Diritto e Fisco | Articoli

Il dipendente deve leggere email e whatsapp quando è a casa?

10 Gennaio 2017


Il dipendente deve leggere email e whatsapp quando è a casa?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 Gennaio 2017



Email e messaggi whatsapp fuori dall’ufficio: è obbligatorio leggerli e rispondere quando si è a casa nel riposo dal lavoro? Esiste un dovere di essere reperibile?

 Mentre fa discutere la legge appena approvata in Francia – ed in vigore da quest’anno – che riconosce, ai lavoratori dipendenti, il diritto di non leggere email e messaggi sul telefonino inviati dal capo fuori dall’orario di lavoro, in Italia il diritto a “staccare la spina” non è stato ancora formalizzato in una legge apposita. Anche se esiste un disegno di legge sullo smart working che dovrebbe contenere il cosiddetto «diritto alla disconnessione», in verità, il principio dell’intoccabilità del riposo è già formalizzato nella Costituzione e, a ben vedere, non ci sarebbe neanche bisogno di una ulteriore norma di legge a sottolineare l’assenza di alcun obbligo di reperibilità fuori dall’orario di lavoro.

In altre parole, nel nostro Paese, le garanzie in favore del dipendente godono di una soglia di tutela già abbastanza elevata per dover ulteriormente formalizzare il divieto, nei confronti del datore di lavoro, di imporre, al dipendente, la lettura di messaggini ed email anche quando è ormai a casa o al parco giochi coi figli.

Basta email fuori dall’ufficio

Il dipendente italiano ha il diritto di non leggere email e messaggi fuori dall’orario di lavoro. In realtà, salvo si tratti di dirigente, il dipendente non è neanche tenuto a rispondere al telefono, benché si tratti di utenza aziendale. Resta fermo che ogni contratto collettivo può prevedere degli obblighi di reperibilità per determinate categorie di lavoratori. Questo principio si ricava dalle norme che regolano l’orario di lavoro e il diritto al riposo giornaliero e settimanale, norme che non prevedono alcun dovere del lavoratore al di fuori dell’ufficio.

Il legislatore, tuttavia, si è reso conto che, al di là di quello che si intuisce (pure abbastanza chiaramente) dai principi generali dell’ordinamento, il fatto che un dipendente non risponda a sms, messaggini su whatsapp, email e telefonate può essere considerato un “comportamento concludente”, ossia determinato proprio dall’esplicita volontà di “non essere seccato”. Il che potrebbe generare dissapori e contrasti con il datore di lavoro. Questo costringe, di fatto, il lavoratore a rispondere o quantomeno a leggere le comunicazioni anche fuori dall’ufficio, magari per verificare se vi sono istruzioni particolari per il successivo giorno di lavoro. Con la conseguenza che questi non stacca mai la spina.

Cosa dicono i contratti collettivi?

Cominciamo dai contratti di secondo livello. Nell’accordo quadro globale su diritti umani e diritti fondamentali del lavoro, UniCredit ha stabilito che le comunicazioni aziendali, come telefonate, chat o email e le riunioni di orientamento commerciale devono essere effettuate nel rispetto delle norme sull’orario di lavoro previste dal contratto nazionale. Findomestic, nell’ultimo accordo raggiunto con i sindacati, ha stabilito che «al di fuori dell’orario di lavoro, strettamente correlato alla mansione e alla struttura di appartenenza, viene riconosciuto il diritto alla disconnessione, ossia la possibilità dei lavoratori di non rispondere alle email e alle telefonate al di fuori del suddetto orario». Nella policy di Cattolica Assicurazioni, siglata anche dai sindacati, si va oltre e si danno anche orari precisi: «Anche nella modalità smart working il dipendente è obbligato a rispettare le norme sui riposi previsti dalla legge e, in particolare, ad effettuare almeno 11 ore consecutive ogni 24 ore e almeno 24 ore di riposo consecutive ogni 7 giorni e disconnessione dalle strumentazioni tecnologiche di lavoro. A tal fine, non è di regola previsto né richiesto lo svolgimento di attività lavorativa nella fascia compresa tra le 18.30 e le 7.45 né durante gli interi giorni di sabato e festivi». Questi momenti entrano nel cosiddetto periodo di disconnessione in cui «non è richiesto al dipendente lo svolgimento della prestazione lavorativa e, quindi, la lettura delle email, la risposta alle telefonate e agli s–ms aziendali, l’accesso e la connessione al sistema informativo aziendale. Durante il periodo di riposo e disconnessione il dipendente potrà disattivare i dispositivi utilizzati per lo svolgimento della prestazione lavorativa».

I contratti nazionali

Se nei contratti aziendali si trova ampia traccia del diritto alla disconnessione, dopo che l’argomento è stato affrontato e normato dal contratto della scuola, in questa tornata contrattuale, anche nel privato, ne sentiremo parlare molto. Prendiamo le due piattaforme rivendicative per il rinnovo del contratto nazionale che in questi giorni sono oggetto delle assemblee dei lavoratori: quella dei bancari e quella degli alimentaristi.

note

Autore immagine: 123rf com


scarica gratis il tuo contratto su misura

Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA