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Lo sai che? Come contestare un avviso di accertamento

Lo sai che? Pubblicato il 4 febbraio 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 4 febbraio 2017

Ho ricevuto 2 avvisi di accertamento per Ici non pagata: nel primo la data di notifica è stata falsificata, mentre ho impugnato il secondo nel merito senza ricevere risposta. Cosa posso fare?

La nostra lettrice ci informa di aver presentato un’istanza di sgravio, direttamente all’Agenzia della Riscossione [1], al fine di ottenere l’annullamento dell’avviso di accertamento prescritto e conseguentemente, della successiva ingiunzione di pagamento. È stata sicuramente una buona idea. E questo perché, a prescindere dalla fondatezza o meno dell’eccezione, se l’Agenzia di Riscossione non dovesse rispondere all’istanza entro il termine di 220 giorni decadrebbe dalla possibilità di recuperare le somme vantate a credito, poiché le cartelle esattoriali e i relativi ruoli verrebbero per legge annullati di diritto. In più, la proposizione dell’istanza è molto utile in quanto sospende immediatamente ogni iniziativa finalizzata alla riscossione delle somme iscritte a ruolo o affidate, quali azioni cautelari (iscrizioni ipotecarie o fermi amministrativi) e azioni esecutive (pignoramenti).

Purtroppo, queste istanze sono delle richieste denominate in “autotutela” in quanto il contribuente  (o un suo rappresentante) rileva all’amministrazione procedente la presenza di errori formali e/o sostanziali nelle pretese di pagamento al fine di convincere la stessa Pubblica Amministrazione, verificato l’errore,  ad intervenire, tramite un proprio atto, con la revoca delle cartelle contestate. Poiché l’autotutela è per l’Amministrazione una facoltà discrezionale, la presentazione di un’istanza non sospende i termini per la presentazione del ricorso al giudice tributario. Questo significa che, in caso di risposta negativa all’istanza proveniente dall’Agenzia di Riscossione, lo spirare dei termini di 60 giorni per ricorrere alla Commissione Tributaria Provinciale potrebbe provocare la fine di ogni possibilità di contestare le cartelle esattoriali.

Per la cartella regolarmente e tempestivamente notificata, la lettrice potrà sempre contestare l’intervenuta prescrizione eccependo la mancata ricezione delle cartelle di pagamento e, con ciò, onerando l’Agenzia di Riscossione, che si costituirà, di provare la regolarità delle notifiche. Potrà, ad esempio, eccepire la mancanza di delega del funzionario addetto alla firma delle cartelle che si contestano in quanto il “firmatario” (la persona fisica cui è imputabile l’atto) deve avere la qualifica dirigenziale richiesta dalla legge e deve essere il capo dell’ufficio o suo delegato. Potrà, inoltre, eccepire con l’omessa notifica delle cartelle la violazione della norma di legge secondo la quale la notifica sia fatta entro il quinto anno successivo a quello in cui la violazione è stata commessa e, entro gli stessi termini, debbono essere resi esecutivi i ruoli che irrogano le sanzioni. Insomma, ci sono i modi per contestare le cartelle (per ulteriore approfondimento si legga Cartella di pagamento: come contestarla?).

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Salvatore Cirilla 

note

[1] Ai sensi e per gli effetti dell’art. 1, co. da 537 a 544, l. n.228 del 24.12.2012 (legge di stabilità 2013).

[2] Art. 20, co. 1, d. lgs. n. 472 del 18.12.1997.


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