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Sospensione congedo di maternità per ricovero del neonato

25 gennaio 2017 | Autore:


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Grazie alle modifiche apportate dal Jobs Act è possibile sospendere il congedo di maternità quando il bambino viene ricoverato.

La sospensione del congedo di maternità è possibile quando il bambino, durante il periodo di fruizione del congedo obbligatorio, è ricoverato in ospedale, o presso una diversa struttura sanitaria; in questo caso, la madre, dietro certificazione medica, può riprendere a lavorare e può continuare a fruire del congedo una volta che il figlio viene dimesso, senza “sprecare” le giornate di congedo obbligatorio.

È quanto disposto dal Testo unico sulla maternità, secondo le modifiche attuate dal Jobs Act, basate, a loro volta, su un’importante sentenza della Corte Costituzionale in merito [1]: la norma è applicabile non solo alle lavoratrici dipendenti, ma anche alle iscritte alla Gestione Separata dell’Inps.

Sospensione del congedo di maternità: quando

In base alla nuova norma, l’applicazione della sospensione del congedo risulta più estesa: la lavoratrice, infatti, può scegliere la sospensione a prescindere dal motivo del ricovero del neonato, sempre se le sue condizioni di salute sono compatibili con la ripresa del lavoro. La sospensione può essere scelta anche in caso di ricovero di un minore adottato o affidato.

La lavoratrice può optare per la sospensione del congedo di maternità soltanto una sola volta per ogni figlio, rinviando la fruizione del congedo obbligatorio rimanente a partire dalla data delle dimissioni del bambino, oppure da una data antecedente scelta dalla lavoratrice.

Il periodo di congedo di maternità ancora spettante, però, non può essere rinviato oltre la data delle dimissioni del neonato. Se la madre decide di fruire del congedo residuo prima della data delle dimissioni, non può chiedere una seconda sospensione del congedo per lo stesso figlio.

Il congedo si intende sospeso dalla data a partire dalla quale la lavoratrice riprende l’attività lavorativa, comunque, non dalla data di ricovero del bambino: la madre, difatti, può decidere di continuare a fruire del congedo anche durante il ricovero del figlio.

Sospensione congedo di maternità: domanda

Per ottenere la sospensione del congedo di maternità, la lavoratrice è tenuta:

  • a comprovare al datore di lavoro l’avvenuto ricovero del neonato nella struttura pubblica o privata, con idonea documentazione;
  • a produrre un certificato medico nel quale si dichiara la compatibilità del proprio stato di salute con la ripresa dell’attività lavorativa.

Illecita permanenza al lavoro

La consegna del certificato medico al datore di lavoro è molto importante: durante i periodi di congedo di maternità obbligatorio (normalmente, 2 mesi prima del parto e 3 mesi dopo), se la lavoratrice madre è adibita al lavoro senza l’apposita attestazione medica, al datore di lavoro si applica la pena dell’arresto fino a 6 mesi. Pertanto, in assenza dell’attestazione medica preventiva non è consentito l’esercizio della sospensione del congedo e quindi il rientro a lavoro dell’interessata: se la lavoratrice riprende l’attività lavorativa senza acquisire preventivamente l’attestazione medica, si configura un’illecita permanenza al lavoro, con conseguente perdita del diritto al congedo ed alla relativa indennità per i giorni corrispondenti [2]. In tal caso, infatti, i giorni lavorati tra la data di sospensione e la data dell’attestazione non possono essere indennizzati nel periodo di congedo residuo, che dunque risulterà, complessivamente, di durata inferiore rispetto al periodo residuo teoricamente spettante. Eventuali trattamenti indennitari già corrisposti sono recuperati dall’Inps.

Congedo di maternità residuo

La lavoratrice madre deve comunicare al datore di lavoro la data dalla quale fruirà del periodo di congedo residuo, che, di regola , coincide con la data delle dimissioni. Ad ogni modo, come già detto, oltre la data di dimissioni del bambino non è possibile far slittare la fruizione del congedo residuo.

Di conseguenza, nel caso in cui la ripresa del congedo avvenga oltre la data di dimissioni, il congedo residuo si conteggia comunque a partire dalla data delle dimissioni e sono indennizzati i soli giorni di effettiva astensione dal lavoro.

Per capire meglio, vediamo il seguente esempio:

  • data parto: 28 dicembre 2015,
  • data fine congedo: 28 marzo 2016 (data parto coincidente con la data presunta),
  • data ricovero: 10 gennaio 2016,
  • data sospensione congedo (cioè data ripresa del lavoro): 12 gennaio 2016,
  • periodo residuo di congedo: giorni 77 giorni,
  • data dimissioni: 15 maggio 2016,
  • fruizione congedo residuo: dal 15 maggio 2016 al 30 luglio 2016.

Nel caso in esame, se la lavoratrice decidesse di riprendere a fruire del periodo residuo prima della data di dimissioni, ad esempio dal 1° maggio 2016, il congedo terminerebbe non più il 30 luglio, ma il 16 luglio 2016.

Se la lavoratrice riprendesse il congedo dal giorno successivo alla data delle dimissioni, ossia dal 16 maggio, il giorno delle dimissioni (15 maggio 2016) sarebbe conteggiato ai fini della durata del congedo ma non sarebbe indennizzato a tale titolo. L’indennizzo sarebbe corrisposto solo per i giorni di effettiva astensione dal lavoro, ossia dal 16 maggio 2016 al 30 luglio 2016, per un totale di 76 giorni anziché di 77 giorni.

Sospensione congedo di maternità: comunicazione all’Inps

La lavoratrice è tenuta a comunicare alla sede Inps che ha in carico la domanda di maternità:

  • la data di sospensione del congedo di maternità;
  • la data di ripresa del congedo residuo.

La comunicazione di sospensione va accompagnata dalla dichiarazione di responsabilità della lavoratrice:

  • di aver comprovato al datore di lavoro il ricovero del figlio;
  • di avergli consegnato preventivamente l’attestazione medica nella quale si dichiara la compatibilità del proprio stato di salute con la ripresa dell’attività lavorativa.

La comunicazione della sospensione all’Inps va effettuata tempestivamente, di regola prima della sospensione, per evitare il pagamento dell’indennità di maternità nei giorni di ripresa dell’attività, specie per i casi di pagamento diretto delle indennità da parte dell’Inps.

La domanda con la quale la lavoratrice comunica la ripresa del congedo deve essere accompagnata dalla dichiarazione contenente la data delle dimissioni del bambino.

note

[1] C. Cost, sent. n. 116/2011.

[2] Art. 22 Dpr. 1026/1976.

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