’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, non si tiene conto del reddito del familiare convivente quando quest’ultimo è controparte della causa.

Il tuo matrimonio è entrato in crisi ed hai deciso di separarti da tuo marito. Naturalmente avrai bisogno di farti assistere da un legale che tuteli i tuoi diritti ed al quale dovrai pagare l’onorario. Tu, però, non lavori e non sai come fare per sostenere le spese che un giudizio comporta. Ti chiedi, quindi, se hai diritto al patrocinio a spese dello Stato: quando si può chiedere? Esiste un limite di reddito? Come si calcola? Ilreddito del coniuge conta?

Per rispondere a queste domande è prima necessario chiarire cos’è il patrocinio gratuito a spese dello Stato e cosa prevede la legge.

Gratuito patrocinio: cos’è?

Il patrocinio a spese dello Stato è un istituto previsto dal nostro legislatore [1] che consente a chi non ha i mezzi economici di essere assistito da un avvocato la cui parcella sarà pagata dallo Stato.

La funzione del gratuito patrocinio è quella di assicurare la difesa ai non abbienti così come previsto dalla nostra Costituzione [2], assicurando loro in tal modo la possibilità di difendersi davanti ad ogni giurisdizione.

Patrocinio a spese dello Stato: quando è possibile richiederlo?

La legge assicura l’accesso al patrocinio gratuito in ogni stato e grado del processo: ciò significa che la domanda può essere presentata in qualsiasi momento e che rimane valida per i successivi gradi di giudizio (se cioè viene presentata innanzi al Tribunale, sarà valida anche in secondo grado, ossia nel giudizio davanti alla Corte d’Appello).

Il legislatore ha previsto l’accesso al gratuito patrocinio nel processo penale per la difesa dell’indagato, dell’imputato e della persona offesa che intende costituirsi parte civile. Il patrocinio a spese dello Stato è altresì previsto per i giudizi civili, amministrativi, tributari e contabili nel caso in cui le ragioni non siano manifestamente infondate. Ma cosa intende il legislatore quando parla di “manifesta infondatezza” del giudizio? Per poter beneficiare del gratuito patrocinio, il giudizio deve essere proposto solo ove ve ne siano effettivamente i presupposti e l’oggetto della domanda non deve essere pretestuoso (come, ad esempio, nel caso in cui per una leggera lesione causata da un incidente, guardibile in pochi giorni, venga proposta un’azione di risarcimento per migliaia e migliaia di euro).

Come ottenere il gratuito patrocinio?

Torniamo al nostro esempio iniziale. Hai deciso di separarti da tuo marito con il quale ancora convivi, ma non hai le possibilità economiche per poter pagare la parcella di un avvocato ed affrontare le spese del giudizio: puoi chiedere l’ammissione al gratuito patrocinio?

Per poter capire se hai diritto al patrocinio a spese dello Stato è necessario verificare, innanzitutto, se soddisfi i requisiti richiesti dalla legge. [3]

Il legislatore ha previsto infatti che può accedere al beneficio del gratuito patrocinio chi ha un reddito non superiore a 11.493,82 euro [4].

Per calcolare il rispetto del tetto previsto dalla legge si considera il reddito imponibile ai fini Irpef. L’importo viene periodicamente aggiornato con decreto del Ministero della Giustizia.

Se l’interessato convive con il coniuge o con altri familiari, il reddito è costituito dalla somma dei redditi di ogni componente della famiglia, compreso l’istante. In altre parole il reddito del coniuge o dei conviventi si somma a quello del richiedente e, se il risultato non supera il limite di 11.493,82 euro, si ha diritto al gratuito patrocinio. Diversamente, non si può accedere al beneficio poiché si presume che, in ambito familiare, i rapporti di convivenza generino una reciproca assistenza economica; per cui laddove il reddito di uno dei componenti sia insufficiente ad affrontare una spesa, gli altri verosimilmente possono offrirgli un sostegno pecuniario.

In ambito penale, il limite di reddito è elevato di € 1.032,91 per ognuno dei familiari conviventi.

Tuttavia, la regola secondo cui il reddito rilevante è dato dalla somma dei redditi dei familiari conviventi trova un’eccezione: infatti, se il processo si svolge proprio contro uno dei familiari o dei conviventi, i redditi di questi ultimi non contano più e si tiene in considerazione esclusivamente il reddito del richiedente.

L’esempio più classico è quello di una causa di separazione tra due coniugi: la moglie con un reddito inferiore al tetto del gratuito patrocinio ha diritto all’avvocato a spese dello Stato, a prescindere dal reddito del marito. Come precisato dalla stessa Corte di Cassazione, inoltre, tale regola non vale solo con riferimento alle separazioni giudiziali, ma trova applicazione anche nei casi di separazione consensuale. [5] Attenzione però: la giurisprudenza ha anche chiarito che nel valutare le condizioni per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato nel caso in cui l’istanza sia formulata in una causa di separazione personale tra i coniugi, si deve escludere dal cumulo dei redditi familiari il solo reddito dell’altro coniuge, e non anche quello dei figli conviventi, essendo esclusivamente il coniuge in conflitto di interessi con l’altro che ha promosso l’azione o che è convenuto. [6]

Un altro esempio, stavolta in ambito penale, è quello del soggetto querelato da un figlio convivente con un proprio stipendio: anche in tal caso, sussistendo una situazione conflittuale tra le parti, il reddito di quest’ultimo non si somma a quello del richiedente. È quanto chiarito dalla Cassazione con una recente sentenza [7]. La Corte riconosce dunque che, ai fini dell’ammissione al patrocinio gratuito, non si può tener conto del reddito prodotto dal familiare convivente, quando questi risulti persona offesa dal reato per cui si procede.

