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Avviso di accertamento: come difendersi?

3 febbraio 2017


Avviso di accertamento: come difendersi?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 febbraio 2017



Ho ricevuto un avviso di accertamento, ho presentato le memorie difensive e istanza di adesione dopo 65 giorni. C’erano i presupposti per il ricorso ma non sono stato chiamato a contraddittorio. Cosa posso fare?

 

Sulla base di quanto riferito dal lettore, si esclude che si possano ancora muovere contestazioni nei confronti dell’avviso di accertamento. Questo, infatti, va impugnato entro 60 giorni, decorsi i quali diventa definitivo. Pertanto, non è più possibile eccepire un eventuale difetto di contraddittorio.

Lo stesso dicasi per l’adesione, intervenuta oltre i termini stabiliti dalla legge. Infatti, essa deve avvenire entro 60 giorni successivi alla notifica dell’avviso di accertamento o, entro 30 giorni dalla data di consegna del verbale di constatazione [1]. Il mancato rispetto di detti termini comporta l’impossibilità di usufruire dei benefici previsti in caso di adesione.

Ultima strada da percorrere è la proposizione di un’istanza di autotutela in annullamento e/o revoca dell’atto contestato.

Le differenze tra i due istituti sono le seguenti:

  • l’annullamento riguarda un atto sin dall’origine affetto in tutto o in parte da un vizio: di legittimità (attinente a questioni di diritto) o infondatezza (attinente a questioni di fatto);
  • la revoca consiste nel ritiro di un provvedimento per sopravvenuta inopportunità dello stesso. Poiché deriva da una nuova valutazione degli interessi implicati nell’atto, indipendentemente da qualsiasi difetto iniziale di questo, la revoca opera facendo salvi gli effetti già prodotti.

I casi in cui è opportuno presentare un’istanza di autotutela sono, per lo più, i seguenti [2]:

  • errore di persona;
  • evidente errore logico o di calcolo;
  • errore sul presupposto di imposta;
  • duplicazioni di imposta;
  • mancata considerazione di pagamenti di imposta regolarmente eseguiti (ad esempio, viene riscontrato il mancato o tardivo abbinamento dei dati dei modelli F23 o F24);
  • sussistenza dei requisiti per fruire di deduzioni, detrazioni o regimi agevolativi, precedentemente negati;
  • errore materiale del contribuente, facilmente riconoscibile dall’Ufficio;
  • mancanza di documentazione sanata entro i termini di decadenza (ad esempio, presentazione tardiva, da parte del contribuente, di documentazione il cui contenuto modifica un atto già emesso).

Inoltre, potrà sempre essere richiesta all’Agente della Riscossione una dilazione del pagamento.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Alessandro Dini

note

[1] Art. 5-bis d. lgs. n. 218 del 19.06.1997.

[2] Regolamento Ministeriale n. 37 dell’11.02.1997.

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