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Dirigente, il licenziamento

26 Gennaio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 26 Gennaio 2017



Il licenziamento dei dirigenti deve essere motivato con precisione: comunicazioni incomplete o non veritiere portano all’annullamento della decisione.

Licenziamento dirigenti: deve essere motivato

Il licenziamento dei dirigenti, figure di vertice, conosce dei vincoli ben precisi e deve essere motivato in modo dettagliato per reggere alla prova dei giudici [1].

A esprimersi in tal senso è il Tribunale di Firenze riguardo a un caso relativo a una lettera di licenziamento in cui il recesso dal rapporto di lavoro dirigenziale veniva motivato con l’assunzione delle funzioni di vertice da parte dei soci della società che, a seguito di trasferimento di ramo di azienda, risultava la nuova titolare del rapporto di lavoro con il dirigente.

I giudici non condividono questa versione dei fatti e, anzi, rilevano che le funzioni apicali non erano affatto state assunte dai soci, ma da altri dirigenti che già prestavano servizio nell’organizzazione aziendale e alle dipendenze di singole società facenti parte del gruppo di imprese della società aggiudicataria del ramo di azienda in cui il dirigente licenziato prestava la propria attività lavorativa.

Alla luce di ciò, il Tribunale di Firenze ha dichiarato ingiustificato il licenziamento intimato al dirigente, condannando l’azienda alla corresponsione dell’indennità supplementare.

Il licenziamento può ritenersi legittimo solo se sorretto da una motivazione coerente e apprezzabile sul piano del diritto e, quindi, da motivi idonei ad escludere inequivocabilmente l’arbitrarietà del licenziamento medesimo [2]. Non solo: il datore di lavoro dovrà rispettare i principi di correttezza e buona fede nell’esecuzione del contratto [3].

Licenziamento dirigenti: quando è illegittimo?

Se così è, allora, è illegittimo, ad esempio, il licenziamento del dirigente che non sia giustificato da una concreta riorganizzazione aziendale o dall’esigenza di ridurre i costi del personale, ma soltanto dalla volontà di allontanare il dirigente dal vertice della struttura, per sostituirlo con persona più gradita [4].

Al contrario, se le ragioni sottese al licenziamento sono effettivamente sussistenti, esso è pienamente legittimo: ad esempio, nel caso in cui venga posto in essere un avvicendamento societario scaturito dall’esigenza, in un’ottica di di risparmio, di assegnare ad un socio le funzioni di coordinatore degli agenti sul territorio italiano ricoperte in precedenza dal dirigente. Si tratta, in un’ipotesi simile, di un avvicendamento non discriminatorio o contrario a buona fede, a patto, però, che la posizione del dirigente dipendente sia definitivamente soppressa e le funzioni affidate ad un socio imprenditore e non ad un altro dipendente o collaboratore con eguale qualifica [5].

Licenziamento dirigenti: come procedere?

Tutte le volte in cui si intende licenziare una figura dirigenziale, quindi, è sempre bene farlo in applicazione di alcuni fondamentali principi di riferimento:

 

  1. Giusta causa

Per giusta causa si intende qualsiasi motivo, purché apprezzabile sul piano del diritto, idoneo a turbare il legame di fiducia con il datore: significa che il licenziamento del dirigente può fondarsi su ragioni oggettive che riguardano esigenze di riorganizzazione aziendale, non necessariamente coincidenti con l’impossibilità della continuazione del rapporto o con una situazione di crisi tale da rendere particolarmente onerosa detta continuazione.

  1. Motivi disciplinari

La legge prevede alcune garanzie procedimentali a favore del lavoratore [6]:

  • le procedure di contestazione devono essere portate a conoscenza dei lavoratori mediante affissione in luogo accessibile a tutti;
  • il datore di lavoro non può adottare alcun provvedimento disciplinare nei confronti del lavoratore senza avergli preventivamente contestato l’addebito e senza averlo sentito a sua difesa;
  • il lavoratore potrà farsi assistere da un rappresentante dell’associazione sindacale cui aderisce o conferisce mandato;
  • non possono essere disposte sanzioni disciplinari che comportino mutamenti definitivi del rapporto di lavoro;
  • i provvedimenti disciplinari più gravi del rimprovero verbale non possono essere applicati prima che siano trascorsi cinque giorni dalla contestazione per iscritto del fatto che vi ha dato causa.

Tali garanzie devono trovare applicazione anche nell’ipotesi di licenziamento di un dirigente – a prescindere dalla specifica collocazione che lo stesso assume nell’impresa – sia se il datore di lavoro gli addebiti un comportamento, sia se a base del recesso ponga, comunque, condotte tali da far venir meno la fiducia.

