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Si può nominare erede il proprio cane o gatto?

15 gennaio 2017


Si può nominare erede il proprio cane o gatto?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 gennaio 2017



Un testamento può nominare un soggetto che si prenda cura dell’animale, riconoscendogli la proprietà di una somma di denaro da destinare all’assistenza del cane o del gatto.

L’idea di lasciare il proprio patrimonio in eredità al proprio cane o gatto non può non richiamare le scene del famoso lungometraggio della Disney «Gli Aristogatti». Ma è possibile, per la legge italiana, che una persona nomini, all’interno del proprio testamento, un animale da compagnia come erede di uno o più beni? Un gesto nobile sicuramente, specie per la persona anziana, rimasta ormai sola, che deve al cane o al gatto la felicità degli ultimi suoi giorni; «eredità» potrebbe significare anche solo un piccolo gruzzoletto in banca in modo che qualcuno si prendi cura dell’animale e lo mantenga fino alla morte.

In verità, in Italia – come in diversi altri Paesi del mondo – non si può nominare erede il proprio cane o gatto: questo perché gli animali non sono considerati delle persone e, come tali, non hanno la capacità giuridica. Addirittura una recente sentenza della Cassazione, nel dichiarare la possibilità di sequestro del cane, ha definito il quadrupede al pari di una normale «cosa».

Senza la cosiddetta capacità giuridica non è possibile né ottenere donazioni, né beni in eredità. Questa capacità si acquista con la nascita, ma ciò vale solo per le persone fisiche e determinate persone giuridiche. Non invece per le cose o per gli animali.

Come fare per garantire un futuro al proprio animale?

In realtà c’è un metodo per garantire, al proprio cane o gatto, un futuro: è necessario nominare, all’interno del proprio testamento, un soggetto o una associazione che si prenda cura dell’animale, dietro riconoscimento di un compenso o di una parte del patrimonio del defunto. Un esempio potrebbe essere quello di una vecchietta che lasci alla nipotina una parte del proprio conto corrente affinché la destini all’assistenza del gatto di famiglia. In questo caso si dice che viene nominato un esecutore testamentario che si preoccuperà di verificare che le somme indicate dal defunto siano effettivamente usate per il benessere del cane o del gatto.

Il testatore potrebbe nominare un’associazione come custode dell’animale, individuando altresì una persona che si accerti periodicamente che detta associazione compia il proprio dovere e utilizzi i soldi elargitigli per la cura dell’animale. Se i fondi vengono distratti per altri scopi, tale soggetto può revocare all’associazione l’assegnazione del patrimonio del defunto.

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