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Quando vado in pensione?

15 Gennaio 2019 | Autore:


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Come calcolare la data della pensione con le nuove regole: pensione anticipata, quota 100, pensione di vecchiaia, Ape, opzione donna e altre deroghe.

La legge Fornero resiste, ma i severi requisiti previsti per ottenere la pensione sono stati alleggeriti dai numerosi interventi attuati negli ultimi anni: l’Ape sociale, l’opzione donna e la pensione anticipata dei lavoratori precoci, ad esempio, offrono la possibilità di anticipare in modo significativo l’uscita dal lavoro, in alcuni casi con un  “sovrapprezzo”, ossia il taglio dell’assegno spettante.

A questi interventi se ne aggiungono di nuovi, più incisivi e meno penalizzanti, grazie al decreto in materia di reddito di cittadinanza e pensioni: si tratta della pensione quota 100, che può essere ottenuta con 62 anni di età e 38 di contributi, e del blocco dei requisiti per la pensione anticipata ordinaria.

Senza dimenticare gli strumenti che consentono di raggiungere prima il pensionamento sommando i contributi accreditati in gestioni diverse, come il cumulo e la totalizzazione.

Le tipologie di pensione sono molto numerose, così come le agevolazioni nell’uscita dal lavoro. Se, dunque, ti stai chiedendo «Quando vado in pensione?», devi sapere che non esiste un’unica risposta a questa domanda, ma sono necessarie accurate valutazioni, caso per caso, per scegliere il tipo di pensionamento più idoneo alla propria situazione.

Per rispondere alla domanda, vediamo come si calcolano i requisiti per andare in pensione, come sapere qual il trattamento accessibile con le tempistiche più brevi e quali sono vantaggi e svantaggi nell’utilizzo delle deroghe.

Calcolo dei requisiti per la pensione

A seconda della tipologia di pensione (anticipata, di vecchiaia, etc.), per raggiungerla sono stabiliti differenti requisiti, che possono riguardare sia l’età, che gli anni di contributi; in alcuni casi è richiesta anche la maturazione di un assegno minimo.

Per quanto riguarda il calcolo dell’età pensionabile, è necessario fare riferimento alle tabelle riportate in questa guida, che segnano l’età per le varie tipologie di pensione prevista per ogni anno, in base agli incrementi periodici legati all’aumento della speranza di vita.

È invece più complesso il calcolo dei contributi posseduti, in quanto, nell’estratto conto dell’Inps, la contribuzione è solitamente indicata in settimane, ma a volte anche in mesi o in giorni, a seconda della gestione alla quale appartiene il dipendente (se vuoi saperne di più: Estratto conto Inps, che cos’è e come leggerlo).

Per capire quanti anni di contributi si possiedono, bisogna dunque considerare che, nella generalità delle gestioni previdenziali amministrate dall’Inps:

  • 1 anno corrisponde a 52 settimane;
  • 1 mese corrisponde a 4,333 settimane;
  • 1 giornata corrisponde a 0,19259 settimane.

I periodi di contribuzione appartenenti a diverse gestioni possono essere sommati:

In caso contrario, i contributi di ogni gestione devono essere considerati separatamente, per verificare il diritto ad un’autonoma pensione, o a un’eventuale pensione supplementare o supplemento di pensione (per approfondire: pensione supplementare, supplemento della pensione, ricalcolo e ricostituzione della pensione).

Calcolo della pensione

Per quanto concerne il calcolo della pensione, ricordiamo che questo è effettuato:

  • col sistema retributivo sino al 31 dicembre 2011, poi contributivo, per chi possiede più di 18 anni di contributi al 31/12/1995; il sistema retributivo si basa sugli ultimi stipendi o redditi posseduti dal lavoratore e sulle settimane di contributi versate sino al 1992 (per la quota A) e dal 1993 al 2011 (per la quota B); vi sono differenze col sistema di calcolo reddituale, previsto per i lavoratori iscritti alle gestioni artigiani e commercianti;
  • col sistema retributivo sino al 31 dicembre 1995, poi col sistema contributivo (il cosiddetto sistema di calcolo misto), per chi possiede meno di 18 anni di contributi al 31/12/1995;
  • col sistema interamente contributivo, per chi non ha contributi precedenti al 1996 o per chi utilizza l’opzione donna, l’opzione contributiva Dini o il computo nella Gestione separata; il sistema contributivo si basa sui contributi effettivamente accreditati e non sulla media delle ultime retribuzioni.

