Diritto e Fisco | Articoli

Come mandare via il socio dalla società

18 gennaio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 18 gennaio 2017



I soci possono votare l’esclusione in sede di assemblea, di collegio sindacale o nel consiglio di amministrazione con le forme previste nell’atto costitutivo.

L’esclusione del socio è prevista sia per le società di persone, sia, tra le società di capitali, per le srl. (società a responsabilità limitata) e per le srls (società a responsabilità limitata semplificata) [1]. Esistono sia cause di esclusione cosiddetta di diritto, le quali operano in via automatica, sia ipotesi di esclusione per cosiddetta giusta causa le quali, invece, possono essere decise dai soci nell’atto costitutivo.

Un socio, ad esempio, può venire escluso automaticamente quando non abbia versato la propria quota o quando sia scaduta la polizza assicurativa o la fideiussione bancaria dallo stesso stipulata [2]. Oppure, se nell’atto costitutivo [3] gli altri soci lo hanno previsto in modo chiaro e preciso [4], un socio può essere escluso [5] per:

  1. concorrenza sleale o indebita appropriazione degli utili;
  2. ingiustificate e reiterate assenze da lavoro [6];
  3. condanna all’interdizione dai pubblici uffici in sede penale;
  4. fallimento del socio e la liquidazione al proprio creditore personale della quota di partecipazione (queste ultime sono già previste quali cause automatiche di esclusione nelle società semplici [7]).

Pensiamo ora ad un altro caso pratico di possibile esclusione in relazione alle srl. L’amministrazione, ad esempio, potrebbe deliberare un aumento di capitale mediante nuovi conferimenti [8]: a questo punto, i soci che si impegnassero a sottoscrivere l’aumento di capitale e che, in seguito, si rivelassero morosi, potrebbero venire esclusi ove tale fatto sia stato previsto come specifica causa nell’atto costitutivo.

Detto delle cause, vediamo ora le forme per l’esclusione del socio. I votanti potranno, quindi, deliberare l’esclusione tramite:

  1. l’assemblea dei soci a maggioranza numerica, senza calcolare il “peso” delle quote societarie e senza ovviamente contare il voto del socio della cui esclusione si tratta (come per le società di persone);
  2. l’organo amministrativo (come per le società cooperative [9]);
  3. il collegio dei sindaci.

Il socio che si desidera escludere potrà, in ogni caso, partecipare all’assemblea di esclusione e potrà impugnare la delibera entro trenta giorni dalla decisione: l’opposizione avverrà avanti il tribunale territorialmente competente, oppure tramite arbitrato se previsto dalla corrispondente clausola compromissoria inserita nell’atto costitutivo.

Vediamo ora come si può comunicare l’esclusione del socio:

  1. via fax;
  2. con lettera raccomandata con ricevuta di ritorno;
  3. tramite notifica da parte dell’ufficiale giudiziario. Ricordiamo che, trascorsi i trenta giorni dalla data di esclusione, al socio escluso spetterà, entro centottanta giorni, il rimborso della propria quota e la società dovrà iscrivere la delibera d’esclusione all’interno del registro delle imprese. Inoltre, se sono presenti, ad esempio, solo due soci, l’esclusione sarà decisa dal tribunale su domanda di uno dei due (così come previsto per le società semplici e più in generale per le società di persone).

Ricordiamo, inoltre, che le forme del procedimento di esclusione appena descritto per le srl, richiamano quelle già previste per le società di persone [10] e per le società cooperative [11]: in queste ultime, ad esempio, sarà l’organo amministrativo a votare l’esclusione, salva la competenza dell’assemblea dei soci ove previsto nell’atto costitutivo. Infine, nelle sas. (società in accomandita semplice) si osserva che l’unico socio accomandatario potrà venire escluso tramite decisione votata a maggioranza dei soci accomandanti [12].

