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Lo sai che? Registrazione sentenza: su chi grava l’imposta di registro?

Lo sai che? Pubblicato il 30 gennaio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 30 gennaio 2017

Ho ricevuto un avviso di liquidazione d’imposta di registro per non aver registrato una sentenza. Posso fare ricorso in Commissione Tributaria?

Alla luce dell’avviso di liquidazione trasmesso nel caso oggetto di esame, è difficile individuare dei presupposti per la proposizione di un ricorso alla competente Commissione Tributaria Provinciale, in relazione al principio di solidarietà previsto dalla legge [1], secondo cui sono solidalmente obbligati al pagamento dell’imposta le parti in causa.

In ogni caso, per analizzare meglio la questione, sarebbe necessario avere sotto mano una copia della sentenza di condanna, verificando se si tratta di tre distinti giudizi (uno per ciascuno dei fratelli), poi riuniti, oppure di un unico giudizio promosso da tutti gli attori. A tal proposito, come detto nel pezzo dal titolo Chi paga le spese di registrazione della sentenza a proposito di un caso in parte diverso da quello proposto, l’imposta proporzionale di registro dovuta in relazione ad una sentenza di condanna non può gravare sui convenuti nei cui confronti questa non è stata pronunciata e che erano stati evocati in giudizio con distinti atti di citazione che avrebbero dovuto dar luogo a distinte cause (riunite invece dal giudice per motivi di opportunità). Si fa, quindi, riferimento ai convenuti (e non agli attori) o, comunque, a soggetti nei cui confronti non è stata pronunciata sentenza di condanna e che erano quasi da considerarsi estranei al giudizio. Tale interpretazione è in linea con un orientamento consolidato della Cassazione [3], secondo cui, pur esistendo nell’ordinamento un principio di solidarietà passiva per tutte le parti in causa, l’imposta di registro dovuta per la registrazione degli atti giudiziari non deve gravare indiscriminatamente su tutti i soggetti che hanno preso parte al procedimento giudiziario, in quanto l’indice di capacità contributiva, cui si ricollega il tributo, non è la sentenza in quanto tale, ma il rapporto sostanziale in essa racchiuso, con conseguente esclusione del vincolo di solidarietà nei confronti dei soggetti ad esso estranei. Ciò ha portato ad escludere dalla tassazione chi è intervenuto volontariamente nel procedimento, purché estraneo al giudicato. In altri termini, il rapporto di solidarietà passiva trova applicazione solo con riferimento alle parti del processo coinvolte nel rapporto sostanziale considerato nella sentenza. Con esclusione, pertanto, dei soggetti che a tale rapporto risultano estranei, come accade nel caso di coloro che appunto dispiegano nel processo un intervento volontario.

Secondo la giurisprudenza [4], non tutti i soggetti che hanno preso parte al giudizio sono soggetti passivi dell’imposta dovuta in relazione alla sentenza o all’atto risultante all’esito del giudizio, ma solo coloro che siano interessati dagli effetti del rapporto giuridico su cui è dovuta l’imposta. Infatti, la Corte di Cassazione ha concluso che non sono parti in causa, solidalmente obbligate al pagamento dell’imposta di registro dovuta sulla sentenza, i soggetti che non siano parti del rapporto sostanziale oggetto del giudizio [5]. Secondo questa impostazione, l’imposta di registro si applica solo ai soggetti che soddisfino le seguenti condizioni:

  • abbiano preso parte nel giudizio;
  • nei cui confronti la pronuncia giurisdizionale si è espressa nella parte dispositiva;
  • la cui sfera giuridica sia in qualche modo interessata dagli effetti della pronuncia [6]. Pertanto, non configurano parti in causa (e non sono, quindi, obbligate al pagamento del tributo), tutte le parti che in qualche modo figurino nel procedimento giurisdizionale, bensì solo i soggetti fra i quali è intercorso il rapporto che ha dato luogo alla causa e nei confronti dei quali l’atto giudiziario da registrare determina effetti

Questa di cui si è appena detto è una fattispecie diversa da quella descritta nel caso del nostro lettore, dove la responsabilità solidale per il pagamento dell’imposta di registro grava certamente sugli attori e sul convenuto, cioè sui soggetti coinvolti nel rapporto sostanziale del procedimento giurisdizionale. Potrebbe, tuttavia, emergere una condanna al pagamento autonoma e distinta a favore di ciascuna delle parti attrici: in questo caso, gli importi dell’imposta di registro richiesti a ciascun attore potrebbero essere diversi e non correttamente indicati nell’avviso di liquidazione notificato.

Salvo quanto sopra detto, da verificare con il contenuto della sentenza di condanna, si ritiene che non sia percorribile l’impugnazione, sul presupposto che gli attori non siano parte del rapporto obbligatorio statuito nella sentenza di condanna Tuttavia, un’eventuale difesa potrebbe far leva sul fatto che l’avviso di liquidazione dell’imposta e l’irrogazione di sanzioni (per come risulta trasmesso) è assolutamente privo di motivazione e dei requisiti di chiarezza, in quanto non consente al contribuente di comprendere la maggiori somme che vengono richieste, non riportando neppure la base imponibile e le aliquote d’imposta applicate con riferimento ai tributi richiesti.

La mancanza di tali elementi giustifica di per sé l’annullamento dell’avviso di liquidazione per insufficiente o carente motivazione e in quanto documento assolutamente incomprensibile per il contribuente. A confermarlo è la stessa Corte di Cassazione [7], secondo la quale è illegittimo l’avviso di liquidazione dell’imposta di registro derivante da una sentenza, che indichi soltanto la data ed il numero della sentenza civile oggetto di registrazione, senza allegarla. A nulla rileva, infatti, che la sentenza fosse conosciuta o conoscibile dal lettore, in quanto egli era parte del giudizio in cui essa era stata emanata.

Nel caso di specie, l’Agenzia delle Entrate non ha mai fornito la prova che la sentenza in oggetto fosse stata notificata alla parte o quanto meno ad essa fosse stata data comunicazione del dispositivo. Quindi, esclusa la sussistenza nel caso di specie della prova della conoscenza dell’atto, la mera conoscibilità non rileva, in quanto la sola indicazione del numero della sentenza impone in ogni caso al contribuente di ricercare il documento medesimo, attività che comprime il suo diritto alla difesa obbligandolo a spendere tempo e denaro per l’acquisizione dell’atto di riferimento. In breve, la conoscibilità può ritenersi integrata solo nel caso in cui l’atto sia soggetto a forme di pubblicità obbligatoria e non in altri casi in cui comporti un’attività di ricerca da parte del contribuente.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Paolo Florio

note

[1] Art. 57 d.P.R. n. 131 del 26.04.1986.

[2] Cass. sent. n. 11146 del 2006.

[3] Cass. sent. n. 4805 del 28.02.2011 e n. 16745 del 2010.

[4] Cfr. Cass. n. 11149 del 15.05.2006, Cass. n. 16917 del 31.07.2007 e, da ultimo, Cass. n. 14111 e n. 14114 dell’11.06.2010.

[5] Cfr. Cass. n. 14111 dell’11.03.2010.

[6] Cfr. Cass. n. 1925 del 29.01.2008.

[7] Cass. sent. n. 18532 del 10.08.2010.


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