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Chi paga le imposte dovute dalla società estinta?

27 gennaio 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 gennaio 2017



Società estinta e debiti col fisco: responsabilità dei liquidatori, amministratori e soci.

Il Fisco può chiedere il pagamento delle imposte ai liquidatori e amministratori della società estinta se questi, con l’attività di liquidazione, hanno assegnato i beni ai soci prima di adempiere gli obblighi tributari. La legge [1] prevede, infatti, che i liquidatori dei soggetti all’imposta sul reddito delle persone giuridiche che non adempiono all’obbligo di pagare, con le attività della liquidazione, le imposte dovute per il periodo della liquidazione medesima e per quelli anteriori, rispondono in proprio del pagamento delle imposte se non provano di aver soddisfatto i crediti tributari anteriormente all’assegnazione di beni ai soci o associati, oppure di avere soddisfatto crediti di ordine superiore a quelli tributari. Tale responsabilità è commisurata all’importo dei crediti d’imposta che avrebbero trovato capienza in sede di graduazione dei crediti.

Qualora non siano stati nominati liquidatori, la responsabilità suddetta è degli amministratori in carica all’atto dello scioglimento della società. Questi ultimi sono in ogni caso responsabili qualora abbiano compiuto nel corso degli ultimi due periodi di imposta precedenti alla messa in liquidazione operazioni di liquidazione oppure abbiano occultato attività sociali anche mediante omissioni nelle scritture contabili.

Responsabilità liquidatori società estinta: quali imposte

Mentre in passato la responsabilità dei liquidatori veniva riferita in modo esclusivo e specifico all’Ires (imposta sul reddito delle società), a partire dal 2014 [2] essa è estesa a tutte le imposte dovute dalla società (dunque anche Irap, Iva ecc). Difatti, pur restando il presupposto della soggezione all’Ires (deve cioè trattarsi di liquidatori di società, tenute come tali al pagamento dell’imposta in questione), la responsabilità riguarda il mancato assolvimento di tutti gli oneri tributari. Quello che conta è che si tratti di debiti tributari già accertati al momento della liquidazione, sicché i liquidatori rispondono in proprio del pagamento delle imposte se non provano di aver soddisfatto i crediti tributari anteriormente all’assegnazione di beni ai soci o associati o di avere soddisfatto crediti di ordine superiore a quelli tributari.

L’estensione della responsabilità a tutte le imposte e non più solo all’Ires si desume, non solo da un’interpretazione letterale della norma che parla genericamente di “imposte dovute”, ma anche dal fatto che la legge [3] prevede espressamente che la norma relativa alla responsabilità dei liquidatori si applichi non soltanto alle imposte sui redditi ma a tutti i tipi di imposte (per esempio IVA).

Un’ulteriore conferma di tale interpretazione proviene poi proprio dall’Agenzia delle Entrate che, nel fornire chiarimenti sul punto [4], ha affermato: «In sostanza, laddove i liquidatori non riescano a dimostrare di aver assolto tutti gli oneri tributari, comprese le ritenute dei lavoratori dipendenti, prima dell’assegnazione dei beni ai soci, ovvero di non aver estinto con precedenza crediti di rango inferiore in danno di quelli tributari, gli stessi rispondono in proprio del versamento dei tributi dovuti dalla società estinta, nei limiti dei crediti di imposta che avrebbero trovato capienza in sede di graduazione dei crediti […]».

E ancora più chiaramente: «In particolare, viene eliminato il riferimento, ivi previsto, all’art. 36 del citato d.P.R. n. 602 del 1973, avente ad oggetto la responsabilità e gli obblighi degli amministratori, dei liquidatori e dei soci dei soggetti IRES per le imposte dovute per il periodo della liquidazione e per quelli anteriori, con la conseguenza che il regime di responsabilità avrà ad oggetto tutte le imposte e non più solo le imposte dirette».

Responsabilità dei liquidatori: onere della prova

A fronte di un’azione da parte del Fisco, ricade sui liquidatori la prova di aver adempiuto gli obblighi tributari.

Dunque l’ufficio fiscale può limitarsi ad affermare l’esistenza di oneri tributari della società non assolti, mentre ai liquidatori o amministratori spetta dimostrare di non di aver pagato tali oneri anteriormente all’assegnazione di beni ai soci o associati o di avere soddisfatto crediti di ordine superiore a quelli tributari.

In caso di mancata prova, il Fisco potrà far valere la responsabilità diretta automaticamente prevista dalla legge e pretendere dai liquidatori o amministratori il pagamento delle imposte dovute dalla società estinta.

Si ricorda che il Fisco può pretendere il pagamento delle imposte da parte dei liquidatori, amministratori o soci della società estinta entro il termine di decadenza di cinque anni dalla data di richiesta di cancellazione della società dal registro delle imprese [5].

Società estinta e debiti tributari: quando pagano i soci

I soci sono responsabili del pagamento delle imposte dovute dalla società qualora abbiano ricevuto, nel corso degli ultimi due periodi di imposta precedenti alla messa in liquidazione della società, denaro o altri beni sociali in assegnazione dagli amministratori o abbiano avuto in assegnazione beni sociali dai liquidatori durante il tempo della liquidazione.

I soci rispondono nei limiti del valore del denaro e/o dei beni ricevuti, salvo le maggiori responsabilità stabilite dal codice civile.

Il valore del denaro e dei beni sociali ricevuti in assegnazione si presume proporzionalmente equivalente alla quota di capitale detenuta dal socio, salva la prova contraria.

note

[1] Art. 36 DPR 602/1973 come modificato dal D. Lgs. n. 175/2014.

[2] Art. 28 D. Lgs. n. 175/2014.

[3] Art. 19 del D.Lgs. 46/1999.

[4] Agenzia delle Entrate, circolare n. 31/E del 30.12.2014.

[5] Art. 28, c. 4, D. Lgs. n. 175/2014: “Ai soli fini della validità e dell’efficacia degli atti di liquidazione, accertamento, contenzioso e riscossione dei tributi e contributi, sanzioni e interessi, l’estinzione della società di cui all’articolo 2495 del codice civile ha effetto trascorsi cinque anni dalla richiesta di cancellazione del Registro delle Imprese”.

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