I soci conservano un’ampia libertà di prevedere nell’atto costitutivo sia le forme sia le cause di esclusione per giusta causa del socio che si vuole allontanare dalla compagine societaria.

note

[1] Ai sensi dell’art. 2463-bis cod. civ.; per le s.p.a. (società per capitali) è invece prevista la c.d. decadenza del socio, ai sensi dell’art. 2344 cod. civ.: “Se il socio non esegue i pagamenti dovuti, decorsi quindici giorni dalla pubblicazione di una diffida nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica, gli amministratori, se non ritengono utile promuovere azione per l’esecuzione del conferimento, offrono le azioni agli altri soci, in proporzione alla loro partecipazione, per un corrispettivo non inferiore ai conferimenti ancora dovuti. In mancanza di offerte possono far vendere le azioni a rischio e per conto del socio, a mezzo di una banca o di un intermediario autorizzato alla negoziazione in mercati regolamentati. Qualora la vendita non possa aver luogo per mancanza di compratori, gli amministratori possono dichiarare decaduto il socio, trattenendo le somme riscosse, salvo il risarcimento dei maggiori danni. Le azioni non vendute, se non possono essere rimesse in circolazione entro l’esercizio in cui fu pronunziata la decadenza del socio moroso, devono essere estinte con la corrispondente riduzione di captale. Il socio in mora nei versamenti non può esercitare il diritto di voto”; ricordiamo, inoltre, che l’art. 2454 cod. civ. prevede l’applicabilità delle norme sulle s.p.a. alle s.a.p.a (società in accomandita per azioni) e che l’art. 2456 cod. civ. tratta, nell’ambito delle s.a.p.a, della c.d. revoca degli amministratori, la quale “deve essere deliberata con la maggioranza prescritta per le deliberazioni dell’assemblea straordinaria della società per azioni”.[2] Art. 2466 cod. civ.: “Se il socio non esegue il conferimento nel termine prescritto, gli amministratori diffidano il socio moroso ad eseguirlo nel termine di trenta giorni. Decorso inutilmente questo termine gli amministratori, qualora non ritengano utile promuovere azione per l’esecuzione dei conferimenti dovuti, possono vendere agli altri soci in proporzione alla loro partecipazione la quota del socio moroso, La vendita è effettuata a rischio e pericolo del medesimo per il valore risultante dall’ultimo bilancio approvato. In mancanza di offerte per l’acquisto, se l’atto costitutivo lo consente, la quota è venduta all’incanto. Se la vendita non può aver luogo per mancanza di compratori, gli amministratori escludono il socio, trattenendo le somme riscosse. Il capitale deve essere ridotto in misura corrispondente. Il socio moroso non può partecipare alle decisioni dei soci. Le disposizioni dei precedenti commi si applicano anche nel caso in cui per qualsiasi motivo siano scadute o divengano inefficaci la polizza assicurativa o la garanzia bancaria prestata ai sensi dell’articolo 2464. Resta salva in tal caso la possibilità del socio di sostituirle con il versamento del corrispondente importo di danaro”.

[3] Art. 2473-bis cod. civ., introdotto dal Decreto legislativo 17/01/2003, n. 6: “L’atto costitutivo può prevedere specifiche ipotesi di esclusione per giusta causa del socio. In tal caso si applicano le disposizioni del precedente articolo, esclusa la possibilità del rimborso della partecipazione mediante riduzione del capitale sociale”.

[4] Trib. Trento, sent. del 04/04/2013: “È illegittima la clausola dello statuto di una società a responsabilità limitata secondo la quale può essere escluso il socio che tenga comportamenti che compromettono il corretto funzionamento della società. Il requisito della specificità è richiesto dal legislatore per inibire scelte statutarie che affidino la decisione sulla permanenza del socio all’interno della compagine sociale all’arbitrio della maggioranza (o degli amministratori) e, pertanto, non sussiste quando la clausola sia formulata in modo da lasciare ampio spazio alla discrezionalità interpretativa, essendo necessario che lo statuto tipizzi i comportamenti che costituiscono giusta causa di esclusione del socio”; Trib. Milano, decreto del 22/12/2014: “E’ inammissibile l’introduzione nello statuto di una società a responsabilità limitata di una clausola di esclusione che non predetermini in modo specifico le cause di esclusione”; Trib. Milano, pronuncia del 28/02/2014: “E’ nulla la clausola statutaria di una società a responsabilità limitata che, nel prevedere una causa di esclusione del socio, risulta priva del necessario requisito di specificità, limitandosi a fare riferimento alla clausola generale prevista ex art. 2286 c.c. in tema di inadempimento del socio alla legge e allo statuto. Così statuendo, infatti, essa finisce per risolversi in un generico richiamo ai basilari doveri del socio, che di per sé non consente di apprezzare ex ante la rilevanza – ai fini della esclusione – di una specifica condotta e lascia quindi indeterminata l’area dei comportamenti che potranno essere dalla maggioranza valutati ai fini di imporre l’exit ad un membro della compagine: così, in sostanza, disattendendo la ratio della previsione normativa”.

[5] Per le società di persone, opera l’art. 2286 cod. civ.: “L’esclusione di un socio può avere luogo per gravi inadempienze delle obbligazioni che derivano dalla legge o dal contratto sociale, nonché per l’interdizione, l’inabilitazione del socio o per la sua condanna ad una pena che importa l’interdizione, anche temporanea, dai pubblici uffici. Il socio che ha conferito nella società la propria opera o il godimento di una cosa può altresì essere escluso per la sopravvenuta inidoneità a svolgere l’opera conferita o per il perimento della cosa dovuta a causa non imputabile agli amministratori. Parimenti può essere escluso il socio che si è obbligato con il conferimento a trasferire la proprietà di una cosa, se questa è perita prima che la proprietà sia acquistata alla società”.

[6] Trib. Milano sez. VIII, pronuncia del 31/01/2006:La partecipazione dei soci alle assemblee costituisce un diritto ma anche un dovere del socio, essenziale per il regolare funzionamento della società, e ciò specialmente con riguardo all’assemblea relativa all’approvazione del bilancio, in considerazione del fatto che tale adempimento, essenziale anche in vista della divisione egli utili, è riservato ai soci dall’art. 2479 c.c.; pertanto, a fronte di compagini sociali ove uno dei soci possa paralizzare il funzionamento della società per essere titolare di una quota che impedisce all’assemblea di raggiungere i quorum deliberativi previsti dalla legge, la previsione di una causa di esclusione del socio collegata ad una assenza ingiustificata non palesa alcun motivo di illegittimità”.

[7] Art. 2288 cod. civ.: “E escluso di diritto il socio che sia dichiarato fallito. Parimenti è escluso di diritto il socio nei cui confronti un suo creditore particolare abbia ottenuto la liquidazione della quota a norma dell’articolo 2270”; ricordiamo che l’art. 2293 cod. civ. per le s.n.c. (società in nome collettivo) richiama le norme applicabili alle s.s. (società semplici).

[8] Ai sensi dell’articolo 2481-bis cod. civ.

[9] Ai sensi dell’art. 2531 cod. civ. “Il socio che non esegue in tutto o in parte il pagamento delle quote o delle azioni sottoscritte può, previa intimazione da parte degli amministratori, essere escluso a norma dell’articolo 2533”; ricordiamo, inoltre, che alle cooperative si applicano, ai sensi dell’art 2519 cod. civ., le norme sulle s.p.a. e in certi casi (attivo dello stato patrimoniale inferiore ad un milione di euro o cooperative con meno di 20 soci cooperatori) sulle s.r.l. se previsto dall’atto costitutivo, il quale deve specificare le ipotesi di esclusione dei soci.

[10] Art. 2287 cod. civ.: “L’esclusione è deliberata dalla maggioranza dei soci, non computandosi nel numero di questi il socio da escludere, ed ha effetto decorsi trenta giorni dalla data della comunicazione al socio escluso. Entro questo termine il socio escluso può fare opposizione davanti al tribunale, il quale può sospendere l’esecuzione. Se la società si compone di due soci, l’esclusione di uno di essi è pronunciata dal tribunale, su domanda dell’altro”.

[11] Art. 2533 cod. civ.: “L’esclusione del socio, oltre che nel caso indicato all’articolo 2531, può aver luogo: 1) nei casi previsti dall’atto costitutivo; 2) per gravi inadempienze delle obbligazioni che derivano dalla legge, dal contratto sociale, dal regolamento o dal rapporto mutualistico; 3) per mancanza o perdita dei requisiti previsti per la partecipazione alla società; 4) nei casi previsti dall’articolo 2286; 5) nei casi previsti dall’articolo 2288, primo comma. L’esclusione deve essere deliberata dagli amministratori o se l’atto costitutivo lo prevede, dall’assemblea. Contro la deliberazione di esclusione il socio può proporre opposizione al tribunale, nel termine di sessanta giorni dalla comunicazione. Qualora l’atto costitutivo non preveda diversamente, lo scioglimento del rapporto sociale determina anche a risoluzione dei rapporti mutualistici pendenti”.

[12] Ai sensi dell’art. 2315 cod. civ., il quale richiama le norme sulle s.n.c. (società in nome collettivo) e dunque anche l’art. 2287 cod. civ. in virtù del suindicato rinvio dell’art. 2293 cod. civ. alle norme per le s.s. (società semplici).

Autore immagine: 123rf.com 

Trib. Trento, sent. del 04/04/2013: “È illegittima la clausola dello statuto di una società a responsabilità limitata secondo la quale può essere escluso il socio che tenga comportamenti che compromettono il corretto funzionamento della società. Il requisito della specificità è richiesto dal legislatore per inibire scelte statutarie che affidino la decisione sulla permanenza del socio all’interno della compagine sociale all’arbitrio della maggioranza (o degli amministratori) e, pertanto, non sussiste quando la clausola sia formulata in modo da lasciare ampio spazio alla discrezionalità interpretativa, essendo necessario che lo statuto tipizzi i comportamenti che costituiscono giusta causa di esclusione del socio”.

Trib. Milano, decreto del 22/12/2014: “E’ inammissibile l’introduzione nello statuto di una società a responsabilità limitata di una clausola di esclusione che non predetermini in modo specifico le cause di esclusione”.

Trib. Milano, pronuncia del 28/02/2014: “E’ nulla la clausola statutaria di una società a responsabilità limitata che, nel prevedere una causa di esclusione del socio, risulta priva del necessario requisito di specificità, limitandosi a fare riferimento alla clausola generale prevista ex art. 2286 c.c. in tema di inadempimento del socio alla legge e allo statuto. Così statuendo, infatti, essa finisce per risolversi in un generico richiamo ai basilari doveri del socio, che di per sé non consente di apprezzare ex ante la rilevanza – ai fini della esclusione – di una specifica condotta e lascia quindi indeterminata l’area dei comportamenti che potranno essere dalla maggioranza valutati ai fini di imporre l’exit ad un membro della compagine: così, in sostanza, disattendendo la ratio della previsione normativa”.

Trib. Milano sez. VIII, pronuncia del 31/01/2006:La partecipazione dei soci alle assemblee costituisce un diritto ma anche un dovere del socio, essenziale per il regolare funzionamento della società, e ciò specialmente con riguardo all’assemblea relativa all’approvazione del bilancio, in considerazione del fatto che tale adempimento, essenziale anche in vista della divisione egli utili, è riservato ai soci dall’art. 2479 c.c.; pertanto, a fronte di compagini sociali ove uno dei soci possa paralizzare il funzionamento della società per essere titolare di una quota che impedisce all’assemblea di raggiungere i quorum deliberativi previsti dalla legge, la previsione di una causa di esclusione del socio collegata ad una assenza ingiustificata non palesa alcun motivo di illegittimità”.

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI