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Lo sai che? Cosa rischio se mio marito o mia moglie ha debiti?

Lo sai che? Pubblicato il 30 gennaio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 30 gennaio 2017

La possibilità, per il creditore, di rifarsi sui beni del coniuge diverso da quello che ha contratto il debito dipende dal regime patrimoniale, separazione o comunione dei beni.

Sono molto frequenti i casi in cui un imprenditore, nell’esercizio della sua attività commerciale, o un qualsiasi lavoratore contraggano dei debiti, le cui conseguenze ricadono, poi, sul coniuge, costretto, suo malgrado, a far fronte a un pignoramento.

Proprio per questo, attualmente, all’atto del matrimonio, si tiene conto della possibilità dei rischi del futuro e, per evitare pignoramenti per i debiti contratti dal marito o dalla moglie, si opta per la separazione dei beni o si decide di costituire un fondo patrimoniale in cui inserire la casa (anche se la sua utilità in tal senso non è più quella di una volta: leggi Abolito di fatto il fondo patrimoniale). Ma, allora, il pignoramento per debiti del coniuge dipende dal tipo di regime patrimoniale scelto? Sicuramente sì.

Debiti del coniuge: separazione dei beni e pignoramento

Se si sceglie il regime patrimoniale della separazione dei beni, i debiti di uno dei due coniugi non si trasferiscono sull’altro e il creditore potrà aggredire solo chi sia il suo effettivo debitore. Di conseguenza, se non trova nulla, non gli resta altra possibilità se non quella di rinunciare a tutte le sue pretese, lasciando in pace il coniuge “innocente”.

Stesso discorso per i debiti con il fisco, anche in caso di reato di evasione fiscale. Ad esempio, se la casa è intestata alla moglie e a contrarre i debiti (ad esempio, quelli emergenti da un accertamento Iva) è stato il marito, il fisco non può pignorare la prima.

Discorso diverso per quanto riguarda le imposte dirette, per le quali, in caso di dichiarazione dei redditi congiunta, sono responsabili entrambi i coniugi in solido anche per il pagamento dell’imposta, soprattasse, pene pecuniarie e interessi iscritti a ruolo a nome del marito; ciò significa che gli immobili di proprietà della moglie sono a rischio.

Relativamente al pignoramento mobiliare (arredi, gioielli e quant’altro si trova in casa), il fisco può pignorare i beni del parente che lo ospita, in quanto si presume che essi siano in comproprietà. E questo discorso vale, in particolare, se chi ospita il debitore è un parente entro il terzo grado (genitore, figlio, fratello o sorella, nonno, zio, nipote), a meno che non dimostri la proprietà dei beni mobili pignorati nella casa del debitore ma solo con atto pubblico o scrittura privata di data certa anteriore all’epoca in cui è sorto il presupposto dell’iscrizione a ruolo.

Debiti del coniuge: comunione dei beni e pignoramento

Nel caso di marito e moglie in comunione dei beni, il creditore può pignorare la casa in comproprietà fino a massimo il 50%.

Per il pignoramento dello stipendio, si pensi a Tizio che abbia dei debiti: la moglie Caia teme il pignoramento del 50% del proprio stipendio. I proventi dell’attività separata di ciascuno dei coniugi rientrano nella comunione legale ma non entrano immediatamente in comunione. Tuttavia, se marito e moglie si separano (quindi al momento dello scioglimento della comunione) vanno divisi, sempre che non siano stati consumati. Tradotto significa che il creditore di Tizio non può pignorare lo stipendio di Caia, dato che è momentaneamente escluso dalla comunione.

La regola generale di riferimento è che i beni che rientrano nella comunione possono essere pignorati dal creditore di uno dei due sposi solo se si tratta di un debito contratto per il mantenimento della famiglia, per l’istruzione e l’educazione dei figli o, più in generale, nell’interesse della famiglia. Solo se tali beni non bastano, i creditori possono rivalersi, in via sussidiaria, fino al 50% del credito, sui beni personali di ciascuno dei due coniugi, escluso lo stipendio.

Se si tratta di un debito personale – cioè contratto o dal marito o dalla moglie o avente ad oggetto un bene personale o contratto dopo il matrimonio per il compimento di atti eccedenti l’ordinaria amministrazione senza il necessario consenso del coniuge – il creditore, in prima battuta, può pignorare solo i beni personali del coniuge che ha contratto l’obbligazione. Solo se essi sono insufficienti e, quindi, in via sussidiaria, se non trova nulla, potrà rifarsi sulla quota in comunione.


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4 Commenti

  1. Buongiorno,
    e nel caso che si sia in separazione dei beni ma la casa è di proprietà al 50% tra i coniugi e sulla casa esiste un mutuo…come si comporta il creditore (Agenzia delle Entrate o Fisco o qualsiasi creditore)?

    Grazie

  2. io e mia moglie siamo in comunione dei beni e abbiamo tutto cointestato (casa e conto corrente), cosa succede se uno dei due viene condannato al pagamento di debito personale (dal creditore o dal tribunale) ? è preferibile eseguire preventivamente la separazione dei beni oppure inutile in quanto i beni sono cointestati ?
    altra domanda, in comunione dei beni, una eredità di un solo coniuge viene considerata condivisa ?

  3. Gentilissimi dottori, Mia moglie ha contratto debiti per luce e gas, bollette scadute, è nulla tenente, cosa farà il gestore creditore nei suoi confronti? Grazie e buon Lavoro e Santa giornata.

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