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Come ridurre le tasse da versare con F24

15 Gennaio 2017


Come ridurre le tasse da versare con F24

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 Gennaio 2017



Risparmiare in modo consistente il pagamento delle imposte che paghi con F24, tra cui anche le cartelle esattoriali; attraverso il contratto di accollo del debito fiscale sembra possibile risparmiare sulle tasse.

 

Si sta diffondendo un nuovo servizio offerto da alcuni studi che consente di ridurre di circa il 20%-30% le tasse da versare con F24: un risparmio per tutti i contribuenti. Considerato l’evidente vantaggio è lecito chiedersi se sia possibile, se l’Agenzia delle Entrate sia a conoscenza di tale pratica e se può dar luogo a contestazioni. Cerchiamo allora di dare qualche risposta e spiegare di cosa si tratta.

 

 

Il contratto di accollo di debito

Un contribuente (un professionista o una impresa) titolare di crediti fiscali dichiara di volersi fare carico (cosiddetto «contratto di accollo») del debito di un altro contribuente (professionista o impresa) e procede al pagamento, al posto di questi, del suo modello F24. Nel fare ciò, tuttavia, utilizza in compensazione i propri crediti fiscali verso lo Stato e pertanto non versa alcuna somma, richiedendo al contribuente a cui ha pagato le imposte, il rimborso dell’80% di quello pagato. Per garantire l’operazione del contribuente che paga l’80% delle imposte, nel contratto di accollo, viene previsto generalmente che il pagamento avviene solo dopo che il contribuente riceve la quietanza di pagamento del proprio F24.

Qual è il vantaggio del contribuente che si carica un debito altrui?

Ma perché accollarsi debiti di un altro? La convenienza può sussistere per quei soggetti che vantano crediti particolarmente consistenti nei confronti dell’Agenzia delle Entrate e hanno difficoltà a riscuoterli a causa dei tempi estremamente lunghi (anche 4 o 5 anni) dei rimborsi fiscali. In questo modo chi ha un credito fiscale (ad esempio € 100.000), paga il debito di un altro il quale gli restituisce solo l’80%: in tal modo, chi ha effettuato il versamento, è vero che, a fronte di un pagamento di 100 (non con denaro, ma usando il proprio credito d’imposta), riceve un rimborso (dal privato) solo di 80, ma riesce ad ottenere subito tali somme. Diversamente, lo Stato gliele pagherebbe dopo molti anni. Dall’altro lato, il contribuente che sfrutta tale opportunità riesce a risparmiare circa il 20% delle tasse che avrebbe dovuto pagare con F24.

È lecita questa operazione?

Sotto un profilo strettamente giuridico il contratto di accollo di debito non sembra presentare criticità. L’operazione è stata riconosciuta come lecita dalla Cassazione [1] prima dell’entrata in vigore dello Statuto dei Diritti del Contribuente [2]. Con l’introduzione dello Statuto è stato poi inserito uno specifico articolo [3] che prevede espressamente la possibilità dell’accollo del debito d’imposta altrui purché senza liberazione del contribuente originario.

Potrebbero, tuttavia, esistere concreti rischi che l’operazione, soprattutto se fatta su larga scala ed in modo professionale, possa essere riqualificata e considerata un sorta di abuso del diritto, con conseguente disconoscimento di ogni vantaggio fiscale.

Che ne pensa l’Agenzia delle Entrate e soprattutto cosa ci rimette lo Stato?

Trattandosi di un’operazione che si sta diffondendo, solo recentemente, non siamo a conoscenza di note ufficiali dell’Agenzia delle Entrate, che sarebbe opportuno si pronunci presto sulla questione.

In verità, con questa operazione lo Stato non subisce alcun danno, poiché si libera più velocemente dei rimborsi d’imposta, anche se, sotto un profilo finanziario, incassa nel breve meno somme per via delle compensazioni. L’operazione, in realtà, concretizza una valida soluzione alle inefficienze della nostra pubblica amministrazione che non è capace (forse perché per ragioni di finanza pubblica non vuole) di erogare i rimborsi d’imposta in tempi brevi, come avviene in qualsiasi paese civile.

Pur, tuttavia, riteniamo per diverse motivazioni che tale operazione debba essere disciplinata e direttamente controllata dall’Agenzia delle Entrate, anche al fine di evitare abusi nelle compensazioni e/o utilizzi solo da parte di alcuni contribuenti (quelli di maggiori dimensioni) che hanno la capacità di comprendere e gestire tali operazioni, tenuto conto anche del fatto che piccoli crediti fiscali possono facilmente essere già compensati dallo stesso contribuente.

Sussistono poi altri dubbi sull’effettiva utilizzabilità dell’istituto: il cassetto fiscale segnala un avvenuto pagamento di imposta ma non è detto che il pagamento non possa essere accertato anche successivamente ai due anni per indebita contestazione.

Ecco perché, prima di un effettivo chiarimento dell’Agenzia delle Entrate, un po’ di prudenza è necessaria.

note

[1] Cass. sent. n. 3608 del 28.3.1995

[2] Legge 212/2000 Prov. Agenzia delle Entrate n. 22585 del 17.2.2015

[3] Art. 8, comma 2, della Legge 212/2000.

Autore immagine: 123rf com


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