Diritto e Fisco | Articoli

L’esdebitazione ripara dai debiti di una società fallita?

31 Gennaio 2017
L’esdebitazione ripara dai debiti di una società fallita?

La snc di cui ero socio è fallita. Sono stato esdebitato. Ora una società che ha rilevato un credito di una banca ne chiede il pagamento. Come devo comportarmi?

La circostanza di essere stato parte di un decreto di esdebitazione mette al riparo il lettore da eventuali richieste di pagamento per debiti della società già fallita.

L’esdebitazione, infatti, consiste nella liberazione dai debiti residui nei confronti dei creditori non soddisfatti della procedura fallimentare [1]. Ora, le circostanze di tempo riferite dal lettore inducono a ritenere che, nel caso specifico, non vi siano più gli estremi per i creditori, e più in particolare, per il creditore che si è fatto parte attiva della richiesta. La legge infatti, a pena di decadenza dall’impugnazione, prescrive che l’appello contro il decreto di esdebitazione debba essere presentato entro il termine di 10 giorni dalla notifica di quest’ultimo al creditore o, in mancanza di notifica, di 90 giorni dal deposito del provvedimento presso la cancelleria del Tribunale.

Non tutti i debiti del fallito tuttavia vengono “sanati” dall’esdebitazione: i crediti sorti prima del fallimento e per i quali non è stata presentata domanda di insinuazione al passivo ma anche quelli che, pur avendo presentato domanda di insinuazione al fallimento, sono stati poi esclusi con provvedimento non più impugnabile o che non hanno ancora ottenuto un provvedimento definitivo (a causa, ad esempio, della pendenza di opposizioni o domande tardive al momento della chiusura del fallimento) sono inesigibili per la sola eccedenza rispetto alla percentuale attribuita nel concorso ai creditori di pari grado.

Pertanto, se il credito società non rientra fra quelli da ultimo citati, è pienamente opponibile a quest’ultima il decreto di esdebitazione con la pratica conseguenza che il lettore non è tenuto a corrispondere il pagamento richiesto.

  Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Enrico Braiato


note

[1] Artt. 142 e ss. R.D. n. 267 del 16.03.1942 (Legge Fallimentare).


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