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Lo sai che? Misure per agevolare l’accesso al credito delle pmi

Lo sai che? Pubblicato il 14 gennaio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 14 gennaio 2017

Ho rateizzato i debiti erariali e con i fornitori. Posso chiedere un finanziamento, canalizzando sulla banca che me lo concede i proventi mensili della mia impresa?

L’accesso al credito bancario è subordinato alle regole che ciascun istituto di credito autonomamente stabilisce.

Occorre, perciò, contrattare con il singolo istituto per verificare se ed a quali condizioni la banca prescelta acconsente ad aprire una linea di credito all’impresa.

Usualmente le banche predispongono particolari linee di credito per le piccole e medie imprese (pmi) che vanno analizzate per verificarne la convenienza da un lato e le condizioni dall’altro (in materia di garanzie personali o reali che sono chieste in cambio).

L’esistenza in bilancio di passività per le quali, come il lettore riferisce, sono in corso piani di rateizzazione (per i debiti con il fisco e con i fornitori) non costituisce un ostacolo di per sé insuperabile per l’ottenimento di finanziamenti anche in considerazione della contropartita egli potrebbe offrire (cioè incanalare, verso l’istituto che volesse concedergli il credito, tutti i ricavi aziendali previsti i quali, se adeguatamente dimostrati, costituiscono indice di salute aziendale se accompagnati da uno stato comunque solido dal punto di vista patrimoniale e finanziario).

Per agevolare l’accesso al credito delle piccole e medie imprese esiste la possibilità, qualora l’istituto di credito decida di concedere credito all’impresa del lettore, di attivare il Fondo di Garanzia istituito presso il ministero dello Sviluppo Economico. Esso:

1) è destinato alle piccole e medie imprese e ai professionisti di ogni settore per qualunque operazione finanziaria nell’ambito dell’attività imprenditoriale e il suo intervento, assistito dalla garanzia dello Stato, consente di abbattere il rischio sull’importo garantito fino a 2,5 milioni di euro, facilitando così l’accesso al credito;

2) offre, in sostanza, sostegno alle piccole e medie imprese italiane attraverso la concessione di una garanzia pubblica a fronte di finanziamenti elargiti dalle banche. Rivolgendosi al Fondo di Garanzia l’impresa non ha un contributo in denaro, ma ha la concreta possibilità di ottenere finanziamenti senza garanzie aggiuntive (e, quindi, senza ulteriori costi di fideiussioni o polizze assicurative) sugli importi garantiti dal Fondo. L’impresa che necessiti di un finanziamento finalizzato all’attività di impresa, può chiedere alla banca di garantire l’operazione con la garanzia pubblica, l’attivazione della quale è sostanzialmente a rischio zero per la banca che, in caso di insolvenza dell’impresa, verrebbe risarcita dal Fondo e, in caso di eventuale esaurimento di fondi di quest’ultimo, dallo Stato.

È bene ribadire che il Fondo di Garanzia non interviene nel rapporto banca-impresa e, quindi, i tassi di interesse, le condizioni di rimborso del prestito ed eventuali richieste di garanzie aggiuntive sulla parte non coperta dal Fondo ed ogni altra regolamentazione del prestito ottenuto dalla banca sono stabiliti attraverso la libera contrattazione tra banche e imprese;

3) interviene garantendo operazioni di finanziamento, ma anche di consolidamento di passività a breve termine (con banche diverse da quelle che siano già creditrici delle imprese garantite dal Fondo) e anticipazioni concesse alle imprese a fronte di crediti verso la Pubblica Amministrazione che siano certificati.

Il Fondo di Garanzia rappresenta il principale strumento di finanza agevolata esistente in Italia e il suo intervento andrà proposto alla banca in sede di trattative per ottenere il finanziamento ambito. Sul sito www.fondidigaranzia.it sono disponibili tutte le ulteriori informazioni di dettaglio in ordine alle possibilità di attivazione del Fondo e delle garanzie che esso concede.

Se, invece, l’impresa necessitasse di sostegni per finanziamenti già in corso, l’Abi (Associazione Bancaria Italiana) ha sottoscritto il 31 marzo 2015 con le Associazioni di rappresentanza delle imprese l’Accordo per il credito 2015 (che sarà in vigore fino al 31.12.2017), che prevede le seguenti tre iniziative in favore delle piccole e medie imprese:

  1. per le cosiddette imprese in ripresa, sono previste sospensioni e allungamento dei finanziamenti;
  2. per le cosiddette imprese in sviluppo, sono previsti finanziamenti dei progetti imprenditoriali di investimento ed il rafforzamento della struttura patrimoniale;
  3. nell’ambito dei rapporti tra imprese e Pubblica Amministrazione, sono previsti strumenti di smobilizzo dei crediti vantati dalle imprese nei confronti della Pubblica amministrazione.

Possono beneficiare delle operazioni previste dall’Accordo per il credito 2015, tutte le piccole e medie imprese operanti in Italia, comprese quelle che presentino alcune difficoltà finanziarie, a condizione che, al momento di presentazione della domanda, non abbiano posizioni debitorie classificate dalla banca come “sofferenze”, “inadempienze probabili” o esposizioni scadute e/o sconfinanti da oltre 90 giorni (imprese “in bonis”). La possibilità di attivare con la banca l’Accordo per il credito dipende innanzitutto dall’adesione della banca a tale accordo e dal rispetto delle condizioni sopra indicate e meglio specificate nell’Accordo (sul sito dell’Abi – www.abi.it – si trova l’elenco delle banche aderenti, il testo dell’accordo per il credito, il modulo per la richiesta dei benefici.)

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Angelo Forte

 


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