Coloro a cui spetta il calcolo interamente contributivo, o che scelgono il computo nella Gestione Separata, hanno diritto, a determinate condizioni, a requisiti più leggeri per accedere alla pensione anticipata (64 anni di età con 20 anni di contributi) ed a quella di vecchiaia (71 anni di età, ma con soli 5 anni di contributi). Chi utilizza l’opzione donna ha diritto alla pensione con 58 o 59 anni di età e 35 anni di contributi (se i requisiti sono maturati entro il 31 dicembre 2018).

Per maggiori approfondimenti sul calcolo della pensione, vi invitiamo a leggere il nostro vademecum: come calcolare l’assegno di pensione.

Pensione di vecchiaia

Per ottenere la pensione di vecchiaia, è necessario possedere un determinato requisito anagrafico, assieme ad almeno 20 anni di contributi (15 anni per chi rientra nella Deroga Amato o nell’Opzione Contributiva Dini); l’assegno di pensione, inoltre, non deve risultare inferiore a 1,5 volte l’assegno sociale (cioè a 686,99euro).

Vediamo, nella tabella, i requisiti d’età necessari, anno per anno:

  • 2016: 66 anni e 7 mesi per gli uomini e le dipendenti pubbliche, 66 anni e 1 mese per le lavoratrici autonome, 65 anni e 7 mesi per le dipendenti;
  • 2017: 66 anni e 7 mesi per gli uomini e le dipendenti pubbliche, 66 anni e 1 mese per le lavoratrici autonome, 65 anni e 7 mesi per le dipendenti;
  • 2018: 66 anni e 7 mesi per tutti;
  • 2019: 67 anni;
  • 2020: 67 anni;
  • 2021: 67 e 3 mesi;
  • 2022: 67 e 3 mesi;
  • 2023: 67 e 6 mesi;
  • 2024: 67 e 6 mesi;
  • 2025: 67 e 9 mesi;
  • 2026: 67 e 9 mesi;
  • 2027: 68 anni;
  • 2028: 68 anni;
  • 2029: 68 e 2 mesi;
  • 2030: 68 e 2 mesi;
  • 2031: 68 e 4 mesi;
  • 2032: 68 e 4 mesi;
  • 2033: 68 e 6 mesi;
  • 2034: 68 e 6 mesi;
  • 2035: 68 e 8 mesi;
  • 2036: 68 e 8 mesi;
  • 2037: 68 e 10 mesi;
  • 2038: 68 e 10 mesi;
  • 2039: 69 anni;
  • 2040: 69 anni;
  • 2041: 69 e 2 mesi;
  • 2042: 69 e 2 mesi;
  • 2043: 69 e 4 mesi;
  • 2044: 69 e 4 mesi;
  • 2045: 69 e 6 mesi.

I requisiti, successivamente a tale data, aumentano sempre di 2 mesi ogni biennio; gli adeguamenti automatici, però, potrebbero variare nel caso in cui l’aspettativa di vita riscontrata dall’Istat sia differente da quella prevista.

I requisiti per la pensione di vecchiaia sono bloccati a 66 anni e 7 mesi per gli addetti ai lavori gravosi con almeno 30 anni di contributi.

Pensione di vecchiaia con l’Ape

Se si decide di utilizzare l’Ape, il nuovo anticipo pensionistico introdotto dalla Legge di bilancio 2017 e prorogato sino al 31 dicembre 2019, si può anticipare la pensione di vecchiaia sino a un massimo di 3 anni e 7 mesi, se si possiedono 20 anni di contributi, con un minimo di 63 anni di età.

Sarà così possibile pensionarsi a 63 anni sino al 2018, ed a 63 anni e 5 mesi nel 2019.

