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Bilocale troppo affollato: rischio controlli?

14 Gen 2017


Bilocale troppo affollato: rischio controlli?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 Gen 2017



In un bilocale convivono e hanno la residenza molte persone: date le ridotte dimensioni dell’immobile e il numero elevato di abitanti, l’Agenzia delle Entrate potrebbe fare un controllo?

Il caso sottoposto alla nostra attenzione riguarda Tizia che acquista un piccolo bilocale, intestandolo ai due figli minori. A questi ultimi, per godere dei vantaggi fiscali, trasferisce la residenza nell’immobile acquistato. Volendo locare il bilocale, Tizia vi trasferisce anche lei la residenza. Se i conduttori portassero anch’essi la residenza nell’appartamento (così da avere due nuclei familiari distinti) si creerebbe una situazione di convivenza di vari residenti. Il dubbio di Tizia è se le ridotte dimensioni del bilocale, a fronte del numero di persone che teoricamente ci abiterebbero, potrebbero essere causa di verifica da parte dell’Agenzia delle Entrate.

Allo stato, l’Agenzia delle Entrate non effettua questa tipologia di controlli, limitandosi a verificare, tramite l’anagrafe tributaria, almeno la sussistenza del requisito dello spostamento della residenza. È evidente che la situazione prospettata nell’ipotesi esaminata è un caso limite, date le ridotte dimensioni dell’immobile: allo stato, tuttavia, è difficilmente ipotizzabile questa tipologia di controllo.

Un problema, invece, potrebbe sussistere in ordine alla verifica della residenza da parte dei vigili urbani al momento della richiesta fatta al Comune, in quanto l’ente, su segnalazione dei vigili, durante l’accesso, potrebbe rigettare la richiesta di cambio di residenza, anche perché nello stesso appartamento si troverebbero ad abitare due nuclei familiari distinti, con problematiche e criticità anche in ordine alla tassa sui rifiuti (la cosiddetta Tari). Alcuni Comuni prevedono che quando nell’abitazione nella quale si intenda effettuare il trasferimento sia residente altra persona o altro nucleo familiare, deve essere sottoscritta una dichiarazione di consenso anche da tale persona o da un componente maggiorenne di tale famiglia, allegando copia del documento di identità dell’ospitante. A tal fine, appare consigliabile specificare nel contratto di locazione che il locatore si riserva l’uso esclusivo di una stanza dell’appartamento così da giustificare al Comune la coabitazione di due diversi nuclei familiari, pur evidenziando come potrebbe effettivamente sussistere nel nostro caso la possibilità che il Comune non proceda con il cambio di residenza a seguito della relazione dei vigili urbani.

Con riferimento alla possibilità di affittare la casa acquistata con l’agevolazione la legge non prevede la perdita dei benefici concessi, a condizione che siano rispettati i requisiti richiesti:

  • non si deve trattare di una casa di lusso,
  • il proprietario deve essere residente o svolgere il proprio lavoro nello stesso comune dove è situata l’abitazione acquistata. È importante evidenziare come la norma richieda il trasferimento nel Comune dove è ubicata l’abitazione, ma non necessariamente all’indirizzo dell’abitazione, ben potendo la parte continuare a risiedere presso altro indirizzo purché ubicato nello stesso Comune ove è situato l’immobile acquistato con la prima casa.

Si perdono le agevolazioni:

  • se l’abitazione viene venduta prima di 5 anni dall’acquisto a meno che non si acquisti altra abitazione entro un anno;
  • nei casi di falsa dichiarazione all’atto dell’acquisto o di mancato cambio di residenza entro i termini fissati dalla legge.

Una volta acquistata la casa si è liberi di destinare la stessa all’uso di abitazione principale o ad uso di terzi, stipulando – ad esempio – un contratto di locazione. In quest’ultimo caso, pur continuando a mantenere i benefici sull’acquisto della prima casa, si perde la possibilità di detrarre gli interessi sul mutuo e le agevolazioni Imu.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Paolo Florio


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