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Caporalato: si va in carcere per sfruttamento del lavoratore

7 novembre 2016


Caporalato: si va in carcere per sfruttamento del lavoratore

> Business Pubblicato il 7 novembre 2016



Entrata in vigore la legge contro il caporalato: ecco come funziona e chi tutela, quali sono le sanzioni amministrative e penali previste.

Lo scorso 3 novembre è entrata in vigore la legge contro il caporalato [1]. La legge contiene disposizioni in materia di contrasto ai fenomeni del lavoro nero, di sfruttamento del lavoro in agricoltura e di riallineamento retributivo nel settore agricolo.

Ecco cosa prevede.

Legge contro il caporalato: sanzioni aspre

Nel caso in cui si determini un’illecita intermediazione di lavoro e dunque un caso di sfruttamento del lavoratore, “salvo che il fatto costituisca più grave reato”, l’illecito può essere punito con la reclusione da uno a sei anni. Al periodo di reclusione si aggiunge una multa da 500 a 1.000 euro per ciascun lavoratore reclutato.

Se i fatti sono commessi mediante violenza o minaccia, si applica la pena della reclusione da cinque a otto anni e la multa da 1.000 a 2.000 euro per ciascun lavoratore reclutato.

Quando si configura il caporalato?

Si configura come “caporalato” la condizione per la quale qualcuno recluti manodopera allo scopo di destinarla al lavoro presso terzi in condizioni di sfruttamento, approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori;

Ma si verifica caporalato anche nel caso in cui il soggetto incriminato utilizzi, assuma o impieghi manodopera, anche mediante l’attività di intermediazione, sottoponendo i lavoratori a condizioni di sfruttamento ed approfittando del loro stato di bisogno.

Quando si determina lo “sfruttamento” nel caso del caporalato?

Perchè si configuri una condizione di “sfruttamento“, la legge contro il caporalato prevede il sussistere di una delle condizioni di seguito elencate:

  • reiterata corresponsione di retribuzioni in modo palesemente difforme dai contratti collettivi nazionali o territoriali stipulati dalle organizzazioni sindacali piu’ rappresentative a livello nazionale, o comunque sproporzionato rispetto alla quantità e qualità del lavoro prestato;
  • reiterata violazione della normativa relativa all’orario di lavoro, ai periodi di riposo, al riposo settimanale, all’aspettativa obbligatoria, alle ferie;
  • sussistenza di violazioni delle norme in materia di sicurezza e igiene nei luoghi di lavoro;
  • sottoposizione del lavoratore a condizioni di lavoro, a metodi di sorveglianza o a situazioni alloggiative degradanti.

note

[1] L. 199/2016 del 29.10.2016, in G.U. n. 257 del 3.11.2016.

Autore Immagine: Pixabay.com


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