Bisogna però ricordare che l’Ape comporta delle penalizzazioni sulla futura pensione, in quanto il trattamento è erogato grazie a un prestito bancario, che va restituito. Non subiscono penalizzazioni soltanto coloro che beneficiano dell’Ape sociale, interamente a carico dello Stato sino a 1.500 euro mensili; inoltre, subiscono tagli minori i lavoratori in esubero, per i quali parte dell’Ape è pagata dall’azienda e i lavoratori che possono beneficiare di una rendita integrativa anticipata.

Per approfondimenti, si veda: Ape, come si calcola l’anticipo pensionistico.

Pensione di vecchiaia contributiva

Chi ha diritto al calcolo interamente contributivo del trattamento, ha diritto alla pensione di vecchiaia con soli 5 anni di contributi, ma con i seguenti requisiti di età:

  • nel triennio 2016-2018, 70 anni e 7 mesi;
  • nel 2019-2020, 71 anni;
  • nel 2021-2022, 71 anni e 3 mesi.

I requisiti continuano, poi, ad aumentare di 3 mesi ogni biennio, e di 2 mesi ogni biennio dal 2029.

Per approfondire: Pensione di vecchiaia con 5 anni di contributi.

Pensione di vecchiaia con l’Ape sociale

L’Ape sociale ha un funzionamento molto simile all’Ape volontario, in quanto consente di anticipare la pensione di vecchiaia sino a 3 anni e 7 mesi: il costo dell’anticipo pensionistico, però, è a carico dello Stato, e l’importo dell’assegno è uguale a quello della futura pensione, con un massimo di 1500 euro mensili.

Le categorie beneficiarie dell’Ape sociale sono le stesse che possono fruire della pensione anticipata precoci, con l’aggiunta dei lavoratori a termine disoccupati (lavoratori disoccupati il cui rapporto di lavoro è cessato a seguito di un contratto a termine, se hanno alle spalle almeno 18 mesi di contratti negli ultimi 3 anni), senza gli addetti ai lavori usuranti.

Disoccupati, caregiver e invalidi dal 74% ottengono l’anticipo con almeno 30 anni di contributi, mentre per gli addetti ai lavori gravosi ne occorrono 36. Le donne hanno diritto a una riduzione del requisito contributivo di un anno per ogni figlio, sino a un massimo di 2 anni.

L’Ape sociale sarà prorogata al 2019: potranno cioè richiederla coloro che maturano i requisiti utili sino al 31 dicembre 2019.

Pensione anticipata

La pensione anticipata, al contrario della pensione di vecchiaia, è basata solo sui contributi accantonati, e non richiede un requisito minimo d’età: la Legge di bilancio 2017 ha infatti abolito la penalizzazione pari all’1% annuo, per ogni anno dal 60° al 62°, e pari al 2%, per ogni anno sotto il 60°.

In base alle previsioni contenute nel decreto pensioni, il requisito per la pensione anticipata, per gli iscritti alle gestioni amministrate dall’Inps, non aumenterà e resterà fermo:

  • a 42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini;
  • a 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne.

Sono però previste delle finestre pari a 3 mesi, dalla data di maturazione dei requisiti per la pensione a quella della liquidazione del trattamento.

Il decreto, però, fa riferimento agli iscritti alle gestioni Inps. Se ne deduce che, per chi ottiene la pensione anticipata attraverso il cumulo, se iscritto alle casse professionali, i requisiti per il pensionamento dovrebbero aumentare come inizialmente previsto dalla legge Fornero, in base agli adeguamenti alla speranza di vita.

