Diritto e Fisco | Editoriale

Fantozzi e i nuovi privilegiati

10 Gennaio 2017
Fantozzi e i nuovi privilegiati

Chi guarda un film di Fantozzi non pensa più a un oppresso dal potere capitalistico: oggi il personaggio di Fantozzi è un privilegiato. Come cambiano i tempi…

di Pierluigi Tiriticco

Vi ricordate il ragionier Fantozzi, oggetto del ludibrio, della compassione, delle prese in giro dell’Italia post boom economico, alle prese con la contestazione giovanile e con i primi focolai della strategia terroristica? A distanza di soli 40 anni e poco più è tutto cambiato, perché è cambiato drammaticamente anche il nostro paese ed il suo derelitto e anacronistico mercato del lavoro. Ebbene sì, dirlo a chiare lettere senza alcuna remora o tentennamento fa impressione, ma l’evidenza è chiara e lampante: Fantozzi nel 2016 è un privilegiato, roba da far invidia al 25enne laureato con lode o al 40/50enne che va avanti con contratti semestrali e che lo chiamano “professionista” a fronte di parcelle che lo rendono sì un professionista, ma del tirare a campare.

Facciamo allora due conti in tasca al “tragico” ragioniere anni ’70 ed il nuovo lavoratore del nuovo radioso millennio: mettiamo il primo a confronto coi nuovi “socialisti a partita iva” (quelli che si sono malgrado loro beccati il peggio dell’economia di piano – tutti uguali – ed il peggio dell’economia capitalista –tutti sfruttati-). Da una parte 12 mensilità, 13ma, straordinari e super festivi, indennizzi vari, malattia, ferie pagate e 104 cumulabili (per parenti lontani anche 500 chilometri); dall’altra parte… nulla. Chi mai oggi in queste condizioni farebbe a cambio con il nostro ragioniere o col suo collega di squallidissime scorribande, geometra Filini? Direi nessuno, le risate rimangono, ma l’amarezza sale…

Non c’è sberleffo della Signorina Silvani od umiliazione da parte del Mega-direttore-galattico che tenga, Fantozzi dà una pista a tutti. C’è da giurare che il genio di un Luciano Salce, regista della saga, e dello stesso Villaggio che ha inventato il personaggio, non avrebbe cercato il grottesco bersaglio, rappresentativo dell’ultimo gradino della decenza sociale, in un ambito pubblico, ma nelle migliaia di studi professionali dove trionfa il precariato giovanile a colpi di partita iva e versamenti inps al 27% che mai rivedranno nella loro, auguriamoci lunga, vita.



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