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Indennizzo chiusura attività, vale anche per gli artigiani?

26 gennaio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 gennaio 2017



L’indennizzo per la cessazione dell’attività, che accompagna i commercianti sino alla pensione, può essere erogato anche agli artigiani?

 

Sono un artigiano, ho appena chiuso l’attività, mi mancano 3 anni alla pensione di vecchiaia: posso avere anch’io l’indennizzo di 500 euro mensili come i commercianti?

 

Sfortunatamente, per gli artigiani non è previsto alcun indennizzo per la cessazione dell’attività, alla pari dei commercianti, nonostante nel 2010 sia stata presentata una proposta di legge [1] a questo proposito.

Il progetto di legge, in particolare, prevedeva l’indennizzo per gli artigiani e per i familiari coadiuvanti che avessero cessato l’attività in determinate aree che hanno risentito particolarmente della crisi economica, mediante l’istituzione di un contributo aggiuntivo finalizzato a sostenere la misura.

I commercianti, difatti, o meglio gli iscritti alla gestione Inps commercianti, percepiscono l’indennizzo proprio in quanto già pagano un’aliquota aggiuntiva a ciò finalizzata: i contributi a carico dei commercianti, in effetti, “costano” lo 0,09% in più rispetto a quelli pagati dagli artigiani, ma questa percentuale aggiuntiva dà diritto all’indennizzo in caso di chiusura dell’attività.

Indennizzo commercianti: che cos’è

Ricordiamo che l’indennizzo è un sussidio mensile, equiparabile ad una sorta di disoccupazione, erogato da parte dell’Inps, d’importo pari al trattamento minimo di pensione nella gestione artigiani e commercianti, ossia, per l’anno 2016 e 2017, pari a 501,89 euro al mese: la funzione dell’indennizzo è quella di accompagnare il lavoratore che ha cessato l’attività sino alla pensione. Al raggiungimento dell’età pensionabile, l’indennità è convertita in pensione diretta.

Indennizzo: requisiti

La normativa, nel prevedere un indennizzo per i soli commercianti e non anche per gli artigiani, è piuttosto chiara, in quanto indica che, per ottenere l’indennità, è necessario possedere i seguenti requisiti:

  • essere stati titolari, esercenti o coadiutori di un’ attività di commercio al minuto, o di somministrazione di alimenti e bevande;
  • essere stati titolari o coadiutori di un’attività commerciale su aree pubbliche;
  • essere stati agenti o rappresentanti di commercio;
  • aver chiuso l’attività nel periodo che va dal primo gennaio 2009 al 31 dicembre 2016;
  • risultare iscritti da almeno 5 anni presso la Gestione speciale Inps Commercianti, al 31 dicembre 2016;
  • avere almeno 57 anni di età al 31 dicembre 2016, se donne;
  • possedere almeno 62 anni di età al 31 dicembre 2016, se uomini.

Come se non bastasse, la normativa specifica anche che, per provare la chiusura dell’attività ed avere diritto all’erogazione, occorre:

  • l’eventuale riconsegna al Comune, dove ha sede la ditta, dell’autorizzazione per l’esercizio dell’attività commerciale al minuto o di somministrazione di alimenti e bevande;
  • la cancellazione dell’attività dal registro delle imprese presso la Camera di commercio (tramite Comunica);
  • per gli agenti ed i rappresentanti di commercio, la cancellazione dal ruolo provinciale tenuto presso la Camera di commercio.

Le indicazioni non lasciano dunque spazio ad alcun dubbio in merito all’inclusione, nella platea dei beneficiari dell’indennizzo, dei soli commercianti. Al momento, sfortunatamente, la proposta di legge che avrebbe dovuto estendere l’indennizzo anche agli artigiani è rimasta “lettera morta”.

Per approfondimenti sulla spettanza, l’ammontare e la durata dell’indennizzo, si veda: risarcimento Inps per chi chiude l’attività 2017.

note

[1] Progetto di legge n.3104/2010.

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1 Commento

  1. sono un artigiano, i commercianti solamente perché pagano lo 0,09 in più hanno diritto all’indennizzo?
    Ma annate affanculo.

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