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Colloqui di lavoro: 10 domande che non potrebbero farti

7 Novembre 2016


Colloqui di lavoro: 10 domande che non potrebbero farti

> Business Pubblicato il 7 Novembre 2016



Colloqui in vista? Quali domande non possono farti? Ecco la lista delle dieci domande più frequenti alle quali potresti rifiutarti di rispondere

Ci sono alcune domande che ai colloqui di lavoro non possono essere effettuate. Sono domande che generalmente riguardano la privacy del candidato o che in ogni caso non dovrebbero poter determinare la scelta da parte del datore di lavoro.

Vi diamo allora la lista delle domande “scorrette” più frequenti, e qualche suggerimento per rispondere in maniera da non perdere la possibilità di impiego.

Domande “illecite” al colloquio di lavoro

Ecco la lista delle 10 domande illecite più frequenti al colloquio di lavoro:

  1. Sei sposato/a?
  2. Hai bambini? Se sì, come pensi di gestirli?
  3. Sei mai stato arrestato/a?
  4. Quali festività segui?
  5. Da quale nazione provieni?
  6. Hai debiti?
  7. Bevi alcol?
  8. Quando è stata l’ultima volta che hai fatto uso di droghe illegali?
  9. Da quanto tempo lavori?
  10. Sei disabile? Hai mai sofferto di disabilità?

In tutti questi casi si configurano domande che riguardano la sfera personale del candidato, il cui fine ultimo è trovare il modo di capire che tipo di comportamento avrà il candidato nel futuro, in particolare rispetto alla famiglia e alla gestione del tempo, ma anche rispetto alle capacità di performance elevata anche fuori dai tempi canonici di lavoro.

Perchè sono domande “illecite” ad un colloquio?

L’illiceità della domanda sta nella discriminazione che essa genera. Non si può ad esempio discriminare nella scelta in ragione della presenza o meno di una disabilità e tantomeno richiedere al candidato di dichiarare apertamente una propria difficoltà personale. Ma la richiesta non può essere effettuata neanche per vie traverse (come nel caso della richiesta se si sia sposati, volta a capire se ci sono gravidanze in arrivo o nel prossimo futuro, o quella relativa alle festività seguite, volta in realtà a comprendere il tipo di religione che il candidato segue).

Ci sono poi alcune domande che non sono “illecite” in generale, ma solo se riferite a lavori per i quali la competenza richiesta non esige una conoscenza di quelle informazioni. È ad esempio certamente rilevante per una ditta di trasporti sapere se un candidato ha fatto uso di alcol o di droghe da poco, lo è molto meno per una ditta di consulenza. Resta in entrambi i casi la questione privacy aperta, di conseguenza sebbene non sia consigliabile mentire in fase di colloquio, il candidato sarà prevedibilmente portato a farlo qualora capisca che una risposta veritiera potrebbe minare alla sua posizione in graduatoria.

Come rispondere alle domande “illecite” in un colloquio di lavoro?

Il nostro consiglio, qualora capiti di ricevere domande di questo genere, è evitare cortesemente di rispondere facendo notare che la cosa non è attinente al lavoro per il quale ci si candida, ma al contempo aprendosi al dialogo, specificando ad esempio che se la ragione della domanda è conoscere la disponibilità al lavoro di domenica (nel caso delle festività, ad esempio) allora la risposta è che siamo, o non siamo, disponibili. Bypassare cioè la risposta diretta, cercando di intuire quali siano le vere ragioni della richiesta. Questo dimostrerà capacità di analisi e permetterà all’interlocutore di farsi un’idea positiva di voi.

Un altro consiglio che ci sentiamo di darvi, specie in tempi in cui la disoccupazione over 50 è un problema sempre più frequente, riguarda la valorizzazione della propria esperienza. La domanda “da quanto lavora” è una delle più insidiose perchè nasconde l’intenzione di indagare sull’età del candidato e sulla capacità operativa che quel candidato ha attraverso le nuove tecnologie.

Mentire sull’età, tanto più che è scritta chiaramente sul vostro CV – non ha ovviamente senso. È invece opportuno valorizzare l’esperienza che voi avrete, in alcuni casi un’esperienza che potrebbe essere ancora  maggiore rispetto a chi vi fa il colloquio. Nel fare questo dovrete stare attenti a non risultare “scortesi” e inadeguati, se finiste per trasmettere a chi dovrebbe selezionarvi l’idea che ne sappiate molto più di lui, questo sarebbe controproducente.


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