Vediamo ora quanti sarebbero gli anni di contributi necessari a maturare il trattamento con il cumulo, a seconda della data di uscita dal lavoro, per gli uomini iscritti a una cassa professionale:

  • 2017: 42 anni e 10 mesi;
  • 2018: 42 anni e 10 mesi;
  • 2019: 43 anni e 3 mesi;
  • 2020: 43 anni e 3 mesi;
  • 2021: 43 anni e 6 mesi;
  • 2022: 43 anni e 6 mesi;
  • 2023: 43 anni e 9 mesi;
  • 2024: 43 anni e 9 mesi;
  • 2025: 44 anni;
  • 2026: 44 anni;
  • 2027: 44 anni e 3 mesi;
  • 2028: 44 anni e 3 mesi;
  • 2029: 44 anni e 5 mesi;
  • 2030: 44 anni e 5 mesi;
  • 2031: 44 anni e 7 mesi;
  • 2032: 44 anni e 7 mesi;
  • 2033: 44 anni e 9 mesi;
  • 2034: 44 anni e 9 mesi;
  • 2035: 44 anni e 11 mesi;
  • 2036: 44 anni e 11 mesi;
  • 2037: 45 anni e 1 mese;
  • 2038: 45 anni e 1 mese;
  • 2039: 45 anni e 3 mesi;
  • 2040: 45 anni e 3 mesi;
  • 2041: 45 anni e 5 mesi;
  • 2042: 45 anni e 5 mesi;
  • 2043: 45 anni e 7 mesi;
  • 2044: 45 anni e 7 mesi;
  • 2045: 45 anni e 9 mesi;
  • 2046: 45 anni e 9 mesi;
  • 2047: 45 anni e 11 mesi;
  • 2048: 45 anni e 11 mesi;
  • 2049: 46 anni e 1 mese;

I requisiti per la pensione anticipata delle donne prevedono lo sconto di un anno, rispetto agli uomini:

  • 2017: 41 anni e 10 mesi;
  • 2018: 41 anni e 10 mesi;
  • 2019: 42 anni e 3 mesi;
  • 2020: 42 anni e 3 mesi;
  • 2021: 42 anni e 6 mesi;
  • 2022: 42 anni e 6 mesi;
  • 2023: 42 anni e 9 mesi;
  • 2024: 42 anni e 9 mesi;
  • 2025: 43 anni;
  • 2026: 43 anni;
  • 2027: 43 anni e 3 mesi;
  • 2028: 43 anni e 3 mesi;
  • 2029: 43 anni e 5 mesi;
  • 2030: 43 anni e 5 mesi;
  • 2031: 43 anni e 7 mesi;
  • 2032: 43 anni e 7 mesi;
  • 2033: 43 anni e 9 mesi;
  • 2034: 43 anni e 9 mesi;
  • 2035: 43 anni e 11 mesi;
  • 2036: 43 anni e 11 mesi;
  • 2037: 44 anni e 1 mese;
  • 2038: 44 anni e 1 mese;
  • 2039: 44 anni e 3 mesi;
  • 2040: 44 anni e 3 mesi;
  • 2041: 44 anni e 5 mesi;
  • 2042: 44 anni e 5 mesi;
  • 2043: 44 anni e 7 mesi;
  • 2044: 44 anni e 7 mesi;
  • 2045: 44 anni e 9 mesi;
  • 2046: 44 anni e 9 mesi;
  • 2047: 44 anni e 11 mesi;
  • 2048: 44 anni e 11 mesi;
  • 2049: 45 anni e 1 mese;
  • 2050: 45 anni e 1 mese.

Bisogna comunque considerare, come già detto in merito all’età pensionabile, che gli adeguamenti automatici potrebbero variare, al variare dell’aspettativa di vita. Inoltre, dovrà essere chiarito se i requisiti effettivamente aumenteranno, per i beneficiari del cumulo iscritti alle casse professionali.

Pensione anticipata quota 41

La pensione anticipata può anche essere ottenuta con 41 anni di contributi, se:

  • l’interessato è un lavoratore dipendente o autonomo, iscritto all’Assicurazione generale obbligatoria (Ago, che comprende il fondo pensione lavoratori dipendenti e le gestioni speciali dei lavoratori autonomi) e alle sue forme sostitutive ed esclusive (ad esempio fondo elettrici, telefonici…);
  • con almeno 12 mesi di contributi per periodi di lavoro effettivo svolti prima del compimento del 19° anno di età.