Nel caso in cui le garanzie in questione vengano violate, si applicheranno le conseguenze fissate dalla contrattazione collettiva di categoria per il licenziamento privo di giustificazione [7].

note

[1] Trib. Firenze sent. n. 834 del 04.10.2016.

[2] Si veda Cass. n. 12562 del 27.08.2003.

[3] Art. 1375 cod. civ.

[4] Cass. sent. n. 3121 del 17.02.2015.

[5] Cass. sent. n. 12823 del 21.06.2016.

[6] Art. 7, l. n. 300 del 20.05.1970.

[7] Cass. sent. n. 5175 del 16.03.2015.

Corte di Cassazione, Sez. Lavoro, sentenza 21.06.2016, n. 12823

È legittimo il licenziamento del dirigente motivato dalla semplice riduzione dei costi. Se l’azienda è in crisi con un calo del fatturato il licenziamento è giustificato. Così si è espressa la Cassazione che ha dato ragione a una snc nel settore della distribuzione che aveva licenziato un dirigente a causa della riorganizzazione conseguente all’ingresso in azienda delle due figlie dell’amministratore unico e del calo di fatturato delle vendite. Per la Corte, il licenziamento del dirigente non richiede necessariamente un giustificato motivo oggettivo ed è consentito in tutti i casi in cui sia stato adottato – in buona fede ed in maniera non discriminatoria ­ in funzione di una ristrutturazione aziendale dettata da scelte imprenditoriali non arbitrarie, non pretestuose e non persecutorie.

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 16.03.2015, n. 5175

Il giudizio sulla misura dell’indennità supplementare spettante in base alla contrattazione collettiva, in caso di licenziamento non giustificato di dirigenti, è rimesso alla valutazione discrezionale del giudice di merito e non è censurabile se non per vizio di motivazione. (Nella specie, il giudice di merito, con sentenza confermata dalla S.C., aveva liquidato l’indennità nella misura minima, in considerazione della limitata anzianità di servizio e dell’assenza di allegazioni idonee a giustificare il riconoscimento in misura superiore).

 

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 17.02.2015, n. 3121

Quanto alla violazione di legge denunciata, deve rilevarsi in tema di licenziamento del dirigente che, secondo la giurisprudenza di questa Corte, la nozione di “giustificatezza” del licenziamento del dirigente, per la particolare configurazione del rapporto di lavoro dirigenziale, non si identifica con quella di giusta causa o giustificato motivo legge n. 604 del 1966, ex art. 1, potendo rilevare qualsiasi motivo, purché apprezzabile sul piano del diritto, idoneo a turbare il legame di fiducia con il datore correlativamente, il licenziamento del dirigente può fondarsi su ragioni oggettive concernenti esigenze di riorganizzazione aziendale, che non debbono necessariamente coincidere con l’impossibiliti della continuazione del rapporto o con una situazione di crisi tale da rendere particolarmente onerosa detta continuazione, dato che il principio di correttezza e buona fede, che costituisce il parametro su cui misurare la Considerazioni legittimità del licenziamento, deve essere coordinato con la libertà di iniziativa economica, garantita dall’art. 41 Cost. Quanto fin qui detto, tuttavia, presuppone pur sempre che il licenziamento rechi motivazione coerente e sia fondato su ragioni apprezzabili sul piano del diritto, che escludano l’arbitrarietà del recesso: in altri termini, il recesso deve pur sempre ricollegarsi a interessi meritevoli di tutela secondo l’ordinamento e dunque a ragioni obiettive ed effettive (che permettano la verifica dei detti interessi), operando sempre il principio di buona fede e correttezza (ex artt. 1175 e 1375 c.c.) quale limite al potere datoriale di recesso; per altro verso, la libertà di iniziativa economica non è in grado ex se di offrire copertura a licenziamenti immotivati o pretestuosi.

 

 

Corte di Cassazione, sez. Lavoro, sentenza 27.08.2003, n. 12562

Considerato il particolare modo di configurarsi del rapporto di lavoro dirigenziale, e la esclusione nel suo ambito di un licenziamento qualificabile come disciplinare, ai fini della giustificatezza del licenziamento stesso può rilevare qualsiasi motivo purché esso possa costituire la base per una motivazione coerente e sorretta da motivi apprezzabili sul piano del diritto, a fronte del quale non è necessaria una analitica verifica di specifiche condizioni, ma è sufficiente una valutazione globale che escluda l’arbitrarietà del licenziamento; ciò premesso, deve ritenersi che non integri un giustificato motivo di licenziamento, non essendo idonea a far venire meno il particolare rapporto fiduciario che lega il dirigente al datore di lavoro la condotta di un dirigente il quale – ritenendo pregiudicati i propri diritti ,anche in base ad una sua valutazione soggettiva, purché non manifestamente arbitraria né pretestuosa – chieda al datore di lavoro il ripristino di essi, prospettando in alternativa il ricorso al giudice.


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