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E-commerce all’estero: quale legge rispettare?


E-commerce all’estero: quale legge rispettare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 3 febbraio 2017



Sto per lanciare un sito internet in versione beta; non offrirà servizi a pagamento. Risiedo in Romania. Gli altri soci della società saranno un rumeno e un altro italiano. Cosa devo inserire se la legge richiede di pubblicare Partita Iva, responsabile privacy e altri dati societari?

La legge in generale prevede che le società che intendono effettuare il commercio on-line di beni e/o servizi hanno l’obbligo di pubblicare informazioni legali anche nello spazio elettronico collegato alla rete telematica ad accesso pubblico sul quale si effettua l’attività di comunicazione, nonché in tutti gli spazi virtuali di comunicazione, quali e-mail e social networks. I dati da pubblicare sono, in parte, quelli già previsti su tutta la documentazione emessa dalle società, ed esattamente:

  • ragione sociale,
  • sede legale,
  • codice fiscale e partita Iva,
  • posta elettronica certificata (pec),
  • Ufficio del Registro dove si è iscritti,
  • numero Repertorio Economico Amministrativo (Rea),
  • capitale in bilancio (società di capitali),
  • eventuale stato di società con unico socio (spa e srl unipersonali),
  • società o ente alla cui attività di direzione e di coordinamento la società è soggetta.

Essendo nel caso di specie la società di diritto rumeno, andranno indicati tutti quei dati che sono resi disponibili dalle autorità e dai registri locali, per analogia a quelli italiani di riferimento.

Ovviamente dovranno essere rispettate anche le norme previste dal diritto rumeno in materia di e-commerce e di tutela della privacy. L’obbligo di pubblicare la partita Iva sulla home page del sito per i soggetti passivi è confermato sia dalla norma che dalla prassi amministrativa e riguarda anche i siti web utilizzati per scopi pubblicitari. Per le aziende che svolgono attività di e-commerce (commercio elettronico), la norma prevede l’obbligo di indicare:

  • i dati di accesso al soggetto venditore (domicilio o sede legale);
  • i dati del prestatore del servizio (compresa posta elettronica);
  • il numero di iscrizione Rea e Registro Imprese;
  • l’indicazione dell’autorità competente in caso di attività soggetta a concessione, licenza o autorizzazione e gli estremi delle autorizzazioni ottenute.

Per quanto riguarda il rispetto della privacy degli utenti, la legge impone la riservatezza dei dati sensibili da essi comunicati al sito aziendale. Se i dati vengono richiesti per iscriversi ad una newsletter o per contattare la società, è necessario richiedere il consenso informato, da esprimere solo dopo aver proceduto a leggere l’informativa sulla tutela della privacy.

Anche gli accessi online vanno protetti da un uso indesiderato, fraudolento o accidentale; pertanto, è obbligatorio notificare l’uso di cookies che memorizzano i dati di navigazione ricostruendo usi e abitudini online, fornendo agli utenti una informativa trasparente sulla funzione dei cookies e sulla destinazione dei dati attraverso di essi raccolti, specificando la differenza fra cookies tecnici, utilizzabili anche senza consenso, dai cookies non tecnici che invece, raccogliendo dati personali sui siti visitati dagli utenti per motivi di profilazione del consumatore, richiedono un consenso preventivo ed informato.

Dal quesito posto dal lettore si comprende che la società di diritto rumeno non è ancora costituita e che il sito da essa in futuro posseduto, ma non ancora attivato, sarà in lingua italiana: dunque, si presume che i futuri utenti (clienti) del sito saranno committenti privati o soggetti passivi italiani. In tal senso, occorre ricordare che nella attività di e-commerce diretto, cioè quando i beni o servizi sono forniti direttamente online dove si definisce e si completa l’operazione di vendita totalmente dematerializzata, la direttiva europea e le norme di applicazione della stessa, prevedono che il soggetto comunitario che presta il servizio possa scegliere di identificarsi in un Paese Ue ai fini Iva a mezzo del sistema MossMini One Stop Shop – che permette di adempiere agli obblighi Iva verso i committenti privati (B2C) nel Paese prescelto ma utilizzando le aliquote e le norme del Paese del committente che sono quelle che si devono applicare  alle vendite. Pertanto, sarà anche necessario verificare dove la società di diritto rumeno intende effettuare gli adempimenti ai fini Iva, non essendo escluso che la stessa si identifichi, a tal fine, in Italia.

Non è indicato, tuttavia, dove sarà posizionato il server che dovrà conservare i documenti né dove sarà posizionato il dominio web del sito stesso. Ancora sarebbe opportuno, nonostante la residenza in Romania dei soci, per come esposta nel quesito sembri pacificamente valida a livello giuridico, verificare sotto il profilo della fiscalità internazionale i profili di una eventuale esterovestizione o, più probabilmente, quelli della possibile riconduzione ad una presunta stabile organizzazione italiana dell’attività svolta attraverso la società di diritto rumeno. Inoltre, la natura dei servizi offerti in vendita sembrerebbe essere finanziaria, argomento sul quale occorrerebbe un approfondimento per evitare la possibile violazione delle norme del Tub (Testo Unico della Legge Bancaria) che potrebbero anche comportare la commissione di reati, essendo proibita in Italia ogni attività finanziaria che non venga svolta da società bancarie o finanziarie appositamente autorizzate.

Chiarito quanto sopra, la risposta al primo quesito è la seguente. Non essendo ancora costituita la società non possono essere disponibili i dati necessari per la apertura del sito web; pertanto, non sarà possibile rendere pubblico il contenuto dello stesso, a meno che non si tratti di un versione beta del sito, visibile solo ad alcuni utenti ben individuati e informati che ne abbiano fatto espressa accettazione.

Alternativa potrebbe essere l’apertura di un sito-vetrina ma senza alcuna indicazione sui servizi offerti e sui prezzi relativi, evidenziando che si tratta di un sito non operativo (work in progress) e che non si sta promuovendo alcuna attività di vendita. In quest’ultimo caso potrebbero essere messi a disposizione i dati di una partita Iva già esistente anche di altro soggetto, considerato il referente del sito non operativo, a titolo prudenziale, come riferimento per eventuali comunicazioni, precisando che sul sito non viene messo in vendita alcunché ma che si tratta di una semplice vetrina esposizione. Tuttavia, considerato che la presenza sullo spazio virtuale di un sito non operativo, work in progress, con indicazione di un soggetto diverso da quello che poi lo attiverà, non sembra rientrare nello scopo per cui tale spazio intenderebbe essere utilizzato né potrebbe fornire alcun valido aiuto all’attività che si intende svolgere potendo anzi risultare controproducente per le stesse finalità dei titolari effettivi, non sembra che questa soluzione possa essere considerata come la migliore attuabile.

Articolo tratto da una consulenza del dott. Mauro Finiguerra

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1 Commento

  1. Buongiorno, una domanda, se possibile. Vi risulta che esista una legge che impogna ad un ecoomerce di un azienda italiana, di avere il sito web in lingua italiana? Potrei pubblicare un sito web di vendita solo in inglese?

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