Il lavoratore, inoltre, per ottenere il beneficio deve trovarsi in una delle seguenti condizioni:

  • essere disoccupato per cessazione del rapporto di lavoro a seguito di licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale, senza percepire da almeno tre mesi la prestazione per la disoccupazione spettante;
  • essere lavoratore dipendente, o autonomo, che assiste al momento della richiesta e da almeno 6 mesi, il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap grave; possono accedere alla misura, dal 2018, anche coloro che assistono un disabile portatore di handicap grave convivente, familiare entro il 2° grado, qualora i suoi genitori o il coniuge abbiano compiuto 70 anni, oppure siano anch’essi affetti da patologie invalidanti o siano deceduti;
  • essere lavoratore dipendente o autonomo con una riduzione della capacità lavorativa, accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile, superiore o uguale al 74%;
  • essere lavoratore dipendente addetto a lavori usuranti, o che svolge da almeno 6 anni in via continuativa una delle seguenti attività:
    • operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici;
    • conduttori di gru o di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni;
    • conciatori di pelli e di pellicce;
    • conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante;
    • conduttori di mezzi pesanti e camion;
    • personale delle professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni;
    • addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza;
    • insegnanti della scuola dell’infanzia e educatori degli asili nido;
    • facchini, addetti allo spostamento merci ed assimilati;
    • personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia;
    • operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti;
    • operai siderurgici di prima e seconda fusione;
    • lavoratori del vetro addetti a lavori ad alte temperature fuori dal perimetro dei lavori usuranti;
    • operai dell’agricoltura, della zootecnia e pesca;
    • marittimi imbarcati a bordo e personale viaggiante dei trasporti marini ed acque interne;
    • pescatori della pesca costiera, in acque interne, in alto mare dipendenti o soci di cooperative.

Per approfondire: Pensione anticipata precoci.

Pensione anticipata contributiva

Chi non possiede contributi al 31 dicembre 1995 può optare per la pensione anticipata contributiva: per ottenere il trattamento, nel 2019, sono sufficienti 64 anni di età, unitamente al possesso di 20 anni di contributi, e di un assegno superiore a 2,8 volte l’assegno sociale.

Vediamo, nella tabella, i requisiti anagrafici necessari al trattamento, in base all’anno di nascita:

Anno di pensionamento
Requisito d’età
Raggiungimento del requisito al 31 dicembre se il

soggetto è nato

entro il
2016
63 anni e 7 mesi 01-giu-53
2017
63 anni e 7 mesi 01-giu-54
2018
63 anni e 7 mesi 01-giu-55
2019
64 anni 01-gen-56
2020
64 anni 01-gen-57
2021
64 anni e 3 mesi 01-ott-57
2022
64 anni e 3 mesi 01-ott-58
2023
64 anni e 6 mesi 01-lug-59
2024
64 anni e 6 mesi 01-lug-60
2025
64 anni e 9 mesi 01-apr-61
2026
64 anni e 9 mesi 01-apr-62
2027
65 anni 01-gen-63
2028
65 anni 01-gen-64
2029
65 anni e 2 mesi 01-nov-64
2030
65 anni e 2 mesi 01-nov-65
2031
65 anni e 4 mesi 01-sett-66
2032
65 anni e 4 mesi 01-sett-67
2033
65 anni e 6 mesi 01-lug-68
2034
65 anni e 6 mesi 01-lug-69
2035
65 anni e 8 mesi 01-mag-70
2036
65 anni e 8 mesi 01-mag-71
2037
65 anni e 10 mesi 01-mar-72
2038
65 anni e 10 mesi 01-mar-73
2039
66 anni 01-gen-74
2040
66 anni 01-gen-75
2041
66 anni e 2 mesi 01-nov-75
2042
66 anni e 2 mesi 01-nov-76
2043
66 anni e 4 mesi 01-sett-77
2044
66 anni e 4 mesi 01-sett-78
2045
66 anni e 6 mesi 01-lug-79
2046
66 anni e 6 mesi 01-lug-80
2047
66 anni e 8 mesi 01-mag-81
2048
66 anni e 8 mesi 01-mag-82
2049
66 anni e 10 mesi 01-mar-83
2050
66 anni e 10 mesi 01-mar-84

Anche in questo caso gli adeguamenti automatici potrebbero variare, al variare dell’aspettativa di vita.