Per il calcolo del reddito familiare complessivo che consente di accedere al beneficio in questione, si deve tenere conto solo di quella parte di reddito su cui l’imputato possa ragionevolmente far affidamento per sostenere le spese processuali, cosa che non avviene, ovviamente, se il giudizio si svolge proprio nei confronti del suddetto familiare. La contestazione tra i due soggetti rende inverosimile che l’uno possa aiutare l’altro nell’affrontare le spese legali.

In sintesi, qualora nella causa gli interessi del richiedente siano in conflitto con quelli degli altri componenti il nucleo familiare con lui conviventi, il reddito da considerare è solo quello relativo alla persona che fa domanda di gratuito patrocinio.

Come fare richiesta?

Hai verificato di possedere i requisiti per accedere al patrocinio gratuito a spese dello Stato: ma come si presenta materialmente la richiesta?

Per beneficiare del gratuito patrocinio in ambito civile, è necessario presentare una istanza di ammissione al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati del luogo in cui si svolge il processo, personalmente (dall’istante o dal suo legale) o a mezzo raccomandata con ricevuta di ritorno.

In ambito penale, invece, l’istanza deve essere presentata all’ufficio del giudice davanti al quale si è instaurato il processo.

L’istanza deve essere sottoscritta dall’interessato e deve contenere a pena di inammissibilità: la richiesta di ammissione al patrocinio e l’indicazione del processo cui si riferisce nel caso in cui sia già stato instaurato; le generalità anagrafiche e il codice fiscale del richiedente e dei componenti il nucleo familiare; una dichiarazione sostitutiva di certificazione che attesti i redditi percepiti nell’anno precedente alla domanda; l’impegno a comunicare le eventuali variazioni di reddito (rilevanti ai fini dell’ammissione al beneficio o della eventuale revoca) entro trenta giorni dalla scadenza del termine di un anno, dalla data di presentazione della domanda o della comunicazione della precedente variazione.
Occorre, inoltre, allegare copia di un valido documento di identità e l’eventuale documentazione richiesta dal Consiglio dell’Ordine o dal magistrato a sostegno di quanto dichiarato nell’istanza. [8]


note

[1] D.P.R. 30 maggio 2020, n. 115 (Testo unico in materie di spese di giustizia).

[2] Art. 24 Cost.

[3] Art. 76 D.P.R. 30 maggio 2020, n. 115.

[4] D.m. 16 gennaio 2018.

[5] Cassazione civile sez. II, 26/07/2019, n.20385.

[6] Cassazione civile sez. II, 26/07/2019, n.20385.

[7] Cassazione penale, 21/12/2016, n. 54484. 

[8] Art. 79 D.P.R. 30 maggio 2020, n. 115 (Testo unico in materie di spese di giustizia).

Corte di Cassazione, sez. IV Penale, sentenza 8 luglio – 21 dicembre 2016, n. 54484
Presidente D’Isa – Relatore Izzo

Ritenuto in fatto

1. Con provvedimento del G.i.p. del Tribunale di Genova, G.P.W. veniva ammesso al gratuito patrocinio, nel procedimento penale a suo carico iniziato per tentato omicidio in danno della figlia minore G.V. ed altro (fatti acc. in (omissis)).
2. Con informativa del 18/10/2012 l’Agenzia delle Entrate comunicava alla A.G. che il reddito del nucleo familiare del G. era stato, per l’anno 2010, di Euro 17.451,00, superiore al limite consentito per ottenere il beneficio.
3. Con ordinanza del 29/11/2012 la Corte di appello di Genova revocava l’ammissione al patrocinio gratuito dell’imputato.
4. Avverso il provvedimento ha proposto ricorso per cassazione il difensore dell’imputato, lamentando la erronea applicazione della legge. Infatti la corte di merito, indotta dall’Agenzia delle Entrate, aveva erroneamente calcolato il reddito familiare, computando anche quello della convivente, persona offesa nel processo che lo vedeva imputato.

Considerato in diritto

1. Il ricorso è fondato.
2. Invero dagli atti richiamati nell’ordinanza e nel ricorso, emerge che nel 2010 il reddito familiare del ricorrente era così composto: Euro 3.187,00 riferibile al G. ; Euro 14.264,00 riferibile alla convivente O.B. .
Orbene va osservato che nel decreto di giudizio immediato, emesso dal G.i.p di Genova il 2/3/2011, la O. figura, unitamente alla figlia, persona offesa. Ne consegue che l’indagato non poteva fare affidamento sul reddito della convivente per far fronte alle spese della difesa in un processo nel quale la stessa convivente era persona offesa.
Va pertanto affermato il seguente principio: nella determinazione del reddito complessivo familiare, previsto dall’art. 76 del d.P.R. 115 del 2002, ai fini del riconoscimento del diritto all’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, non può tenersi conto del reddito prodotto dal familiare convivente, quando quest’ultimo è persona offesa del reato in ordine al quale si procede.
In considerazione di quanto detto, si impone l’annullamento dell’ordinanza, con rinvio alla Corte di appello di Genova per nuovo esame.

P.Q.M.

Annulla l’impugnata ordinanza con rinvio per nuovo esame alla Corte di Appello di Genova.


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1 Commento

  1. Il limite di reddito attuale è di € 11.528,41, che aumenta, nei soli procedimenti penali, di € 1.032,91 per ogni membro della famiglia dell’istante.

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