Pensione anticipata quota 100

Oltre alle tipologie di pensione anticipata e di vecchiaia elencate, sono state introdotte dal 2019 delle nuove pensioni agevolate: una di queste è la cosiddetta pensione quota 100. La pensione anticipata quota 100, operativa da aprile 2019, prevede la possibilità di uscire dal lavoro quando la quota, cioè la somma di età e contribuzione posseduta, è pari a 100. In base a quanto indicato nel pacchetto previdenza, però, non tutti coloro la cui quota è pari a 100 potranno pensionarsi con questo trattamento, ma potrà uscire dal lavoro solo chi possiede un requisito di età minimo pari a 62 anni ed una contribuzione minima pari a 38 anni.

La pensione anticipata quota 100 può essere ottenuta col cumulo dei contributi, cioè sommando i versamenti accreditati in casse diverse, ad esclusione delle casse professionali.

Con la pensione quota 100 saranno reintrodotte le finestre di attesa, e non sarà permesso lavorare sino all’età pensionabile (67 anni dal 2019), o meglio cumulare redditi da lavoro col reddito derivante dalla pensione. Per approfondire: Quota 100 con finestre fisse.

Altre deroghe ai requisiti per la pensione

Sono previsti requisiti più leggeri per la pensione nelle seguenti ipotesi:

  • totalizzazione: bastano 66 anni di età (per tutti), con 20 anni di contributi e una finestra di attesa di 18 mesi, per la pensione di vecchiaia, o 41 anni di contributi e una finestra di 21 mesi, per la pensione di anzianità;
  • opzione donna: in attesa di ulteriori proroghe, l’opzione è fruibile da chi matura almeno 35 anni di contributi e 57 anni e 7 mesi di età (58 e 7 mesi se lavoratrice autonoma), entro il 31 luglio 2016; si applica una finestra di attesa di 12 mesi per le dipendenti e di 18 mesi per le autonome; l’opzione comporta il calcolo interamente contributivo della pensione;
  • proroga opzione donna: con la proroga, si possono pensionare le nate sino al 31 dicembre 1959 (31 dicembre 1958 se autonome), che hanno maturato 35 anni di contributi entro il 31 dicembre 2018;
  • lavori usuranti e notturni: per i lavoratori che hanno effettuato turni notturni, o attività particolarmente faticose e pesanti, sono previsti dei requisiti ridotti per la pensione, calcolati in base alle quote (per saperne di più: pensione anticipata per gli addetti a lavori usuranti e notturni); i requisiti sono bloccati sino al 2026.

Non bisogna, infine, dimenticare il principio di cristallizzazione dei requisiti: in base a tale principio, chi matura i requisiti utili alla pensione ha diritto a collocarsi a riposo quando preferisce, anche se successivamente la legge cambia. Grazie alla previsione, confermata anche da una nota circolare Inps [1], chi ha maturato i requisiti precedenti alla Legge Fornero entro il 31 dicembre 2011 può pensionarsi, quando vuole, con le vecchie regole.

note

[1] Inps Circ. n.16/2013.


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5 Commenti

  1. X chi ha 20 di contributi disoccupata da 9 anni eta 57 che opzione vi è x andare in pensione. Grazie

    1. Con 20 anni di contributi si dovrebbe attendere, purtroppo, l’età per la pensione di vecchiaia, pari attualmente a 67 anni…O almeno i 63 anni per richiedere l’Ape volontario, ma non si sa se sarà prorogato dopo il 2019.

  2. Sapete una cosa? Un lavoratore che supera i 60 anni e a farlo lavorare, per un azienda diventa un costo notevole . Vi ricordo che un dipende che percepisce uno stipendio di circa € 1.250,000 mensile costa all’impresa circa € 34.000,00. ( quest’ Italia e’ una schifezza)…. Dimenticavo, il lavoratore non ha mangiato ne prima e nemmeno quando andrà in pensione mentre i politici si e come…. Mandiamoli tutti a ffffff…culo….

  3. Buona sera, sono nata il 28 nov, 1954con 11 anni di contributi quandò vado in pensione?

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